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Piano rifiuti finalmente approvato, tocca alla Regione attuarlo subito
di Rosario Battiato

Con le prossime dimissioni di Lombardo spetterà all’assessore all’Ambiente seguire la riforma. Sistema incentrato sulla differenziata, pesanti sanzioni ai Comuni inadempienti

Tags: Rifiuti, Piano Dei Rifiuti, Ato, Raccolta Differenziata, Raffaele Lombardo, Regione Siciliana



PALERMO – Ci sono voluti quasi due anni, due ministri, una squadra di supertecnici, due governi regionali e diversi viaggi tra Palermo e Roma. I numeri del Piano regionale dei rifiuti fanno pensare ad un vero e proprio parto, a maggior ragione adesso che il calvario è giunto al termine.

Nei giorni scorsi, il Piano regionale di gestioni dei rifiuti della Regione siciliana ha ottenuto l’approvazione del ministero dell’Ambiente e della Tutela del mare guidato dal ministro Corrado Clini. Vista l’urgenza di proseguire con la riforma vera della gestione dei rifiuti e le prossime dimissioni di Lombardo,  sarà il caso che l’assessore regionale all’Ambiente segua direttamente la riforma della Legge regionale 9/2009, pienamente operativa dopo l’approvazione del Piano.

Il Piano, proposto dal Presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, nella sua qualità di commissario delegato per fronteggiare la situazione di emergenza determinatasi nel settore dello smaltimento dei rifiuti urbani nel territorio regionale, dopo diverse “correzioni” chieste dal ministero, è stato oggetto di intesa, lo scorso 3 luglio, anche con il dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’altro ostacolo che si era frapposto in termini istituzionali.

Il piano ha avuto una lunga degenza. Dalla prima redazione e dal primo rifiuto – correva l’11 novembre del 2010 ed era l’ultimo giorno di lavoro di Guido Bertolaso alla guida della Protezione civile nazionale – sono passati quasi due anni, un tempo sufficientemente lungo che ha rallentato la marcia della rivoluzione dei rifiuti promessa in Sicilia dalla combinazione tra Piano e legge regionale 9/2010. Adesso l’azione di questi due provvedimenti strategici per rinnovare la concezione della gestione dei rifiuti isolana, che, dati alla mano, è decisamente la peggiore tra quelle attualmente presenti in Italia, permetterà la scomparsa delle Ato Spa (comunque prevista dalla legge regionale 9/2009), che in Sicilia passeranno da 27 a 10 (uno per ogni provincia più uno per le Isole minori) e si chiameranno Srr, società di regolamentazione del Servizio di Raccolta dei Rifiuti.

Quando il processo di liquidazione dei vecchi ambiti sarà completato – e qui ci sarebbe da aprire un lungo capitolo perché questo percorso prosegue a rilento - si avvierà una nuova fase che riconsegnerà maggiori responsabilità agli enti locali. Non ci saranno inceneritori – previsti nel vecchio piano del 2002 targato Cuffaro e oggetto di un lunghissimo braccio di ferro tra Lombardo e Prestigiacomo, quando quest’ultima era ministro - mentre al centro del nuovo sistema ci sarà la raccolta differenziata. Per i comuni saranno tempi duri, perché dovranno raggiungere una percentuale di Rd pari al 20 per cento entro l’anno, altrimenti saranno previste pesanti sanzioni in caso di inadempienza.

Le Srr saranno organizzate secondo territori di competenza sulla base di consorzi tra comuni e province con la supervisione da Palermo della Regione. La sfida è ambiziosa e complessa, perché attualmente la Sicilia detiene una percentuale di raccolta differenziata al di sotto del 10 per cento, il dato peggiore di tutta Italia.

L’approvazione del piano rimette in discussione anche il futuro di Lombardo. Il governatore che aveva promesso dimissioni per la fine del mese non dovrebbe permettere che l’effettiva realizzazione della riforma dei rifiuti venga nuovamente compromessa dal periodo elettorale e dall’attesa per l’insediamento del nuovo governo. In ballo ci sono anche i fondi europei che la Regione deve dimostrare di poter spendere. Adesso non ci si può più fermare.

Articolo pubblicato il 13 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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