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Imprese siciliane lente a pagare i fornitori
di Michele Giuliano

Da uno studio di Cribis D&B, società del gruppo Crif, solo un’azienda su tre paga entro i termini previsti nel contratto. La Sicilia si ferma ad una quota del 35,2%, in pratica 11 punti meno della media nazionale

Tags: Sicilia, Imprese, Fornitori



PALERMO - è la Sicilia delle imprese che non crescono, delle opportunità sprecate, della produzione che non porta ricchezza. Ma è anche la Sicilia delle imprese che si indebitano fino al collo. Secondo quanto si evince dallo “Studio Pagamenti 2012”, relativo al secondo trimestre 2012 di Cribis D&B, la società del Gruppo Crif specializzata nelle business information, la Sicilia è una delle peggiori regioni in Italia in fatto di indebitamento di Pmi nei confronti dei propri fornitori. Quindi per intenderci stiamo parlando di aziende che per produrre hanno bisogno della materia prima acquistata a loro volta da altre imprese. La media nazionale, che di per sé non è neanche eccelsa, si ferma al 46,8 per cento di imprese che onorano i pagamenti ai propri fornitori entro i tempi stabiliti da contratto.
La Sicilia ha una perfomance davvero pessima: la quota si ferma al 35,2 per cento, cioè oltre 11 punti percentuali in meno. Peggio della Sicilia fa solo la Sardegna con il suo 34,4 per cento, per il resto tutti riescono a fare meglio. L’Emilia Romagna si conferma al primo posto con il 54,8 per cento di imprese puntuali, seguita da vicino dal Veneto (52,3 per cento). Sul podio, a pari merito, salgono anche Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (51,7 per cento). In coda alla classifica, invece, si posizionano Calabria (35,9 per cento) e Campania (35,3 per cento). I dati sono aggiornati al giugno del 2012.
Secondo lo studio “resta ancora un ampio divario da colmare rispetto ai livelli pre-crisi del 2007 e 2008, quando le imprese che saldavano le transazioni commerciali con regolarità erano circa il 50 per cento del totale”. Nel dettaglio il 47,4 per cento ha saldato le fatture con un ritardo moderato fino a 30 giorni oltre i termini concordati. Il 3,5 per cento delle imprese ha invece pagato con un ritardo compreso tra i 30 e i 60 giorni oltre la scadenza, l’1,4 per cento tra 60 e 90 giorni. Il ritardo grave (oltre 90 giorni medi), infine, ha riguardato lo 0,8 per cento delle imprese.

Per quanto riguarda la classe di pagamento puntuale, il trend registrato negli ultimi anni mostra un progressivo peggioramento dalla quota di poco superiore al 50 per cento del 2007 fino al record negativo del 2010, con un modesto 37,5 per cento, per risalire fino al 46,8 per cento di fine giugno 2012. Scorrendo lungo la penisola, sono profonde le differenze nelle abitudini di pagamento tra i diversi territori. Il Nord Est si conferma la macro area del Paese più virtuosa, con la percentuale più elevata di pagamenti puntuali (53 per cento del totale), seguita dal Nord Ovest (49,5 per cento). Il Centro Italia si colloca al di sotto della media nazionale con il 44,2 per cento di imprese puntuali, mentre il Sud e Isole mostra la situazione più critica, con solamente il 37,9 per cento delle imprese che rispetta i termini di pagamento contrattualizzati. Viene quindi fuori ancora che la Sicilia non riesce neanche a tenere la media del già recessivo Sud.
 


Abitudini di pagamento profondamente diverse
 
Dall’analisi di Cribis D&B emergono significative differenze nelle abitudini di pagamento in relazione alla dimensione aziendale: come da tradizione, le micro imprese sono le più virtuose con il 49,3 per cento di pagatori regolari, seguite dalle piccole che hanno saldato le fatture alla scadenza nel 40,1 per cento dei casi. Decisamente meno virtuose le medie imprese, con il 26,5 per cento di buoni pagatori, anche se i comportamenti di pagamento più critici si registrano per le imprese di grandi dimensioni (meno numerose ma con maggiori volumi di forniture), che solo nel 14,2 per cento dei casi rispettano gli accordi contrattuali con i propri fornitori entro i termini concordati. Le performance sono molto disomogenee anche a seconda dei settori merceologici considerati. Risultati particolarmente positivi si registrano nell’Agricoltura e nei Servizi finanziari, con percentuali di “buoni pagatori” superiori al 53 per cento, a fronte di rilevazioni negative in particolare per Commercio al dettaglio ed Edilizia, con meno del 45,1 per cento di imprese virtuose. Emergono forti peggioramenti proprio nell’Edilizia, nei Trasporti e distribuzione, e nel Commercio al dettaglio. (mg)

Articolo pubblicato il 24 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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