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400 mila litri di cherosene nel Cantera
di Giuseppe Solarino

Timori dopo lo sversamento avvenuto venerdì scorso da un oleodotto che collega gli stabilimenti Isab Nord e Sisal. Il carburante prima nel fiume, poi è fluito nel mare antistante Augusta. Cause in via di accertamento

Tags: Augusta, Inquinamento



AUGUSTA (SR) - Lo sversamento di cherosene nel torrente Cantera che si è verificato lo scorso venerdì da un oleodotto interrato, nel territorio di Augusta vicino agli scavi archeologici di Megara Iblea, sta destando non poche preoccupazioni per un possibile danno ambientale. L’oleodotto interessato dalla fuoriuscita di idrocarburi porta il liquido dallo stabilimento dell’Isab Nord a quello della Sasol e fiancheggia una delle due sponde del torrente Cantera, nel tratto prospiciente la centrale elettrica dell’Enel Tifeo.

Si calcola che si siano sversati oltre 400 mila litri di cherosene nel fiume che poi sono fluiti a mare. In seguito allo sversamento sono stati avvertiti dagli abitanti di Priolo, Melilli e della zona nord di Siracusa cattivi odori. Non appena ci si è resi conto del problema è intervenuta la Capitaneria di Porto di Augusta ed una ditta per la bonifica delle aree interessate dall’inquinamento che hanno posto a mare delle panne galleggianti per contenere, lungo la foce del fiume, l’espandersi ad un’area sempre più estesa della sostanza inquinante. I tecnici dell’Arpa di Siracusa si stanno occupando delle analisi dei campioni prelevati sia a mare che dal terreno circostante il punto in cui si è verificata la fuoriuscita del cherosene.
Allo stato attuale risultano contaminati sia il terreno vicino all’oleodotto, per uno strato di ben 20 centimetri, ed anche il corso d’acqua.

Giacinto Franco vice-presidente dell’Associazione AugustAmbiente, in merito all’incidente ha dichiarato che “questo preoccupante avvenimento è sicuramente attribuibile alla rottura di un oleodotto per vetustà, scarsa manutenzione e controlli. Questo incidente, registratosi a poca distanza da dove dovrebbe sorgere il rigassificatore di Melilli, voluto dai sindacati e dalla maggior parte dei nostri amministratori e politici, rappresenta ancora una volta la non idoneità del sito all’installazione di detto impianto, con i suoi tre immensi serbatoi di metano liquido (450.000 m3), per ovvi motivi di sicurezza dovuti a possibili effetti domino con impianti e stoccaggi estremamente infiammabili e pericolosi”.

Sempre Franco sostiene che “il cherosene viene inviato molto probabilmente dalla Isab alla Sasol per essere in quest’ultima società deparaffinato. Quest’ultimo processo viene effettuato per sottrarre le paraffine contenute nel cherosene tal quale per abbassarne il punto di congelamento, al fine di poterlo impiegare come combustibile, anche a temperature molto basse ma sempre allo stato liquido negli aerei a reazione che volano ad alte quote”.

Enzo Parisi, vice-presidente di Legambiente Sicilia ha affermato che si tratta di: “di uno dei più rilevanti inquinamenti degli ultimi anni nel nostro Paese. Benché siamo certi che la magistratura e gli enti pubblici di controllo accerteranno presto le cause ed individueranno e perseguiranno le responsabilità dell’ennesimo incidente industriale, dobbiamo chiedere a tutte le amministrazioni competenti di non trascurare la valutazione che l’ingente sversamento di combustibile produce sulla già fin troppo compromessa situazione dell’ambiente di questa zona. Il rapporto finale (9 maggio 2008) redatto dalla Commissione per la valutazione dello Studio di Sicurezza Integrato di Area (SSIA) Priolo Gargallo, Augusta e Melilli individua, proprio nel sistema di trasporto delle sostanze pericolose in tubazione, uno dei fattori di rischio più rilevanti e formula numerose raccomandazioni ai gestori industriali ed alle Amministrazioni. A seguito di questo ultimo episodio riteniamo indispensabile sollecitare il riscontro dell’adeguamento puntuale a tali raccomandazioni e chiedere un nuovo ed approfondito sopralluogo della Commissione. A tutela del preziosissimo patrimonio storico, archeologico e naturale si chiede la rimozione di tutti quegli oleodotti - in esercizio o dismessi - che attraversano le aree archeologiche di Megara Iblea e di Thapsos con la bonifica dei suoli interessati”.
Legambiente rende noto che si costituirà parte civile nei confronti dei responsabili.

Articolo pubblicato il 12 giugno 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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La barriera di panne galleggianti posta alla foce del fiume Cantera per evitare che il cherosene si diffonda in mare (gs)
La barriera di panne galleggianti posta alla foce del fiume Cantera per evitare che il cherosene si diffonda in mare (gs)


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