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Quotidiano di Sicilia

Sicilia sempre più lontana dall’Italia
di Chiara Saturnino

Il significato del titolo del 33° Report Curella “La secessione è già nei fatti” nell’introduzione di Pietro Busetta. I sistemi di aiuto alle imprese al centro dell’attenzione per consolidare l’apparato produttivo

Tags: Crisi, Impresa, Finanziaria



PALERMO - “La secessione è già nei fatti” è il titolo del nuovo report Curella presentato martedi e di cui già sull’edizione di ieri abbiamo fornito alcune prime informazioni. In questa sede vogliamo approfondire cosa si intende con il titolo “La secessione è già nei fatti”.
Con queste parole Pietro Busetta, presidente della fondazione Curella, centro ricerche economiche, apre il XXXIII report sull’analisi dell’economia siciliana. Parole giustificate dal fatto che, a 150 anni dall’unità politica, quella economica si allontana sempre più. Un Sud al centro del dibattito politico, sempre destinatario di ingenti risorse economiche, ma solo a parole, quello presentato dal documento. “Poi in realtà – si legge – sempre messo in coda”. Così la secessione diventa non solo una provocazione, ma anche un campanello d’allarme.
“Certamente nessuno pensa che veramente si arriverà alla secessione – afferma Busetta - ma se qualcuno comincia a pensare che per una realtà povera come il sud, alla fine possa diventare conveniente, vuol dire che abbiamo superato ogni limite di tollerabilità”. Appare evidente allora, la necessità di un cambiamento.

Nell’economia siciliana, caratterizzata dalla spesso menzionata fragilità strutturale, una risposta sembra essere arrivata dai sistemi di aiuto alle imprese, al centro di un recente e ampiamente discusso riordino legislativo. La legge regionale n.23 del 2008 è nata in quest’ottica, con lo scopo di consolidare e potenziare l’apparato produttivo siciliano maggiormente competitivo sul mercato. Dei finanziamenti possono usufruire micro, piccole o medie imprese che hanno operato negli ultimi tre anni, iscritte nel registro delle imprese, e quelle dei servizi, costituite sotto forma di società regolari, e non sottoposte a procedure concorsuali né ad amministrazione controllata.

Diverse le voci di spese a cui possono essere destinati i fondi: dalle progettazioni ingegneristiche agli immobili, dai macchinari ai programmi informatici, fino ad arrivare ai brevetti. Diversi anche i settori ammessi a finanziamento: dall’attività di estrazione di minerali, lavorazione e conservazione del pesce, produzione oli, industrie tessili, industrie di bevande, abbigliamento, industria del legno, di produzione di prodotti farmaceutici, fabbricazione computer ed altre apparecchiature, recupero materiali, ricerca scientifica e sviluppo. Dal 2007 al 2013 sarà inoltre possibile attivare interventi nell’ambito di aree di insediamento artigianali, regimi di aiuto e azioni pubbliche a supporto della ricerca e innovazione, azioni e regimi di aiuto a supporto della competitività e dell’internazionalizzazione, sostegno all’accesso dei crediti.

Anche con il ddl n. 250 approvato dall’Assemblea regionale il 30/04/2009 (Legge Finanziaria Regione Siciliana2009) sono stati licenziati gli artt. 16 e 68 che prevedono, rispettivamente, finanziamenti in favore delle imprese agricole per la formazione di scorte e finanziamenti in favore delle imprese di trasporto merci.
La programmazione regionale prevede inoltre, all’interno del Piano operativo Fesr 2007-2013 una serie di obiettivi specifici e di collegate linee di intervento a sostegno del sistema produttivo artigianale.
Infine è stato approvato dall’Assemblea in questi giorni  il disegno di legge n. 119 riguardante gli aiuti alle imprese.
 

 
 
 “Il disagio è scoppiato tra la gente – afferma Busetta nel documento introduttivo al Report - E la politica si è attivata. Il minacciato Partito del Sud, al di là di cavalcare l’onda da parte di alcuni, in realtà nasce da uno stato di malcontento sempre più manifesto, dovuto ad una situazione che non mostra vie d’uscita ma solo vie di fuga. Come il numero di coloro che abbandonano la nostra realtà per trasferirsi in quelle più ricche. A150 anni dall’unità politica quella economica si allontana ogni anno di più. In molti vogliono far ricadere la responsabilità di tale stato sulle spalle dei meridionali, piagnoni e sempre con il cappello in mano, che eleggono una classe dirigente inadeguata, che non sanno utilizzare le risorse di cui madre natura li ha dotati in maniera eccellente. “Adesso Berlusconi, di fronte a tali movimenti – continua Busetta – sembra si voglia mobilitare. Ma sembra che si stia verificando quello che raccontava una vecchia serva di paese alla baronessa, dove prestava servizio, di un pranzo al quale aveva servito di una nobile casata siciliana: Scruscio di bicchieri e piatti assai, di manciari picca, grande quantità di servizi di piatti e bicchieri, ma di cibo poco. Quello che ormai accade con il mezzogiorno dall’unità d’Italia”. E così della secessione, sebbene appaia ormai un’ipotesi lontana, si legge: “Forse è così che si gestisce il Paese, meglio la secessione, chiu scuru e mezzanotte non può fare”

Articolo pubblicato il 30 luglio 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Pietro Busetta
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