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Si rischia la serrata dei cantieri stradali
di Marina Pupella

L’associazione dei costruttori presenta le proposte per sbloccare i 230 mln € del Po Fesr, ma parla dei timori sul futuro del settore. Allarme del presidente di Ance Sicilia, Ferlito: “L’Anas deve alle aziende più di 100 mln €”

Tags: Anas, Infrastrutture, Salvo Ferlito, Ance



PALERMO - “Se non verranno pagati i lavori Anas effettuati in Sicilia per un importo che supera i 100 milioni di euro, le nostre aziende saranno costrette, a partire dal prossimo 27 luglio, a chiudere tutti i cantieri e a licenziare il personale. Contatteremo il ministero e in assenza di risposte saremo obbligati alla serrata, perché la prolungata crisi del settore ha prosciugato i capitali d’impresa e nessuno è più in condizione di indebitarsi ulteriormente con le banche per pagare stipendi e fornitori”.

A lanciare l’allarme è Salvo Ferlito, presidente regionale di Ance Sicilia, a margine di un incontro organizzato dall’associazione dei costruttori e volto a illustrare a Regione ed Enti locali alcune proposte per sbloccare oltre 230 milioni del Po Fesr 2007/2013 (asse VI “Sviluppo urbano sostenibile”) ancora a disposizione  di 26 coalizioni sovracomunali siciliane.
Ma è la denuncia di Ferlito a prendere campo. “Il ministero dell’Economia non accredita più fondi all’Anas – spiega – e, a cascata, non vengono più pagati lavori eseguiti dai general contractor, imprese affidatarie e subappaltatrici. Il problema, che è di livello nazionale, in Sicilia si traduce in un ingente danno economico ed infrastrutturale coinvolgendo sia le maggiori opere stradali in corso nell’Isola (lavori sulla Ss 640 di Porto Empedocle, sulla Ss 117 Centrale sicula, sulla Ss 124 Siracusana e sulla Ss 189 della Valle del Platani) che numerosi altri interventi di minore entità”.
 
Da Roma, però, non si fanno attendere notizie positive per il futuro. Il Cipe, tra la fine del 2011 e l’anno in corso, con delibere pubblicate sulla Gazzetta ufficiale, ha stanziato 10.719 miliardi di euro per 934 opere al Sud. Secondo la ricognizione condotta dal ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, e dall’Ance nazionale, la Sicilia può contare su una dotazione di 2,395 miliardi di euro tra risorse Fas e strutturali per finanziare 131 interventi. Si tratta di tredici infrastrutture di trasporto per 1,197 miliardi, undici progetti di ricerca per 88,8 milioni, undici interventi contro il rischio idrogeologico per 12,8 milioni e 96 impianti idrici, di depurazione e discariche per 1,096 miliardi di euro. E in più ci sarebbero i 230 milioni del Po Fesr, che il governo Monti punterebbe ad unire a quelli residui della Cassa depositi e prestiti (circa 1,6 miliardi per tutta l’Italia) sotto le competenze della “cabina di regia” per il “piano nazionale delle città” prevista dal “Decreto sviluppo”.
 
Il vicepresidente di Ance Sicilia, Santo Cutrone, con la Commissione per i problemi dell’urbanistica e dell’edilizia residenziale di Ance Sicilia, presieduta da Sebastiano D’Andrea, ha elaborato una “ricetta” capace di favorire l’accesso dei Comuni siciliani a questa importante dotazione finanziaria, attraverso l’elaborazione di una nuova programmazione del territorio. Ossia un “piano per le città” e “patti per lo sviluppo di singole città” che regolino in maniera armonica le nuove infrastrutture, la manutenzione e messa in sicurezza degli edifici, la “rigenerazione sostenibile” del tessuto urbano, dei centri storici, delle periferie, dei waterfront  e delle aree produttive dismesse; e che tengano conto degli stili di vita e di progetti integrati che stimolino la competitività e l’attrattività delle aree insieme a protocolli insediativi che rispettino l’ambiente. Il tutto tramite la sinergia pubblico-privato e le società di trasformazione urbana, in un rapporto di cooperazione nel quale il potere regolatorio del pubblico sia potenziato a vantaggio della trasparenza e della semplificazione.

Articolo pubblicato il 20 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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