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Quotidiano di Sicilia

Cresce l’incidenza del cancro ma le strutture sono insufficienti
di Liliana Rosano

Il Rapporto Favo piazza la nostra regione agli ultimi posti per assistenza medica ai malati di tumore. In Sicilia solo l’1,5% dei posti letto viene riservata ai pazienti oncologici

Tags: Tumore, Sanità



PALERMO - In Sicilia il numero dei ricoveri per tumore cresce ma sono poche le strutture e i posti letto destinati a questa patologia. Il dato viene pubblicato nell’ultimo Rapporto Favo (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) che ha fatto luce sulla condizione assistenziale dei malati oncologici. Nell’Isola sono stati quasi 52 mila i ricoveri per tumore nel 2009. Questo particolare tipo di degenza rappresenta l’8,53 per cento del totale. Una percentuale che è però al di sotto della media italiana che secondo l’associazione è pari al 9,92 per cento. In Sicilia, soltanto l’1,55 per cento dei posti letto per 10 mila abitanti è riservato al reparto oncologico e l’11,31 per cento alla radioterapia contro il 40,40 della Provincia Autonoma di Trento, mentre sono in tutto 35 le strutture dove è presente il servizio di oncologia medica.

Nell’affrontare il tema delle dotazioni di strutture per le cure palliative-hospice da destinare ai malati in fase terminale, occorre ricordare che la legge 39/1999 ha messo a disposizione delle Regioni oltre 200 milioni di euro per la realizzazione di 188 centri residenziali di questo tipo, con una dotazione di 2.025 posti letto, da attivare in stretta integrazione operativa con la rete delle cure palliative domiciliari. In Sicilia, dove le hospice sono in tutto 6 con 45 posti letto, ad oggi risultano assegnati 15,3 milioni di euro di cui 12,8 erogati. Si parla di una realizzazione pari all’84,30 per cento contro il 100 per cento di realizzazione al Centro Nord.

Il Rapporto Favo mette nero su bianco anche la remunerazione teorica dei ricoveri per tumore, cioè il numero dei rimborsi che gli ospedali hanno ottenuto dalle regioni in base al numero di pazienti che si è ricoverato. In Sicilia, nel 2009 la remunerazione è stata pari a 317 milioni contro 1 miliardo di euro della regione Lombardia.

Altro aspetto legato al cancro è quello dell’invalidità e dell’inabilità dei pazienti. Nella nostra Isola, nell’arco di tempo compreso tra il 2001 -2010, le domande invalidità accolte per neoplasia sono state 6.176 con una percentuale del 7 per cento e quella di inabilità accolte sono state in tutto 3.376. Sempre nel decennio in questione, le prestazioni previdenziali per neoplasie sono state in tutto 9.550. Per l’invalidità civile si parla di 21 mila domande nel 2010, di 4.850 verbali telematici e di 2.152 domande accolte, cioè circa il 45 per cento, mentre in Lombardia come nel resto del Nord la percentuale è del 36 per cento. Infine, in Sicilia nel 2010 sono stati erogati 247 assegni di invalidità per neoplasia e 969 pensioni.

Una nota per la Sicilia riguarda la dotazione tecnologica nel campo della radioterapia. La radioterapia italiana ha registrato una considerevole crescita in tutti, o quasi, i suoi aspetti, dal numero dei centri alle loro dotazioni strumentali. Tuttavia, già il rapporto Istisan 02/20 del 2002 ha evidenziato come tale miglioramento, anche in relazione alla crescita delle indicazioni, mantiene la radioterapia italiana fortemente sottodimensionata. Il suo adeguamento alla realtà dei maggiori Paesi europei richiedeva, già nel 2002, di portare il numero dei Linac a circa 7-8 unità per milione di abitante. Quest’obiettivo, a distanza di nove anni da quella valutazione, è attualmente raggiunto solo in 6 regioni su 21, con una assoluta supremazia del Nord Italia (Valle d’Aosta, Lombardia, Trento, Friuli Venezia Giulia, Liguria) e Umbria, mentre in alcune regioni del Sud come Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania e Abruzzo, la dotazione rapportata per questo tipo di tecnologia sta migliorando ma è lontana dall’obiettivo.

Il Rapporto evidenzia anche alcuni dati che riguardano i ricoveri per chemioterapia che nell’Isola nel 2009 sono stati pari a 27 mila. Alle difficoltà connesse al trattamento del cancro in caso di malattie rare si aggiungono anche continui spostamenti fra centri di cura e ricerca distanti tra loro, mancanza d’informazioni e ridotta expertise clinica nel loro trattamento. A tutto questo va aggiunto lo scarso interesse commerciale nello sviluppo di farmaci adeguati da parte delle industrie. In Italia, le neoplasie con minore incidenza nella popolazione, fatte poche eccezioni, non sono incluse nella rete nazionale delle malattie rare (creata con il Dl 279/2001). Dal 1997 opera però la Rete Tumori Rari (Rtr), tesa al miglioramento dell’assistenza diagnostica e clinica ai pazienti colpiti da queste malattie. Rtr unisce più di 100 centri clinici sparsi su tutta la Penisola. Ruolo importante di questa rete è la possibilità di accedere ad un secondo esame istologico di conferma della diagnosi.

Nel Rapporto, Favo, insieme all’Aiom, ne sollecita il riconoscimento da parte del Servizio Sanitario Nazionale esattamente come già accade in altri Paesi dell’Unione europea. Secondo la Favo, l’indice di fuga, cioè la percentuale di chi decide di andarsi a curare fuori, nel caso della patologia tumorale e chemioterapia in Sicilia è del 12,72 per cento mentre a scegliere l’Isola per questo tipo di patologia è solo il 2 per cento di pazienti fuori regione. Occorre quindi che la Sicilia si doti di strutture che siano in grado di fare fronte a questo problema, sia nella fase del ricovero che in quella post-ricovero.

Articolo pubblicato il 21 agosto 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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