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Petrolio off shore, risorsa e minaccia
di Rosario Battiato

Le compagnie internazionali spingono per trivellare i tratti del Canale di Sicilia dove sono stati scoperti giacimenti. Tra le proposte anche l’adeguamento dei canoni di concessione e delle royalties a carico delle imprese

Tags: Trivellazione, Petrolio



POZZALLO (RG) – Puntuale come ogni anno giunge la minaccia delle compagnie petrolifere sulle acque isolane. Nelle scorse settimane era stata Greenpeace a lanciare una campagna per proteggere il mare dalle trivellazioni offshore. A stretto giro la risposta della Regione: Francesco Aiello, assessore regionale per le Risorse agricole ed alimentari, ha presentato in Giunta un atto di indirizzo, condiviso da Alessandro Aricò, assessore all’Ambiente, per invitare la Regione a manifestare il netto diniego alle perforazioni al governo italiano.

Il documento presentato nei giorni scorsi impegna la Giunta a chiedere al Governo nazionale “il blocco temporaneo e immediato di tutte le autorizzazioni per progetti di ricerca e perforazione off-shore, comprese quelle la cui istruttoria risulta ad oggi in itinere, in attesa di una celere e puntuale regolamentazione della materia”. Ma non solo. Aiello, infatti, si spinge oltre chiedendo “la rapida istituzione anche nel Canale di Sicilia di una Zona di Protezione Ecologica, così come nel mar Ligure e nel mar Tirreno, che permetta di applicare a questa importante area marina, le norme dell’ordinamento italiano e del Diritto dell’Unione Europea in materia di protezione degli ecosistemi marini, comprese quelle relative ai Siti di Interesse Comunitario”.
 
Il titolare dell’agricoltura ha inoltre inserito altri due punti nell’ordine del giorno dove si chiede “la definizione dei Siti di Interesse Comunitari ai sensi della direttiva Habitat per tutelare aree marine di rilevante pregio ambientale nelle acque territoriali nel Canale di Sicilia” e “la regolamentazione più puntuale della materia di autorizzazioni e concessioni delle trivellazioni, compresi i sondaggi, finalizzato ad una più adeguata qualificazione delle capacità tecniche economiche e finanziarie delle imprese proponenti, compreso l’adeguamento dei canoni di concessione e delle royalties a carico delle imprese concessionarie”.

L’Ue intanto continua a lanciare appelli sull’importanza delle rinnovabili, anche se il petrolio resta comunque la fonte più rilevante nell’ambito della produzione energetica. Tuttavia diverse compagnie, in alcuni casi anche grandi nomi mascherati da aziende con capitale sociale minimo così da risparmiare sui rimborsi in caso di danno arrecato, hanno moltiplicato la fame di mare isolano tramite le esplorazioni offshore. Ben undici i permessi per cercare petrolio già concessi e diciotto quelli in via di valutazione, oltre alle quattro piattaforme già attive.

Ieri, intanto, nuova iniziativa di Greenpeace contro le trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia. Gli attivisti dell’associazione hanno aperto uno striscione galleggiante con la scritta “Meglio l’oro blu dell’oro nero” davanti alla piattaforma “Vega” che opera su concessione di Edison ed Eni al largo di Pozzallo. Un secondo striscione “No alle trivelle nel Canale di Sicilia” è stato srotolato a bordo della barca a vela di Greenpeace, impegnata in Sicilia per il tour “U mari nun si spirtusa”. Ad accompagnare la protesta una flottiglia di imbarcazioni della Lega Navale di Pozzallo.

Articolo pubblicato il 01 agosto 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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