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Quotidiano di Sicilia

Partecipate Enti locali, il 60% è in rosso
di Roberto Quartarone

Il rendiconto generale della Regione, firmato dalla Corte dei Conti, si è occupato delle società gestite da Comuni e Province. 62 aziende su 164 sono già in liquidazione. Aumenta l’importanza delle società consortili

Tags: Partecipate Regionali



PALERMO – A fine 2010, sono state censite 164 società le cui quote societarie erano totalmente o in parte detenute dagli Enti locali (Comuni e Province). Torniamo sul tema delle “partecipate”, dopo l’inchiesta di Ferragosto su quelle di cui la Regione detiene delle quote, parlando di una mini galassia formata da 112 enti controllati dalle nove Province e 52 dai Comuni siciliani, anche in questo caso con costi alti e servizi dubbi.
 
Il rendiconto generale della Regione Siciliana sull’esercizio finanziario 2011, del 29 giugno scorso, è la fonte principale per capire meglio qual è lo stato delle esternalizzazioni, che la pubblica amministrazione ha iniziato con forza agli inizi degli anni novanta. La Corte dei Conti segnala “l’assenza di un disegno sistematico in grado di ordinare l’insieme di norme emanate, sia in sede nazionale come anche in ambito regionale”. Questo ovviamente implica una certa confusione in materia, ma che comunque il legislatore sta cercando di ovviare con vari provvedimenti per contenere la spesa e per rendere quanto più possibile trasparente l’informazione sul tema.
 
Intanto, al 31 dicembre 2010, delle 164 partecipate, 102 erano in attività, mentre 62 erano in liquidazione. Rispetto al 2009, ne sono state aperte sette nuove, mentre due sono state definitivamente chiuse.
I Comuni di Catania, Messina e Palermo sono quelli che detengono il maggior numero di partecipazioni tra i capoluoghi (10), mentre tra le Province Catania svetta con 25, seguono Messina a 19 e Palermo a 16. I nove capoluoghi e le nove Province detengono tutti delle quote in società, ma le tre principali svettano sulle altre. “Le partecipazioni in società il cui capitale è interamente detenuto da amministrazioni pubbliche sono complessivamente 78, rappresentando pertanto il 48% del totale”, scrive ancora la Corte dei Conti. È più comune che siano le amministrazioni comunali a detenere il 100% delle azioni di una partecipata (35 su 52 totali) rispetto alle Province (43 su 112) perché si fa più riferimento alle “società in house”, ovvero che sono esclusivamente legate alla Pa.
 
Le forme societarie prevalenti sono le Spa (92, 35 dei Comuni, 57 delle Province), seguite dalle Società consortili a responsabilità limitata (36, 6 dei Comuni, 30 delle Province), dalle Srl (26, 8 dei Comuni, 18 delle Province) e dalle Società consortili per azioni (10, 3 dei Comuni, 7 delle Province). Il rendiconto mette l’accetto sull’importanza delle Scpa e delle Scarl, perché “tali società sono utilizzate in prevalenza per lo svolgimento di iniziative dirette allo sviluppo, alla promozione e al coordinamento di attività economiche che riguardano il territorio”. La maggior parte delle società partecipate si dedicano allo sviluppo del territorio (59) e alla gestione dei rifiuti (41), mentre un numero minore è quello riferito alle società di acqua, gas ed energia (12), multiutility (10), cultura e sport (4) e trasporto pubblico (3).
L’analisi dei bilanci non è affatto positiva: sono risultate in perdita 101 partecipate (quasi il 62 per cento del totale), se si considerano almeno due degli ultimi tre esercizi finanziari. Ciò significa che il peso delle società ricade in seguito sul bilancio degli Enti locali, appesantendoli di un altro fardello.
Sono le società partecipate dai Comuni quelle maggiormente in perdita: 38 su 52 hanno chiuso in rosso la gestione, quindi quasi tre su quattro. Nella Provincia la situazione è leggermente migliore. Sempre più della metà delle società sono in perdita, però la percentuale scende al 56,25 e in valori assoluti si va sui 63 su 112.
 
La spiegazione che si dà la Corte dei Conti per questa discrepanza nei dati tra Comuni e Province è “la presenza significativa [nei Comuni] di società totalmente pubbliche o sostanzialmente tali che gestiscono i servizi comunali, spesso in presenza di un organico sovradimensionato e di controversi rapporti con gli enti”.
Le società che sono maggiormente in rosso sono quelle che si occupano di sviluppo del territorio (40 per cento), seguite da quelle del settore rifiuti (19 per cento) e dell’acqua, gas ed energia (8 per cento).
 

 
Adottata la L. 244/07 solo da 11 Enti su 18
 
PALERMO - L’art. 3 della L. 244/07 tratta specificamente della dismissione delle partecipazioni societarie. Le amministrazioni pubbliche, recita il comma 27, “non possono costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né assumere o mantenere direttamente partecipazioni, anche di minoranza, in tali società. È sempre ammessa la costituzione di società che producono servizi di interesse generale e che forniscono servizi di committenza o di centrali di committenza a livello regionale”.
Cos’è stato fatto finora? Dai dati riportati dai questionari Siquel sul rendiconto 2010, la Corte ha visto che 11 enti sui 18 complessivi oggetto della rilevazione hanno adottato la pronuncia. E così i Comuni di Messina, Palermo, Ragusa e Trapani e le Province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Palermo, Siracusa e Trapani si avviano a cedere le quote di 20 società partecipate, come riporta la tabella a fianco. Sono state dismesse prevalentemente società che riguardano lo sviluppo del territorio.
 

Articolo pubblicato il 17 agosto 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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