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Uccello della tundra siberiana osservato nei pantani del sud-est
di Maurizio Marchese

Volontari della Lipu di Ragusa hanno avvistato esemplare della specie, per la prima volta in Sicilia. Probabile che il gambecchio collorosso sia giunto per errore lungo la rotta migratoria
 

Tags: Ambiente, Lipu



RAGUSA - Gambecchio collorosso, questo è il nome dato dagli ornitologi ad un piccolo uccello per via della gola, del collo e degli auricolari color arancio acceso, identificato da parte dei volontari della Lipu di Ragusa presso il pantano Longarini, tra tanti altri limicoli, uccelli con l’abitudine di zampettare nel fango alla ricerca di invertebrati e che a seconda della lunghezza di zampe e becco, frequentano aree umide diverse, per potersi alimentare meglio, riuscendo così a garantirsi il cibo.

Gli ambientalisti lo hanno osservato e fotografato, riconoscendolo attentamente tra le diverse specie presenti negli specchi palustri, tra cui il gambecchio comune, il piro piro boschereccio, la pantana, il cavaliere d’Italia ed il piovanello. Un’osservazione di tutto rispetto, per gli esperti del settore, realizzata grazie ad attività di birdwatching e monitoraggio condotti sistematicamente e che assume una certa rilevanza, in quanto si tratta, a detta degli studiosi del secondo avvistamento in Italia e del primo in Sicilia, di un uccello che è tipico della tundra siberiana.

Questa specie, la cui rotta migratoria attraversa l’Asia nella porzione più orientale, a detta degli ornitologi, è arrivata in Sicilia poiché durante la migrazione alcuni individui hanno seguito esemplari di specie simili come il gambecchio comune, la cui rotta migratoria è invece tipicamente europea. Un motivo in più, per sostenere l’importanza della tutela della zona umida, dei Pantani della Sicilia sud orientale, un mosaico composto da 11 pantani, di diverse dimensioni, profondità e salinità.

L’area di interesse naturalistico estesa circa 1400 ettari che ricade nei comuni di Ispica Pachino e Noto, fa parte anche del Sito di interesse comunitario ITA 090003, era già stata inserita fin dal 1991 tra le aree protette da istituire, ma soltanto nel 2011 è stata dichiarata Riserva naturale dalla Regione siciliana.

Da tempo, alcune associazioni tra cui Legambiente, Wwf, Lipu, Ebn Italia, Ente Fauna ed altri, hanno promosso iniziative e petizioni affinché la zona assediata in parte, da serre e costruzioni abusive individuata come area importante anche nei Piani di Azione da parte dell’Ispra, venisse tutelata, anche per la sua collocazione geografica che costituisce un ponte verso l’Africa ed una via privilegiata per i flussi migratori degli uccelli verso il Nord Europa in primavera ed, all’inverso, in autunno.

Travagliata la nascita dell’area protetta, che nel passato ha subito una forte pressione venatoria, l’iter istitutivo è stato infatti oggetto di dibattito e resistenza iniziale, da parte del comune di Pachino e di alcune associazioni venatorie che, insieme al Consorzio del pomodoro ciliegino di Pachino avevano presentato ricorso al decreto istitutivo, chiedendone l’annullamento, atto poi respinto dal Tar di Catania che invece aveva giudicato “la non sussistenza del danno causato dall’apposizione del vincolo”.
Adesso sarà necessario avviare da parte dell’ Azienda foreste demaniali, ente gestore individuato dall’Arta Sicilia, le bonifiche delle discariche abusive presenti, prevedendo tutte le attività di fruizione, studio regolamentazione e tutela costante dell’area.

Maurizio Marchese
Twitter: @marchesemau

Articolo pubblicato il 23 agosto 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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