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Saldi estivi, nelle città siciliane è già partita la caccia all’affare
di Giuliana Gambuzza

Le stime sono discordanti, ma è certo che le vendite subiranno un calo rispetto all’estate del 2011. Federconsumatori Sicilia aiuta a dribblare le fregature dei commercianti scorretti

Tags: Federconsumatori, Consumi, Saldi, Diritti Consumatore



CATANIA - Sono tempi di magra per i commercianti. I saldi estivi – misero spiffero d’aria, invece che boccata d’ossigeno – rischiano di deludere le loro aspettative. La Confcommercio stima che gli italiani sborseranno in media un centinaio di euro a testa, per un valore complessivo di 3,7 miliardi di euro, pari al 12% del fatturato annuo del settore. Significa, rispetto all’anno scorso, un -9% delle vendite e uno scontrino medio di oltre 10 euro più povero (103 euro).

Veniamo alle associazioni dei consumatori. Il Codacons calcola che ad approfittare dei ribassi sarà meno della metà degli italiani, che mediamente destinerà 80 euro ad abbigliamento e calzature. Si aggraverà così di ulteriori 5 punti percentuali il trend del 2011, quando nello stesso periodo le vendite hanno registrato un calo del 15%. Per la prima volta sembra che molti consumatori staranno alla larga anche da outlet e centri commerciali.
 
Previsioni ancora più negative per l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori: sarà appena una famiglia su tre ad acquistare a saldo, spendendo ciascuna circa 130 euro. Il che farà scendere il giro totale di affari a 1 miliardo e 16 milioni di euro.
I saldi hanno preso il via ufficialmente in quasi tutte le Regioni il 7 luglio, anche se scritte del tipo “vendita promozionale” o allusivi manichini semivestiti ammiccano dalle vetrine già da metà giugno. Il fatto è che i negozianti accettano di guadagnare meno sul singolo capo pur di invogliare gli scarsi clienti all’acquisto.
 
Da un’indagine Fismo-Confesercenti è risultato che, in confronto al 2007, il risparmio offerto ai compratori si è assestato tra il 30% e il 40%, con punte anche del 50%, crescendo di una decina di punti percentuali. Stesso discorso per l’incidenza dei saldi sul fatturato stagionale, salita al 40%.
Al di là del solito balletto di cifre, il dato che emerge con chiarezza è uno: gli sconti non saranno un affare per gli esercenti. “Ormai neppure i saldi bastano per invogliare i cittadini a fare acquisti. Ne approfitteranno quelle famiglie che, per risparmiare, anticiperanno le spese per il corredo scolastico (zaini, astucci, ecc. della passata stagione), o per i capi di abbigliamento/accessori da utilizzare magari il prossimo anno”. Così il presidente regionale della Federconsumatori Lillo Vizzini, che raccomanda ai potenziali acquirenti di “girare per i negozi prima della partenza ufficiale dei saldi, annotando il prezzo pieno di ciò che si intende comperare. Lo si può eventualmente fotografare con il telefono cellulare, per avere una prova certa del prezzo originario”.

L’associazione consiglia anche di diffidare di tagli superiori al 50%: spesso, infatti, nascondono un importo iniziale gonfiato o vengono applicati alle giacenze di magazzino. Sempre per evitare che vi rifilino capi delle stagioni passate, aggiunge il Codacons, state alla larga dai negozi che hanno riempito scaffali praticamente vuoti solo una volta iniziati i saldi.
E ricordate che non bastano scritte colorate appiccicate alle vetrine: su ogni cartellino devono essere indicati, in modo chiaro, il vecchio e il nuovo prezzo, oltre alla percentuale di sconto.
 

 
L’esercente ha l’obbligo di cambiare la merce difettosa
 
Tre, due, uno, via: parte la caccia all’affare. Tra le vie dello shopping delle città siciliane, sembra di essere tornati all’epoca pre-crisi. In realtà, è quasi un via libera dopo un digiuno dagli acquisti durato mesi, una vera cuccagna per chi ha ancora qualche euro a disposizione. Ma è interesse prima di tutto dei negozianti che i saldi attirino clienti, e molti. Ce lo ricorda Julo Cosentino, coordinatore regionale di Confcommercio Sicilia: “Le aspettative sono tante. Durante l’anno c’è stata una contrazione delle vendite del 20-30% e ad abbassare la saracinesca non sono stati solo commercianti improvvisati, ma marchi storici”. Ecco perché è stata la stessa Confcommercio a fare chiarezza, tra le altre cose, su come funzionano i cambi: in caso di prodotti difettosi, si avranno 60 giorni per ottenere sostituzioni o rimborsi. Per il resto, il consiglio resta quello di sempre: non fermatevi al primo punto vendita e, soprattutto, resistete alla tentazione di comprare capi che non fanno per voi o che passeranno di moda prima ancora che avrete il tempo di strappare il cartellino.

Articolo pubblicato il 21 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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