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Contravvenzioni per chi compra oggetti dal marchio contraffatto
di Maria Chiara Ragusa

Il cittadino acquirente rischia persino un’accusa per ricettazione

Tags: Contraffazione



Ci si imbatte quotidianamente, specialmente nel periodo estivo in spiaggia, nella vendita di prodotti di qualsiasi categoria merceologica contraffatti o con segni mendaci.

L’articolo 473 del Codice Penale, Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell’ingegno o di prodotti industriali, punisce chi ha contraffatto o alterato un marchio nazionale od estero, ovvero ha fatto uso di tali marchi.
Si ha contraffazione quando il marchio copiato riproduce nei suoi elementi essenziali il marchio registrato in modo da creare confusione nel pubblico sulla provenienza del prodotto. Si ha alterazione quando il marchio contraffatto si presenta come imitazione di quello autentico aggiungendo od eliminando elementi marginali.

Presupposto della tutela penale del marchio è che lo stesso sia stato depositato, registrato e brevettato nelle forme di legge. 
E l’articolo 474 dello stesso codice, “introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi” che sanziona, invece, chiunque introduca nel territorio dello Stato per farne commercio, detiene per vendere o pone in vendita, mette in circolazione opere dell’ingegno o prodotti industriali con marchi contraffatti o alterati. Per realizzare il reato non è necessario che l’agente compia concrete trattative per la vendita della merce, essendo sufficiente che abbia coscienza di detenere cose contraffatte destinate alla vendita.

Deve ritenersi possibile che l’acquirente di merce contraffatta, consapevole della provenienza illecita, che l’acquisti al fine di procurare a sé o ad altri, un ingiusto profitto commetta, il reato di ricettazione. Ove l’acquirente non sia a conoscenza del reato presupposto ma, per semplice leggerezza, non si accerti della legittima provenienza di ciò che ha acquistato si sarà in presenza della fattispecie di minore intensità lesiva dell’incauto acquisto.

Mentre nella ricettazione l’agente ha la consapevolezza della provenienza delittuosa della cosa acquistata o ricevuta, nella seconda ipotesi si assiste ad una condotta colposa del soggetto che si concretizza nel mancato accertamento della provenienza della cosa, malgrado questa presenti obiettivi segni di sospetto circa la sua illecita provenienza.

Articolo pubblicato il 04 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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