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Lombardo contrattacca “Monti mostri gli atti”
di Raffaella Pessina

Monologo del governatore all’Ars: “Farò chiarezza a Roma sul rischio default”. Approvato il blocca-nomine con l’emendamento trasversale

Tags: Lombardo, Monti



PALERMO - Ieri è stato il giorno del governatore Lombardo a Palazzo dei Normanni, dove ha parlato per quasi due ore della vicenda che è scaturita a seguito della lettera inviatagli dal premier Monti sulle assicurazioni delle sue dimissioni da Presidente della Regione.

“Chiederò al presidente del Consiglio copia di questi atti che causerebbero il rischio default della Sicilia– ha detto Lombardo nel corso del suo intervento –. Subito dopo aver incontrato Monti chiederò un incontro con il presidente della Repubblica e la convocazione del Consiglio dei Ministri per fare chiarezza sul bilancio della Sicilia”.
Lombardo ha ribadito la decisione di dimettersi il prossimo 31 luglio. “Mi ero impegnato a dimettermi il 28 luglio – ha detto – ma mi è stato chiesto dai capigruppo di arrivare al 31. Mi dimetterò dunque il 31 luglio se non ci saranno impedimenti. Quel che è importante è che alla Sicilia non sia sottratto il diritto di votare per eleggere un nuovo presidente, un nuovo governo e una nuova Assemblea”.

Ed ha esposto la situazione economico-finanziaria della regione. “Abbiamo un debito di circa 6 miliardi che pesa sul Pil regionale – ha spiegato Lombardo – che è di 86 miliardi di euro. I nostri conti presentano momenti di criticità e di difficoltà, ma il buco in bilancio non è tra i più alti tra le Regioni italiane. Il nostro rating è pari a quello di Liguria, Umbria e Veneto, più alto di altre regioni, dunque come Campania, Calabria e Molise”.

Il Governatore ha sottolineato che nella determinazione del debito siciliano lo Stato ha le sue responsabilità: il Governo centrale non ha trasferito alla Sicilia infatti 275 milioni di euro per la sanità, 302 milioni di euro sulle anticipazioni del Fas, 343 milioni di euro per la partecipazione dello Stato al ripiano del debito della sanità.

“La pressione fiscale del 65% e la carenza storica di servizi e infrastrutture ha accentuato il blocco dell’economica dell’isola – ha detto Lombardo –. Il patto di stabilità pesa per 1.352 milioni di euro nel 2012”. Il presidente della Regione ha voluto anche specificare che “non esiste alcun disegno di legge che stabilisce licenziamenti, se dovesse andare in porto una cosa del genere, mi dimetterei un minuto prima, vergognandomi” smentendo le voci su un ddl che sarebbe stato presentato in giunta e prevederebbe, secondo la spending review, il licenziamento di duemila persone.

“Chi ci ha calunniato – ha proseguito Lombardo – verrà perseguito in sede civile e penale. Vorrei richiamare inoltre chi in questi giorni si sta esercitando nel dare lezioni a tenere una sola parte in commedia. Ci prendiamo gli insulti, ma non stiamo con un piede qua e uno di là”.

Dopo l’intervento in Aula del presidente della Regione il presidente dell’Ars Francesco Cascio ha negato l’apertura del dibattito chiesto del capogruppo Mpa Nicola d’Agostino e da Fabio Mancuso del Pdl. Cascio ha annunciato che “si terrà un dibattito in aula dopo l’incontro del presidente della Regione con il premier Monti il prossimo 24 luglio”.

L’Aula è proseguita con il previsto ordine del giorno con al primo punto l’esame del ddl bloccanomine, che nella prosecuzione d’aula pomeridiana è stato approvato. Inserito il subemendamento presentato dal presidente della commissione Antimafia Lillo Speziale che vieta di attribuire a chi sia stato rinviato a giudizio o condannato per reati di mafia, di concussione, corruzione o altri delitti, incarichi in tutti gli enti e le società pubbliche o sottoposte a controllo della Regione.

Passato anche l’emendamento trasversale presentato da Formica e Leontini del Pdl, Cracolici del Pd, Maira del Pid, Ardizzone di Udc e Bufardeci di Grande Sud che stabilisce che la presidenza della Regione non possa effettuare nomine in enti pubblici e società a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto che indice le elezioni per il rinnovo dell’Ars. La norma lascia invariate le disposizioni previste dalla vigente normativa per i casi di cessazione anticipata dei titolari di incarichi conferiti dal presidente, dalla giunta o degli assessori regionali.

Nel corso della seduta pomeridiana è stato ritirato il ddl 931 ed è stato sostituito con un ordine del giorno dello stesso tenore che è stato approvato dall’Aula. I lavori sono stati rinviati a martedì prossimo 24 luglio alle ore 16.

Raffaella Pessina

Articolo pubblicato il 21 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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