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Quotidiano di Sicilia

Crisi del sistema finanziario, la Sicilia ha perso 12 banche
di Massimo Mobilia

Lo dice Bankitalia. Tra le cause: crollo dei prestiti bancari e chiusura dei crediti alle imprese. Una contrazione che si è accentuata nel 2008, anno del boom della crisi

Tags: Banche, Sicilia, Crisi



 PALERMO - E' una crisi economica che parte dalle banche. Quante volte ce lo siamo sentiti dire in questi ultimi anni di sofferenze e recessione. Del resto, tutto era iniziato con il fallimento della Lehman Brothers, la società finanziaria statunitense costretta a dichiarare bancarotta nel settembre 2008 trascinando nel baratro Wall Street e tutte le più importanti borse valori del pianeta. Da quel momento si sono moltiplicate le banche che hanno dovuto chiudere battenti, soprattutto quelle di piccole dimensioni e perfino in Italia, il Paese con il sistema bancario più solido al mondo. 
Con 67 banche operanti con almeno uno sportello, alla fine del 2011 la Sicilia si è riscoperta più povera nel numero di istituti di credito: 12 in meno rispetto alla fine del 2007. Una contrazione che si è verificata soprattutto nel 2008, l’anno della grande crisi, per effetto delle politiche di razionalizzazione della rete e per le operazioni di aggregazione tra le principali banche. Tant’è vero che tra il 2007 e il 2011 il numero degli istituti di credito con sede nell’Isola è diminuito da 39 a 34 unità. Numeri rilevati annualmente dalla Banca d’Italia e che si trovano riassunta nell’ultimo Rapporto sulle economie regionali, oggetto della nostra analisi settimanale. 
La riflessione odierna non è che il risultato delle puntate precedenti: crollo dei prestiti bancari, chiusura dei crediti alle imprese, difficoltà nel rimborsare i prestiti.   
Tuttavia, i problemi siciliani nella struttura del sistema finanziario non si discostano molto dalla media nazionale per quanto riguarda i gruppi bancari di piccole dimensioni. In questa categoria le quote di mercato si sono incrementate nel decennio 2001-2011 dal 13,5 al 18,7% per i prestiti e dal 18 al 23,4% per i depositi. Ciò ha contribuito alla riduzione degli indici di concentrazione del mercato regionale del credito - più accentuata in riferimento ai prestiti alle famiglie - solo in parte compensata da alcune rilevanti operazioni di aggregazione. Nello stesso decennio la quota di mercato dei primi cinque gruppi bancari in regione si è ridotta dell’1,6% per i prestiti (60,8% a fine 2011), mentre è aumentata del 4,5% per i depositi (63,4% a fine 2011). 
Capitolo sportelli bancari: la Sicilia, che già nel 2001 era tra le regioni con media di sportelli ogni 10 mila abitanti più bassa d’Italia, è cresciuta più lentamente rispetto alla media nazionale fino al 2008, per poi flettere nel 2011 e tornare ai livelli del 2001 (3,4% a fronte del 5,4% nazionale). Il calo è imputabile alle banche appartenenti ai primi cinque gruppi bancari nazionali (-82 unità), interessati dalle aggregazioni. Passando ai comuni più grandi, con più di 10 mila abitanti, le reti di vendita bancaria sono invece aumentate dell’11,1% tra il 2001 e il 2008, per poi ridursi del 4,8% fino al 2011. 
Diminuendo gli sportelli, diminuiscono anche gli impiegati: in Sicilia il calo degli addetti è stato complessivamente del 15,7%. Le nuove dinamiche del personale, però, non sono derivate soltanto dalla riduzione degli sportelli attivi ma anche dalle politiche aziendali volte al contenimento della dimensione media degli sportelli in termini di addetti. Calo generale, comunque, per i dipendenti bancari, dirigenti compresi, calati dell’11,2% tra il 2008 e il 2011. Bisogna considerare però anche la diffusione della tecnologia informatizzata tra le imprese e le famiglie e la necessità da parte delle banche di contenere i costi, che hanno determinato un significativo aumento dei canali alternativi al tradizionale sportello bancario come gli Atm, i punti operativi automatizzati. 
In Sicilia il numero di Atm, nell’ultimo decennio, ha seguito una tendenza positiva continuando a crescere anche durante la fase più acuta della crisi, tanto che alla fine del 2011 erano operativi 4,7 punti ogni 10 mila abitanti, contro i 3,2 del 2001, ma sempre meno dei 7,5 di media nazionale. I servizi di internet banking per le famiglie, invece, poco utilizzati nel 2001 (2,9 clienti ogni 100 abitanti), alla fine del 2011 presentavano maggiore diffusione, con 19,5 clienti ogni 100 abitanti. E poi ci sono i contratti di corporate banking, relativi alla gestione telematica dei rapporti bancari con le imprese, aumentati di tre volte tra il 2002 e il 2009 portandosi a 27,2 ogni 100 imprese. Numeri in ogni caso sempre inferiori rispetto alla media nazionale che presenta un tasso del 28,7 ogni 100 abitanti del 43 ogni 100 imprese. Una Sicilia che sconta quindi anche il suo deficit di informatizzazione rispetto al resto del Paese, aggravando la sua stasi economica.

Articolo pubblicato il 26 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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