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Quotidiano di Sicilia

S’intensificano i controlli nei mari siciliani
di Liliana Rosano

La Guardia costiera sta aumentando il numero delle ispezioni nel periodo estivo. Nel 2011 sono già state oltre 23 mila.Quasi 100 mila kg di prodotto contaminato e non commerciabile sequestrato lo scorso anno

Tags: Pesca, Sicilia



PALERMO - Non si fermano i controlli sui mari siciliani, controlli che la guardia costiera intensifica durante il periodo estivo. Lo scorso anno, secondo la direzione della Guardia costiera di Catania , sono stati effettuati  16.202 ispezioni nella sola Sicilia orientale e 6741 nella Sicilia occidentale. Il numero delle sanzioni amministrative  (444 nella parte orientale dell’Isola e 789 in quella occidentale), evidenzia come gli illeciti nell’ambito del settore della pesca sono numerosi e in aumento. Nell’attività di prevenzione e controllo che la guardia costiera svolge, lo scorso anno sono stati sequestrati quasi 21 mila chili di prodotto ittico nella costa orientale e circa 73 mila chili in quella occidentale.
Si tratta di prodotto non destinato alla vendita perché spesso contaminato o non commerciabile. Gli attrezzi sequestrati sono stati invece in totale 451 e le notizie di reato in tutto 256.

Nella sola operazione “Octopus” che ha riguardato la Sicilia nello scorso mese di dicembre, la guardia costiera ha effettuato 2.000 controlli, che hanno portato a 200 sanzioni amministrative, 50 reati, 4.000 mila kg di prodotto sequestrato.
Durante il blitz eseguito dai militari, con l’ausilio dell’Azienda sanitaria provinciale di Carini, all’interno di un punto vendita al dettaglio di prodotti congelati dove il personale ha proceduto al sequestro di circa 200 kg di prodotti ittici vari detenuti in cattivo stato di conservazione. i militari hanno accertato la presenza di oltre 400 kg di prodotto ittico scaduto e dichiarato delle autorità sanitarie intervenute in cattivo stato di conservazione e dunque non idonei al consumo umano. Infine, durante un’attività di controllo  sono stati ritrovati circa 180 kg di prodotto ittico scaduto ed in cattivo stato di conservazione detenuto all’interno di alcune celle frigo e destinato alla vendita.

Intanto Coldiretti ImpresaPesca da lunedì ha reso attivo il provvedimento di stop alla pesca dal 16 luglio al 27 agosto. Per 43 giorni si fermerà l’attività di pesca della flotta italiana nel Mar Adriatico del Nord. Lo stesso provvedimento sarà attivo in Sicilia per 30 giorni ma sarà disposto con provvedimento regionale. Un blocco necessario  - sottolinea la Coldiretti - per permettere il ripopolamento delle specie ittiche sovrasfruttate e salvare le marinerie tricolori dal collasso per le reti sempre più vuote, con la produzione in calo costante ormai da diversi anni.

La classifica dei pesci più acquistati dagli italiani, secondo un’analisi di Coldiretti ImpresaPesca su dati Ismea, vede appaiati al primo posto mitili (cozze, ecc.) e orate, con quasi il 9 per cento a testa dei consumi, davanti ad alici (6,8 per cento), spigole (6,5 per cento), vongole (4,7 per cento), polpi, trote, salmoni, naselli e merluzzi, calamari.
Il fermo è una necessità per salvare il settore, anche se dolorosa per le vacanze, con il venir meno del pesce del Nord Adriatico in un momento in cui - sostiene impresa pesca Coldiretti - anche per effetto del grande caldo si registrano consumi in aumento del 15 per cento e prezzi contenuti. Il rischio è - precisa Impresapesca Coldiretti - di ritrovarsi nel piatto, soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco Made in Italy proveniente dalle altre zone dove in questo momento non è in atto il fermo pesca (Tirreno e Sud Adriatico).
 
Il decreto Sviluppo ha introdotto l’etichetta per il pesce italiano
 
La novità di quest’anno è l’arrivo dell’etichetta per il pesce italiano venduto al dettaglio o servito al ristorante, introdotta dal decreto Sviluppo. Con la nuova normativa - sottolinea Coldiretti Impresa Pesca - i soggetti che vendono al dettaglio o somministrano prodotti della pesca potranno utilizzare nelle etichette e in qualsiasi altra informazione fornita per iscritto al consumatore la dicitura “prodotto italiano”. Sarà ammessa anche ogni altra indicazione sull’origine italiana o sulla zona di cattura del pescato piu precisa di quella oggi prevista dalle norme in vigore. Attualmente la legge sull’etichettatura prevede la sola indicazione della zona di pesca. Il pesce italiano, ad esempio, fa parte della cosiddetta “zona Fao 37”, che contraddistingue il prodotto del Mediterraneo. Per il momento l’indicazione dell’origine resta però su base volontaria - conclude Coldiretti ImpresaPesca - mentre per assicurare piena trasparenza su tutto ciò che si mangia al ristorante sarebbe necessario introdurre l’obbligo di etichettatura del pesce servito nella ristorazione. (liro)
 

Articolo pubblicato il 18 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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