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Caos formazione professionale, parte un esposto alla Procura
di Michele Giuliano

Un “comitato di lavoratori indignati” del settore presenta formale denuncia: “troppe le irregolarità”. Si denunciano una serie di presunte illegittimità e di manovre sporche degli enti

Tags: Formazione, Lavoro



PALERMO - Il caos all’interno della formazione professionale in Sicilia, tra riduzione di finanziamenti ed esclusione di enti storici con relativo licenziamento di personale, finisce addirittura sui tavoli della procura della Repubblica di Palermo e della Direzione investigativa antimafia nazionale. Ad interessare le due autorità diversi lavoratori siciliani che hanno deciso di mettere tutto nero su bianco per denunciare il caso che si presenta davvero come una enorme polveriera. L’esposto è stato sottofirmato da alcuni lavoratori che si sono riuniti in “comitato indignati Avviso 20”, in riferimento proprio all’ultimo finanziamento della Regione agli enti di formazione che lascerebbe fuori dai giochi decine di enti storici e all’incirca mille dipendenti a tempo indeterminato. “Chiediamo a procura e Dia – si legge nell’esposto – di voler urgentemente intervenire per vederci chiaro nel ricchissimo settore della formazione professionale siciliana al fine di voler ripristinare, ove lesa, la legalità e ciò a favore di un servizio pubblico interrotto e degli addetti ai lavori”.

Gli stessi dipendenti fanno riferimento a notizie ed inchieste giornalistiche che dal 2010 ad oggi si sono susseguite attorno al mondo spesso torbido degli enti di formazione professionale cosiddetti “storici”: “Tra questi anche quelli di estrazione sindacale – si legge ancora - sono stati ceduti a non precisate compagini sociali vicine a parlamentari che si appresterebbero ad avere finanziamenti per circa 90 milioni di euro per ente all’anno”. Una denuncia forte che parte dalle notizie che si sono diffuse di continue cessioni di rami d’azienda tra enti di formazione. Il “comitato dei lavoratori indignati Avviso 20” mette sul piatto anche la scelta politica operata dalla Regione non di cofinanziare il Piano Formativo ai sensi della legge regionale 24/76, legge che regolamenta il settore e ne tutela i lavoratori e gli Enti no profit.
 
Infatti l’intera spesa (quasi 900 milioni di euro per il prossimo triennio) è stata spostata interamente sul fondo sociale europeo, il che ha cambiato alcune regole consolidate che avevano riguardato il mondo della formazione. In primis il modo di finanziare e le spese da rimborsare agli enti, oltre che regole più rigide attorno alla spesa. La legge 24/76 contemplava la garanzia occupazionale che ora la Regione non può più mantenere per effetto proprio del mancato finanziamento accordato ad alcuni enti: “Si intravede il pericolo – continua l’esposto – per probabili licenziamenti dei lavoratori al fine di creare margini di profitto illecito, un altrettanto probabile occulto perseguimento di utile e reinvestimento di capitali di dubbia provenienza nel settore delle forniture, ed infine probabili infiltrazioni di carattere mafioso nell’amministrazione competente, cioè l’assessorato regionale della Formazione e dell’Istruzione Professionale. E’ nostro impegno presentarci nelle forme e nei modi che ci tutelino al magistrato cui verrà affidata l’inchiesta al fine di collaborare pienamente”.

 


L’approfondimento Iniziata all’assessorato una concertazione
 
Intanto proprio sul problema occupazionale in qesti giorni alla Regione si è tenuta una seduta del Comitato di Indirizzo e Concertazione, a cui hanno preso parte il Capo di Gabinetto dell’assessorato alla Formazione Francesca Garoffalo e il segretario particolare dell'assessore Accursio Gallo, Nicola Caldarone. Oggetto del faccia a faccia la grave crisi occupazionale che sta colpendo il settore della formazione professionale. Dopo lunga e approfondita discussione sono emerse due proposte. Una è quella di costituire un tavolo regionale, sulla scorta dell’esperienza degli sportelli multifunzionali, per incrociare gli esuberi con le disponibilità; l'altra, di assegnare agli uffici del lavoro il compito di avviare presso gli enti richiedenti la professionalità richiesta. “Ma al di là delle proposte – scrive in una nota la Uil Scuola Sicilia - resta una decisione politica rilevante da assumere. Quella di assumersi la paternità della gestione di questo bacino di lavoratori. Vedremo che indirizzo vorrà dare l'assessore. A nostro parere, a prescindere dalle modalità di dichiarazione degli esuberi, cassa integrazione o mobilità, in capo alla Regione Siciliana resta l'obbligo di esperire ogni tentativo utile per assicurare continuità lavorativa ai lavoratori dichiarati in esubero”.

Articolo pubblicato il 21 agosto 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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