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Commercio in crisi, effetto desertificazione
di Michele Giuliano

Nell’ultimo anno almeno 15 mila aziende sono state costrette a chiudere i battenti, la crisi non risparmia i gruppi storici. La Regione punta sui Centri commerciali naturali e le aggregazioni di negozi e imprese

Tags: Commercio, Confcommercio



PALERMO - Mentre la grande distribuzione in Sicilia impera sempre di più e sforna periodicamente nuovi progetti di investimento attraverso megacentri commerciali, il commercio al dettaglio invece dà evidenti segnali di sofferenza.
C’è una doppia preoccupazione dietro a questo fenomeno: oltre alla perdita di posti di lavoro c’è anche un pericoloso effetto desertificazione nei nuclei abitati delle città. Le organizzazioni di categoria parlano all’incirca di 15 mila aziende che nell’ultimo anno in Sicilia hanno chiuso i battenti. Ad essere in crisi importanti realtà, come i gruppi Migliore e Li Vorsi letteralmente cannibalizzati dalla nascita dei centri commerciali sorti come funghi negli ultimi anni nell’Isola ed altri ancora sono pronti ad aprire i battenti nel giro di qualche anno.

Secondo Legambiente c’è un rischio dietro a tutto questo sistema e lo ha già denunciato nel suo ultimo rapporto sulle Ecomafie: “La mafia – scrivono gli ambientalisti - ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri. Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali”. E così la Sicilia, l’economia sana e locale, che è composta per il 95 per cento da piccole e medie imprese, rischia si restare stritolata. In tutto questo le organizzazioni di categoria si sono reinventate attraverso i progetti dei cosiddetti Centri commerciali naturali, nuclei interi di città che possono richiedere finanziamenti per servizi e attrezzature al servizio del consumatore. “Non ci si può però piangere addosso – dice Enzo Costa, direttore della Confcommercio di Palermo – bensì bisogna rispondere rilanciandosi all’interno del mercato locale e credo che la giusta risposta possano essere proprio i Centri commerciali naturali. Di certo però credo che si debba, anche dal punto di vista legislativo, fermare la continua concessione di spazi alla grande distribuzione”.
 
La Confcommercio si è riunita a Partinico, in provincia di Palermo, dove i morsi della crisi del commercio si fanno sentire fortissimi. Qui un terzo dei negozi del centro storico è chiuso. Tra Corso dei Mille e via Francesco Crispi oramai si avvicinano a 50 le saracinesche abbassate, la maggior parte delle quali serrate nell’ultimo biennio. Crisi che rischia non solo di mandare sul lastrico decine di famiglie ma anche di creare un drammatico effetto di desertificazione del salotto della città.

Dalla Regione viene dato l’ok invece all’istituzione di un tavolo permanente che monitori tutte le situazioni di crisi del commercio locale, considerate le tante chiusure degli ultimi mesi e le imminenti serrate anche per via della mancanza di fatturato, crollato vertiginosamente. Prevista una nuova ondata di licenziamenti e casse integrazione.
 


L’approfondimento. Gli strumenti per combattere la crisi
 
La Confcommercio ha prospettato strumenti di sostegno per commercianti e imprenditori a cui potere fare riferimento: dalla riapertura dei termini per la sospensione dei pagamenti all’allungamento dei termini di pagamento, per arrivare al rinnovo delle linee di credito a breve termine. Secondo l’associazione dei commercianti il problema del crollo del fatturato non è collegato soltanto alla crisi congiunturale ma anche alla presenza eccessiva dei grandi centri commerciali. La grande distribuzione sta stritolando il piccolo commerciante e già in questo senso l’associazione dei commercianti ha messo in campo i cosiddetti Centri commerciali naturali, aggregazione di negozi e imprese che attraverso dei progetti possono potenziare servizi ed accoglienza per attirare ovviamente la clientela. “Condivido la necessità – commentava qualche tempo fa l’assessore alle Attività produttive della Regione, Marco Venturi - di istituire un tavolo permanente che abbia come obiettivo principale quello di monitorare la crisi del commercio con particolare riferimento al settore terziario. I problemi del commercio sono sovrapponibili a tutti gli altri settori produttivi dell’economia siciliana, tali da suggerire risposte organiche e urgenti”.

Articolo pubblicato il 03 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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