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Quotidiano di Sicilia

Raffinerie e trivelle, il Mediterraneo è nero
di Rosario Battiato

Quattro raffinerie siciliane, sulle quattordici attive in Italia, si trovano sulla costa. E i risultati, purtroppo, si vedono. L'allarme del Wwf: incidenti e movimentazione di prodotti petroliferi uccidono il mare

Tags: Wwf, Raffineria, Legambiente, Greenpeace



MESSINA – Dopo Greenpeace e Legambiente, tocca al Wwf lanciare una campagna a difesa dei tesori naturalistici del Mediterraneo messi in pericolo dal petrolio. L'associazione del panda ha presentato ieri il dossier “Teniamo la rotta-Tutela dell'ambiente marino e navigazione marittima”, in occasione della partenza del Giro d'Italia a vela da Trieste. Tra le zone più esposte all'inquinamento anche lo stretto di Messina. 


Prosegue la battaglia ambientalista per difendere il mare da trivelle e petroliere. Il Wwf ha realizzato una mappatura delle zone più esposte e dove sarebbero a rischio diverse specie. Sono cerchiati di rosso il mare di Alboran (tra Spagna, Marocco e Algeria), il Bacino sardo-corso-liguro-provenzale, il Mar Egeo, Bosforo e Dardanelli, le coste della Dalmazia, le coste dell'Algeria e Tunisia, il Tirreno meridionale e lo Stretto di Messina, il Golfo di Gabes, in Tunisia, il Golfo della Sirte (Tunisia), il Mediterraneo orientale, Iskenderun Bay (Turchia) e Lagune costiere adriatiche. 

Il vecchio Mare Nostrum dei latini è circondato e minacciato da merci di ogni genere (anche carichi di materiale pericoloso) per 3,6 miliardi di tonnellate di beni movimentati solamente nel 2010, con un trasporto di petrolio da 9 milioni di barili ogni giorno, pari al 20% del greggio trasportato in tutto il mondo.

E la Sicilia non fa eccezione, anzi. Il porto di Augusta movimenta quasi esclusivamente petrolio e prodotti petrolchimici: nel suoi periodi di grande splendore è arrivato fino a 30 milioni di tonnellate che corrispondono a circa il 90% del suo volume totale di traffico. Valori percentuali oltre il 50% vengono osservati anche per i porti di Cagliari, Ancona, Savona e Messina-Milazzo.
 
Augusta detiene il secondo posto nazionale come porto petrolifero sul Mediterraneo e il terzo internazionale, battuto solo da Trieste (36 milioni di tonnellate) e da Marsiglia (65 milioni di tonnellate). Tra i primi dodici porti italiani per trasporto di merci pericolose troviamo tre realtà isolane: Milazzo, Santa Panagia e, ancora, Augusta. Sono nove le raffinerie situate sulla costa  (Marghera, Falconara, Taranto, Livorno, Augusta, Priolo, Milazzo, Sarroch e Gela), delle quattordici attive sul territorio italiano, e di queste ben quattro sono tutte siciliane. Nel 2010 hanno lavorato più di 90 milioni di tonnellate di greggio e semilavorati.
Secondo il Wwf il rischio ci sarebbe non solo per la movimentazione, ma anche per gli incidenti. Il 10 marzo del 2012 è avvenuto il famoso incagliamento della nave cisterna nel siracusano, e, appena una settimana dopo, il fenomeno si è ripetuto con la nave portacontainer davanti a Ganzirri, Messina.

Ogni anno nel Mediterraneo si verificano in media 60 incidenti di varia intensità, 15 dei quali riguardano navi che provocano sversamenti a mare di petrolio e sostanze chimiche. Gli ultimi dati registrati in un dossier Ispra che registra la numerosità e qualità degli incidenti nel Mediterraneo ha certificato come, nell'ultimo quarto di secolo, ci sono stati ben 27 incidenti rilevanti con uno sversamento complessivo di oltre 270.000 tonnellate di idrocarburi.

Articolo pubblicato il 05 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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