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Immersioni? Sì ma con prudenza. I consigli per non correre rischi
di Margherita Montalto

Le indicazioni della Capitaneria di porto sono chiare ma sconosciute ai più

Tags: Immersione, Sub



CATANIA- La sensibilizzazione di chi va in immersione, attraverso una corretta informazione, deve essere recepita come prevenzione per evitare  svariati incidenti in mare, causati da imperizia, imprudenza, distrazione e mancata conoscenza dei segnali che indicano il “sub in immersione”.  Infatti sono rilevanti, per questi motivi, una serie di incidenti che si verificano a chi pratica immersioni subacquee. Durante questi ultimi mesi della stagione balneare gli incidenti sono stati numerosissimi.

Da cosa dipendono e cosa fare per la propria incolumità? L’attività di sub è molto ricercata tanto che in alcuni casi, è considerata un’attività alla portata perfino di individui con gravi disabilità motorie. C’è da dire in primis però che, chi si accinge ad essa, “non deve mai prescindere dal rispetto delle norme di sicurezza, dalla conoscenza delle leggi fisiche che la governano e dalla conoscenza delle procedure di emergenza”, per di più perchè essa prevede l’immersione completa del corpo umano che se non segnalato, può accadere di essere travolti, o feriti dalle eliche di un motoscafo, un gommone o una barca, lasciando segni irreversibili.

Sebbene le indicazioni delle Capitanerie di Porto siano chiarissime, non tutti i diportisti conoscono o ricordano che in acqua “i subacquei hanno l'obbligo di segnalarsi attraverso una bandiera su campo rosso con banda diagonale bianca”.
Per essere un buon sub pertanto ecco un decalogo che può essere d’aiuto. Occorre: prepararsi iscrivendosi ad un corso che preveda lezioni teoriche ed uscite; mantenersi in buona forma: sottoporsi a visita periodica e tenere sotto controllo il peso; verificare l’efficienza dell’attrezzatura: se si prende a noleggio,  controllarne la funzionalità; segnalare sempre la propria presenza con una boa (peraltro obbligatoria); effettuare immersioni in compagnia, ancora meglio se accompagnati da un professionista; prima di tuffarsi consultare il meteo marino, che segnala anche  le forti correnti; fare molta attenzione al panico: nelle situazioni critiche non si può riemergere velocemente, ma vanno rispettate le tappe di decompressione; se si volessero visitare grotte o relitti, farsi sempre accompagnare da un esperto: si dovrà usare il “filo di Arianna”, corda per non perdere l’orientamento; evitare gli sforzi quando si esce dall’acqua: nelle ore successive è consigliabile non prendere aerei né recarsi in montagna, per evitare sbalzi di pressione; in caso di emergenza, chiamare la Guardia Costiera al numero gratuito 1530.

Articolo pubblicato il 05 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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