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Riforma degli ordini alle porte. Ecco come cambia l’accesso
di Giuliana Gambuzza

Il 9 luglio si pronuncerà il Consiglio di Stato sulle novità introdotte dalla manovra bis del 2011. Si garantirà “che l’esercizio dell’attività risponda ai principi di libera concorrenza”

Tags: Ordine Professionale



PALERMO - Pure stavolta a chiedercelo era mamma Europa. E così si sono stretti i tempi per la riforma delle professioni, anche perché dopo il 12 agosto sarebbero state soppresse le disposizioni dei singoli ordini professionali in contrasto con l’art. 3, comma 5, del Dl 138/2011, quello della cosiddetta “manovra bis”.

Il primo sì del Consiglio dei ministri su uno schema di Dpr è stato annunciato a metà giugno. Si tratta di un decreto che recepisce le norme europee in materia, contenute nella direttiva 2005/36/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio sul riconoscimento delle qualifiche professionali acquisite in altri Stati membri.

Sono due le prossime scadenze da segnare in agenda: il 9 luglio, quando a pronunciarsi sarà il Consiglio di Stato, e il 22 luglio, termine entro il quale sul tavolo del Cdm dovranno approdare i pareri di rito delle commissioni competenti.
Fin qui l’iter del provvedimento. Ma che cosa cambia nel mondo delle professioni? La questione è materia scottante per molti visto che, dati Censis alla mano, gli iscritti ai vari ordini e collegi erano poco più di 2 milioni nel 2009, l’8,4% della popolazione attiva, con in testa medici, infermieri, ingegneri e avvocati.

L’ordinanza si ispira al principio secondo cui “gli ordinamenti professionali devono garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti”.

Ecco quindi che l’accesso agli albi diventa libero, fermo restando che per ottenerlo continua a essere necessario sostenere l’esame di Stato. Il numero di persone abilitate a esercitare una certa professione non potrà subire limitazioni, salve deroghe fondate su “ragioni di pubblico interesse”, quali la tutela della salute.

Via libera alla pubblicità del tariffario delle prestazioni, oltre che dei titoli e dell’attività del professionista e della struttura del suo studio. Mentre arriva la precisazione che oggetto dell’assicurazione professionale è anche il danno connesso alla custodia di documenti o valori ricevuti dal cliente.

La polizza viene resa obbligatoria, così come la formazione continua dei professionisti e il tirocinio per l’accesso alla professione, della durata di 18 mesi, di cui sei spendibili durante l’ultimo anno degli studi universitari. La pratica in uno studio professionale deve essere affiancata da corsi di formazione lunghi almeno sei mesi, che potranno essere organizzati dagli ordini e da altri enti autorizzati e che saranno oggetto di valutazione di profitto.

Dalle modifiche introdotte nell’ambito della formazione resta esclusa la sanità, come pure da quelle sull’istituzione di consigli disciplinari diversi dai consigli dell’ordine. Per tutte le altre categorie, dei nuovi organismi faranno parte i primi dei non eletti al vertice del consiglio nazionale e, a livello territoriale, i consiglieri degli ordini più vicini.
 

 
La polemica. Gli ordini insorgono: “Poche novità, troppa burocrazia”
 
PALERMO - “Un percorso a ostacoli”, “un’aberrazione giuridica”, “una grossa contraddizione”. Sono, queste, solo alcune delle etichette che i rappresentanti degli ordini professionali hanno affibbiato al Dpr approvato in via preliminare il 15 giugno. Ha offeso il mancato coinvolgimento delle parti in causa nella programmazione degli interventi. Né ha convinto il testo del decreto: ancora una volta l’impressione è che l’esecutivo abbia ritirato la mano dopo aver lanciato il sasso, tradendo lo spirito della riforma avviata lo scorso anno.
Tra i bersagli preferiti delle polemiche, la composizione del consiglio nazionale di disciplina e l’adozione di una disposizione unica per ordinamenti professionali molto diversi tra loro. All’obbligo per il professionista di stipulare un’assicurazione non è stato fatto corrispondere, come pure ci si aspettava, quello per la compagnia di sottoscrivere polizze a tutti coloro che lo richiedono. E ancora, il provvedimento pasticcerebbe con le definizioni, preferendo “professione regolamentata” a “professione intellettuale”, con la conseguenza di estendersi agli iscritti non solo agli albi, ma anche a un qualunque “registro o elenco tenuto da amministrazioni o enti pubblici”.

Giuliana Gambuzza
Twitter: @GiulyGambuzza

Articolo pubblicato il 07 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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