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Quotidiano di Sicilia

Andare al voto subito. Tutto il resto è fumo
di Giovanna Naccari

Forum con Santi Formica, vice presidente vicario dell’Ars

Tags: Santi Formica, Ars



Da qui a fine legislatura quali leggi può approvare il Parlamento? 
“La mia esperienza di parlamentare regionale dal 1996, che mi ha fatto acquisire una profonda conoscenza della macchina organizzativa e politica, mi fa ritenere che ormai non si possa fare più nulla. Non ci sono risorse nel bilancio regionale e non si possono votare leggi che necessitano di una copertura finanziaria. E non si possono votare neanche leggi che non prevedono un impegno di spesa, perché si corre il rischio di approvare una legge omnibus che contiene, in un momento pre-elettorale, tutto e il contrario di tutto, secondo le intenzioni del deputato che cerca consensi. Questa condizione può determinare l’impugnamento delle norme da parte del commissario dello Stato e l’esposizione del Parlamento regionale ad una bruttissima figura. Ritengo che l’unica iniziativa legislativa che potevamo portare avanti era quella della legge-voto sulla stabilizzazione dei precari e del pieno coinvolgimento del Parlamento nazionale su questo tema. Lo abbiamo fatto e speriamo di trovare una soluzione con le deroghe al patto di stabilità. L’unica cosa vera, seria ed immediata che invece bisogna fare è anticipare il voto. Subito. A settembre. Tutto il resto è fumo. Si continua a perdere tempo con una serie di iniziative, ma non ci si rende conto del disastro in cui si trova la Sicilia”.

Perché andare subito al voto?
“Dobbiamo riequilibrare a livello centrale i rapporti finanziari e lo dobbiamo fare nel momento giusto. Dobbiamo votare a settembre per avere un nuovo governo legittimato dal popolo, non importa chi vince, che a ottobre vada a sedersi a Roma, al tavolo del governo nazionale, per trattare una serie di questioni siciliane nel momento in cui l’esecutivo lavora alla Finanziaria. Se non riusciamo a incidere su temi come il lavoro, il federalismo, durante la stesura della legge di stabilità nazionale, se non riusciamo in quei momenti a difendere le prerogative nostre del bilancio e del riassestamento con i trasferimenti dello Stato, rischiamo di non avere neanche il bilancio 2013. Rischiamo al punto che in Sicilia non si pagheranno gli stipendi della gente. Lo dico da due anni”.

Qual è la situazione attuale?
“Abbiamo problemi gravissimi, manca la copertura finanziaria per i forestali ed è impensabile accendere un altro mutuo con la crisi drammatica dei conti regionali. Dobbiamo trovare una soluzione per i lavoratori precari. Per non parlare dei fondi europei che non si spendono e che rischiamo di perdere. La Sicilia ha un’economia che soffre per problemi atavici e mancati investimenti. Per lo sviluppo del Sud Italia non ci sono mai stati investimenti. La Germania, per unificare l’Est e recuperare una fetta di Nazione, 27 milioni di persone che partivano dal nulla, in soli tre anni ha investito 1.400 miliardi di euro, quasi quanto l’intero debito pubblico italiano. Dalla Cassa del Mezzogiorno, dal 1950 ad oggi, abbiamo avuto investimenti per circa 350 miliardi. Mi chiedo come si sarebbe potuto sviluppare il Mezzogiorno. In questa condizione, per quanto riguarda la Sicilia, la politica si è adeguata sostituendo la mancanza di lavoro con prebende. E ora, da un lato la Sicilia non ha le infrastrutture per mancanza di investimenti per l’intero Meridione e, dall’altro, non ha i soldi da investire perché li ha utilizzati per dare uno stipendio a tutti ed ovviare alla mancanza di lavoro. Poiché lo sviluppo di un territorio non può avvenire senza investimenti e senza soldi, occorre un nuovo governo che alzi la voce”.
 
Cosa potrebbe chiedere a Roma il nuovo governo regionale, qualora si votasse a settembre? 
“A Roma il nuovo governo dovrà battere i pugni sul tavolo per ottenere ciò che spetta alla Sicilia, cosa che in questi anni non è stato fatto. Perché, nel momento in cui il governo centrale ci tagliava 1 miliardo 300 milioni di euro di trasferimenti, dalla Capitale non abbiamo avuto le compensazioni dovute per il federalismo fiscale. Sappiamo che non c’è un euro in cassa e sappiamo anche che non possiamo mandare a casa i lavoratori precari dopo 25 anni di servizio perché il nostro pil scenderebbe a zero. E siccome i precari sono stati stabilizzati in varie parti d’Italia, il governo nazionale si assuma un minimo di responsabilità e compia azioni, così come ha fatto con gli statali in esubero che sono stati trasferiti ai comuni. Roma ci dia soluzioni per potere preparare il bilancio 2013, per potere trovare risorse per lo sviluppo, per gli investimenti e per i forestali”.

Da una parte le dimissioni annunciate del presidente della Regione, dall’altro la mozione di sfiducia invocata dai gruppi parlamentari. Cosa succederà?
“Io sono favorevole al voto della mozione di sfiducia tra giugno e i primi di luglio per avere i 90 giorni di tempo ed andare a votare nel periodo settembre-ottobre. Lo dico guardando sempre alla Finanziaria nazionale”.
 
Cosa pensa della corsa alla presidenza della Regione?  
“Ognuno è libero di scendere in campo. Noi, come Popolo della libertà e altre forze moderate, abbiamo l’onere di rappresentare la larga parte dell’elettorato siciliano ed è ovvio che possiamo presentare una pluralità di candidati. Non escluderei che si possa ricorrere ad una sorta di primaria delle primarie allargate. E questo per dare seguito alle tante affermazioni e ai buoni propositi di democrazia diretta e di apertura alla volontà vera del popolo sovrano, più volte annunciati”.

A Palermo non è avvenuto.
“Sì, sbagliando clamorosamente. È stata sottovalutata la riforma della legge elettorale dei comuni, che premiava più che la militanza a livello di candidature dei partiti, la figura del decisore, cioè del candidato sindaco. La gente, con questo sistema, ha voluto appropriarsi della scelta del decisore. L’esempio clamoroso è su Barcellona, dove abbiamo perso sul sindaco, pur avendo conquistato il 60 per cento dei seggi al primo turno. Non c’è un’antipolitica indifferenziata. Se tu sei nel territorio, se presenti persone e progetti seri, il cittadino sceglie e vota. Atteso che siamo la stragrande maggioranza e che continueremo ad esserlo, come dimostreranno le elezioni regionali, l’interesse della coalizione deve essere quello di lavorare nella politica in modo coerente e costante in tutte le consultazioni”.

La riduzione del numero dei deputati all’Ars non avverrà? 
“La responsabilità è del presidente della Camera, Gianfranco Fini. L’Ars a dicembre ha approvato la legge-voto che riduce i parlamentari da 90 a 70. Al Senato è passata velocemente. Se Fini l’avesse calendarizzata il 12 maggio, ci sarebbe stata la doppia lettura e settembre avremmo avuto la legge”.
 

 
Curriculum Santi Formica
 
Santi Formica, è nato il 27 novembre 1952 a San Pier Niceto, provincia di Messina. Laureato in Medicina, esercita la professione di medico chirurgo. È deputato dell’Assemblea regionale siciliana da quattro legislature consecutive, eletto prima nelle liste di Alleanza nazionale, e poi tra le file del Popolo della libertà, nelle cui liste, alle ultime elezioni regionali, è risultato il più votato con oltre 23 mila voti. Dal 2008 componente della commissione parlamentare legislativa Bilancio e Programmazione. è vice presidente vicario dell’Ars.

Articolo pubblicato il 27 giugno 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Santi Formica, vice presidente vicario dell’Ars
Santi Formica, vice presidente vicario dell’Ars