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Corte dei Conti: “Debiti fuori bilancio nascosti”
di Roberto Quartarone

Nell’audizione della magistratura contabile alla Camera, la scorsa settimana, la verità sulla situazione della finanza locale. Anticipazioni di tesoreria pari al quadruplo della media nazionale e riscossione inefficace
 

Tags: Corte Dei Conti, Bilancio, Regione Siciliana



PALERMO – Già sabato scorso abbiamo presentato parte del contenuto degli “Elementi per l’audizione sullo stato dei conti pubblici della Regione Siciliana”, riassunto della lunga relazione presentata a fine giugno dalla Corte dei Conti. Il breve documento è stato illustrato dalla presidentessa della sezione di controllo della Corte dei Conti, Rita Arrigoni, alla quinta commissione Bilancio, tesoro e programmazione della Camera dei deputati lo scorso 25 luglio, il giorno dopo l’atteso vertice tra i vertici della Regione e il Governo nazionale.

Anche la finanza locale è finita sotto la lente dell’Organo di controllo, che non dà un giudizio positivo nemmeno per l’attività dei 390 Comuni (più nove Province) isolani e, anzi, la giudica fonte di “grave preoccupazione”. Il perché è presto detto: la Corte nota come per i debiti fuori bilancio e per le passività latenti si riscontra la “tendenza ad occultarne l’esistenza in attesa di poter procedere ad un loro riconoscimento”. Così il processo di riconoscimento e la possibilità di fronteggiare gli squilibri che si creano nel bilancio diventano più complessi. E per la mancanza di liquidità si è anche costretti a ricorrere ad anticipazioni di tesoreria, che poi a fine anno non vengono estinte e sono pari al quadruplo della media nazionale.

La causa della mancanza della liquidità, secondo il rapporto della Corte dei Conti, è dovuta principalmente a una riscossione tributaria inefficace. L’evasione fiscale diffusa, inoltre, crea “un ingente volume di residui attivi, con l’effetto di alterare l’attendibilità degli avanzi di amministrazione e della stessa affidabilità degli equilibri di bilancio”.

La spesa principale è quella legata al personale, che mangia una fetta media del 42 per cento, con alcuni Enti che arrivano addirittura al 70 per cento. Questo fardello rischia di aggravarsi ulteriormente se si interverrà con la stabilizzazione dei 21.500 precari. Come nel caso dei dipendenti regionali, infatti, malgrado nel settore pubblico si può essere assunti solo per concorso, c’è la possibilità concreta che i lavoratori a tempo determinato possano mantenere il proprio posto di lavoro diventando effettivi, ma senza passare da alcun concorso. Quasi la metà di questi lavoratori proviene dal Messinese e dal Palermitano. “La stabilizzazione del personale precario – nota la Corte dei Conti –, pur se inizialmente sostenuta finanziariamente dalla Regione, rischia il progressivo irrigidimento della spesa corrente”.

Un’altra emorragia di denaro è quella che si lega alla gestione dei rifiuti. Non solo però ci sono uscite ingenti (oltre 505 milioni di euro totali), ma la relazione riporta anche come siano “spesso non correttamente contabilizzate”. Il problema legato ai rifiuti, inoltre, non è solo un problema diretto del bilancio degli Enti locali. I debiti che si riferiscono alle società d’ambito e ai consorzi, che entro quest’anno saranno soppressi, arrivano a oltre 824 milioni di euro.

Infine, il documento fa riferimento alle partecipate degli Enti locali, con cui si esternalizzano i servizi ma si aumentano anche i costi. E anche qui le passività sono pesanti e ricadono sulle spalle della finanza locale. Si legge testualmente: “Un’indagine della Corte, riferita ai Comuni capoluogo e alle Province siciliane, ha confermato la presenza di risultati di esercizio negativi con perdite destinate ad essere riversate a carico dei bilanci degli enti locali. Il 73 per cento delle società partecipate ha registrato risultati in perdita in almeno due esercizi nell’ultimo triennio. Tale fenomeno presenta accentuati caratteri di gravità nei comuni di Catania, Messina e Palermo ove il rilevante costo del personale ed il crescente indebitamento delle società rischiano di compromettere la stabilità finanziaria degli enti partecipanti”.
 

 
Già dal 2006 il legislatore nazionale ha indicato la strada della razionalizzazione
 
PALERMO – Dando uno sguardo alla relazione più approfondita del 29 giugno 2012, si nota come la Corte dei Conti abbia tracciato tutti i passaggi che avrebbero dovuto portare al contenimento della spesa. Già nel 2006 il legislatore nazionale aveva indicato di procedere nella razionalizzazione delle strutture e nel contenimento della dinamica retributiva, con l’obbligo scattato nel 2010; inoltre nel 2006 si è stabilito che non si potesse superare il monte stipendi del 2004.
Per quanto riguarda le cifre, nel 2010 la spesa per i dipendenti degli Enti locali si attestava sugli 1,9 miliardi di euro, con un valore medio di 385 euro pro capite (che sale a 447 euro in Provincia di Messina e 573 nei Comuni con meno di 5.000 abitanti). L’incidenza sulla spesa si attesta su un valore medio del 42,1 per cento, con un picco minimo a Priolo Gargallo (23,3 per cento) e massimo a Sperlinga (79 per cento).
“Percentuali di incidenza così elevate – scrive la Corte dei Conti – evidenziano una difficile sostenibilità della spesa nel medio-lungo periodo”. Notando come nella gestione del personale manchino delle linee guida programmatiche, la Corte sostiene “la necessità di improcrastinabili politiche di contenimento”.

Roberto Quartarone
Twitter: @rojoazul86

Articolo pubblicato il 31 luglio 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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