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Per i meritevoli tutto il mondo è paese. Tranne l’Italia
di Angela Michela Rabiolo

Inaccettabile un sistema che tende a privilegiare il furbo piuttosto che il bravo e competente. Nel 2011 sono emigrati 2.418 siciliani. Meritocrazia perfetta sconosciuta

Tags: Meritocrazia



PALERMO - Il Global competitiveness report del World economic forum colloca la competitività dell’Italia al 48° posto in una lista di 139 paesi, mentre la Germania è al 5°, e spiega tale collocazione anche in ragione dei tanti freni alla concorrenza.
La ricerca della rendita di posizione ancora fa aggio sulla competizione per la conquista delle preferenze dei consumatori. Il sistema Italia sembra poi privilegiare il furbo e non chi è più bravo, ha più competenza e idee innovative. Secondo il rapporto 2011 del Censis, negli ultimi cinque anni in Italia sono aumentati “i lavori a bassa o nulla qualificazione a scapito di quelli più qualificati sotto il profilo professionale e formativo”, e questo avviene anche a causa delle carenze nel sistema formativo. L’ideologia egualitarista, che ha condotto allo sbandieramento del sei politico come forma di protesta nei confronti di un ascensore sociale bloccato, è diventata regola senza aver prodotto, se non in quegli anni, un vero miglioramento delle condizioni. D’altra parte, i nostri industriali, pochi e con arie cosmopolite, hanno deciso di puntare solo sul profitto e si sono infilati in un confronto con la Cina e le altre potenze emergenti che li vede perdenti.
 
La soluzione allora non è la delocalizzazione (che dimostrerebbe ancora una volta poca acutezza nell’analisi del panorama economico globale) ma puntare sullo sviluppo del capitale umano che genera non solo profitto ma le condizioni per ristabilire un circuito economico-sociale sano. La battaglia vera allora diventerebbe quella per il merito. Non solo la corsa all’accumulo di titoli ma soprattutto di competenze spendibili.

Secondo i dati ufficiali di Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), sono 27.616 gli italiani tra i 20 e i 40 anni espatriati o residenti all’estero; nel 2010 sono stati 27.246. In totale si parla di 4.208.977 residenti all’estero al 31 dicembre e 60.635 espatriati nel 2011. Bisogna considerare infatti che l’iscrizione all’Aire è un obbligo di legge dopo aver trascorso un anno all’estero, ma generalmente almeno un giovane su due mantiene la residenza in Italia, per questo i dati ufficiosi possono verosimilmente essere doppi.
 
Emigrano più i 20-40enni uomini rispetto alle donne ma cresce anche la mobilità delle donne ventenni rispetto alla generazione precedente. È percezione comune di chi lascia il paese che la cultura italiana tenda a premiare chi tesse relazioni, punendo il creativo. Per questo i nostri giovani expats se la cavano bene anche all’estero: il genio italico, in un ambiente strutturato e meritocratico, si afferma già a 30 anni mentre in Italia prima dei 40 c’è la panchina.

A sorpresa, la regione dalla quale si emigra di più è la Lombardia con 4.768 unità. In seconda posizione il Veneto con 2.568. A seguire la Sicilia con 2.418 e poi il Lazio con 2.236. Dalla Campania risultano emigrati solo in 1.909. Da notare che queste appena elencate sono le terre storiche dell’emigrazione: è consolidata ormai la presenza di molte famiglie venete in Brasile o altri Paesi dell’America del Sud, così come i siciliani hanno stabilito dei veri e propri paesi-colonia in Germania e Belgio addirittura divisi per paese di provenienza. Per quanto riguarda le mete di destinazione, in 18.347 hanno scelto l’Europa: 3.549 si sono stabiliti in Germania, 3.366 in Regno Unito e 3.118 in Svizzera. Solo in 2.653 si sono riversati invece nell’America Centro-Settentrionale; 4.201 in America Meridionale e 2.415 tra Asia, Africa e Oceania.

Difficilmente chi è andato via trovando migliori condizioni fuori tornerà, anche se l’Agenzia delle Entrate ha previsto agevolazioni fiscali per chi ha trascorso un periodo all’estero e decide di rientrare. È più probabile piuttosto che chi sia andato via si porti dietro con il tempo il resto della famiglia, i fratelli o i genitori anziani.

Il nuovo obiettivo verso cui tendere diventerebbe allora la circolazione di talenti. Ma secondo uno studio di Confindustria, l’Italia è 24. per capacità di attrazione di cervelli stranieri. Altro dato: nella Penisola, ogni 100 laureati nazionali ce ne sono solo 2,3 stranieri, contro una media Ocse al 10,45%. È abbastanza sensato ritenere che i motivi che portano i nostri talenti alla fuga siano gli stessi che scoraggiano gli stranieri a venire a investire qui.

Articolo pubblicato il 11 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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