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Invasi dalle carcasse d’auto abbandonate a Palermo
di Gaspare Ingargiola

In un anno 4 mila verifiche e 800 rottami raccolti. Ma ci vogliono anche 15 mesi prima di rimuoverli

Tags: Palermo



PALERMO - Sono 173 le automobili o le carcasse di autoveicoli abbandonate in strada dal primo gennaio al 10 luglio 2012, data dell’ultimo rilevamento compiuto dal Dipartimento Raccolte Differenziate dell’Amia, con picchi di 38 auto prelevate a gennaio e di 41 a maggio. La media nei primi sei mesi dell’anno è di quasi una al giorno. Di poco inferiore il numero di motoveicoli abbandonati, che si attesta sui 140 (di cui appena sei presentavano ancora la targa ed erano dunque riconducibili a un proprietario).

Dalle statistiche messe a disposizione dall’ufficio stampa dell’Amia emergono le cifre di un malcostume radicato. Ben più alta la media del 2011: gli autoveicoli prelevati dall’Amia sono stati 792 (con un tetto massimo di 102 nel solo mese di giugno), 580 i motoveicoli, di cui 571 quelli senza targa. Eppure questa è solo una parte dei veicoli e degli “scheletri” rinvenuti per strada.
Dal Comando della Polizia municipale fanno sapere che “la media annuale delle auto che hanno subito una verifica sale a 4 mila circa. Di queste, il 50% viene verificato addirittura due volte perché è possibile che un veicolo già passato sotto i nostri accertamenti rimanga in strada ancora per un po”. E in media ci vogliono 15 mesi per effettuare dei controlli completi e togliere il mezzo dalla strada”. Questo perché occorre controllare la targa e, se possibile, rintracciare il proprietario, certificare l’assicurazione (e in questo caso il proprietario incorre in una sanzione amministrativa) e infine verificare che il mezzo non sia rubato. A questo punto si deve recapitare il verbale, contro il quale il proprietario può fare ricorso: il che significa un’ulteriore attesa di 60 giorni. Per questo il ritiro di un veicolo o di una carcassa dalla strada non può essere immediato: sono diversi i passaggi burocratici da rispettare.

Inoltre i tempi di giacenza di una carcassa possono dipendere dall’urgenza dell’intervento, dalla visibilità del sito, dalla rintracciabilità del proprietario stesso. E le risorse economiche mancano. “Né noi, né l’Amia – spiegano ancora al Comando di via Dogali –, abbiamo a volte le risorse necessarie per effettuare il ritiro con immediatezza. Mentre per legge l’auto abbandonata (o il suo scheletro) non dovrebbe stare per strada”.

Tacendo del brutto estetico concesso agli obiettivi fotografici dei turisti, infatti, ben più urgenti sono le conseguenze ambientali. Già il Decreto Legislativo n. 22 del 5 febbraio 1997 (o “Decreto Ronchi”) al comma l) ed l-bis) inserisce tra i rifiuti speciali “i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti” e “il combustibile derivato da rifiuti” (si pensi agli oli esausti, alla benzina, alla batteria). Inoltre, il comma 14 dell’art. 5 del Decreto Legislativo n. 209 del 24 giugno 2003 stabilisce che “i veicoli a motore rinvenuti da organi pubblici o non reclamati dai proprietari e quelli acquisiti per occupazione […] sono conferiti ai centri di raccolta”. Ma qui sorge un altro problema, di risoluzione ancora più difficile e peraltro già rilevato dalla stessa Polizia municipale in un documento pubblicato sul sito istituzionale lo scorso 10 marzo: quello relativo alla “mancanza di un centro di raccolta comunale per il conferimento in attesa della rottamazione e degli accertamenti di rito, previsti dal Decreto Ronchi”. Di recente, continua il documento, il Comando dei vigili urbani “ha collaborato con il Settore Ambiente per la stesura del bando per l’istituzione del centro di raccolta, ma la procedura è rimasta in itinere”.
 


Il riciclaggio dei materiali attraverso una ditta esterna
 
PALERMO - In sostanza, non ci sono siti di stoccaggio per le auto abbandonate, come il decreto 209/03 stabilisce con chiarezza: all’art. 8 si decide infatti “la costituzione di sistemi di raccolta di tutti i veicoli fuori uso; l'organizzazione di una rete di centri di raccolta idonei ad assicurare una raccolta e un trattamento efficienti dei veicoli fuori uso, con particolare riferimento a quelli con valore di mercato negativo o nullo; la presenza uniforme sul territorio di centri di raccolta e di impianti di trattamento e di riciclaggio; lo sviluppo di aree consortili in luoghi idonei ove gli operatori possono garantire il ciclo di trattamento del veicolo fuori uso; lo sviluppo del recupero energetico dei materiali che non è possibile o conveniente reimpiegare o riciclare; la creazione di un sistema informatico per il monitoraggio dei flussi dei veicoli fuori uso e dei relativi materiali; (...)”. Fortunatamente la parte riguardante il riciclaggio e recupero dei materiali viene espletata grazie a un accordo tra l’Amia e una ditta di smaltimento dei rifiuti. L’Amia, infatti, non provvede in maniera diretta al riciclaggio, ma, una volta terminata la prassi burocratica, lo affida previo accordo a una ditta di gestione dei rifiuti, la Brugnano s.r.l.. La ditta incaricata smonta il veicolo o quel che ne rimane scomponendolo in tutte le sue parti riciclabili, dal vetro dei parabrezza e degli specchietti alla plastica dei paraurti, dal filtro dell’olio agli pneumatici. “Di un veicolo si deve recuperare per legge tra il 70% e l’80% - spiegano all’azienda – eccezion fatta per la benzina, i liquidi refrigeranti e altre sostanze non riciclabili che vanno altrimenti smaltite. Le parti riciclate vengono poi affidate a ditte specializzate e il ciclo di recupero è così completo”.

Articolo pubblicato il 25 agosto 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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