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Telelavoro, chi lo usa ci guadagna ma al Sud non riesce a decollare
di Liliana Rosano

Il lavoro da casa è praticato solo dall’8,3% delle aziende del Mezzogiorno contro una media del 29,5%. Tra le cause un notevole ritardo tecnologico rispetto al resto d’Europa

Tags: Telelavoro



PALERMO - In America lo chiamano “homeworking”, il lavoro da casa che molte delle aziende offrono come opzione per i propri dipendenti. I benefici sono molti: ottimizzazione dei tempi, risparmio sui costi di gestione, riduzione dello stress.

Ma il telelavoro non riesce a decollare al Sud, dove, secondo un’indagine condotta nel febbraio 2011 da “Manageritalia”,  solo l’8,3% delle aziende/manager intervistati al Sud utilizza il telelavoro, contro una media nazionale del 29,5% e del 33,1% del Nord Ovest. Non va male il telelavoro anche al Centro e al Nord est dove le percentuali sono rispettivamente del 27,9 e del 26,6.

L’indagine, svolta con la collaborazione tecnica di AstraRicerche, è stata realizzata tramite un questionario via internet sottoposto a oltre 20.000 dirigenti e quadri del terziario. L’oggetto riguardava l’utilizzo nelle loro aziende del telelavoro e le loro opinioni in merito. Hanno risposto 1.902 dirigenti e quadri, un campione ampiamente rappresentativo dell’universo indagato.

In Italia, i lavoratori che lavorano da casa con l’ausilio di un pc e un collegamento in rete (Eurofound 2007) sono il 3,9% degli occupati, mentre la media europea (EU15) è all’8,4% e la Danimarca è al primo posto con un tasso pari al 16%, seguita da tutto il Nord Europa che ha tassi intorno al 14%, ma anche Regno Unito (9,6%), Germania (8,5%), Spagna (8,4%) e Francia (7%) ci superano alla grande.

Le cause del risibile utilizzo del telelavoro in Italia sono di natura diversa: un sistema economico fatto quasi esclusivamente da piccolissime aziende (e come risulta da varie ricerche il telelavoro è molto diffuso, oltre il 40%, nelle aziende oltre i 250 dipendenti e pochissimo, 0,5% in quelle sotto i 50); un notevole ritardo tecnologico rispetto al resto d’Europa dove siamo al ventesimo posto sia per quanto riguarda il possesso di Internet da casa (la penetrazione tra le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni è del 59%, rispetto alla media europea del 70%) sia per l'accesso mediante banda larga (la penetrazione è del 49%, rispetto alla media europea del 61%). Ma soprattutto subiamo un ritardo in merito agli aspetti normativi e culturali.

Per la verità di telelavoro si parla nel programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, Italia 2020, messo a punto dall’allora ministra delle Pari opportunità Mara Carfagna.
Il piano contiene linee d’azione precise, come la diffusione dei nidi familiari remunerati attraverso i voucher, il potenziamento dei servizi di cura per i non autosufficienti, la creazione di albi di badanti e babysitter appositamente formate, il sostegno economico a chi lavora da casa tramite telelavoro, sgravi fiscali sul lavoro delle donne del Mezzogiorno. Agli italiani il telelavoro piace, ne riconoscono i vantaggi e accolgono con favore proposte in questa direzione. A rivelarlo è un’indagine (Dynamic Markets per Ayaya “Flexible Working 2009” su un campione di 3.500 lavoratori europei) che dice che il telelavoro gode di un’ottima “reputazione” nell’immaginario collettivo.

L’82% dei lavoratori italiani è convinto che questa forma flessibile di lavoro possa non solo creare nuove opportunità di lavoro, ma anche garantire la conservazione dei posti esistenti e facilitare la reintegrazione dei lavoratori. Ma c’è di più: il 33% ritiene che il telelavoro sia fonte di risparmio anche per le aziende e il 48% reputa i telelavoratori più produttivi dei colleghi in sede. Anche molti manager la pensano così: il 55% associa al telelavoro una maggiore produttività e il 52% un impegno più intenso.
 


L’approfondimento. Utilizzato soprattutto nelle grandi aziende
 
Secondo l’indagine di “Mangaeritalia”, il telelavoro è utilizzato in poco meno di un terzo (29,5%) delle aziende dei manager intervistati: più nelle grandi aziende (37,9% sopra i 250 dipendenti), nelle aziende multinazionali estere (43,7%) e al Nord ovest (33,1%). Quasi la metà degli intervistati che lo utilizzano (45,8%) dichiara di aver inserito il telelavoro in azienda da oltre 5 anni, solo il 12% lo ha inserito nell’ultimo anno e un quarto (25,9%) negli ultimi 2-3 anni. Telelavorano quasi esclusivamente quadri (74%), impiegati (72%) e dirigenti (70%), sono invece solo l’1% gli operai. Soprattutto lavoratori con contratto a tempo indeterminato (92%), personale delle funzioni Commerciali/vendite (67,9%), Marketing/comunicazione (42,9%), Ict (29,2%), Amministrazione (27,4%) e Segreteria (10,8%). Nella maggioranza dei casi si tratta di telelavoro domiciliare (88,7%), ma forte è anche quello mobile (59,4%).  Per la maggioranza degli intervistati che lo utilizzano (55,7%) il telelavoro ha aumentato la produttività o l’ha lasciata invariata (42%), pochissimi quelli che denunciano una diminuzione (2%). Un aumento di produttività che per l’ampissima maggioranza di chi lo rileva (78,8%) è stato sia qualitativo che quantitativo e che nella metà dei casi è stimato oltre il 20%.

Articolo pubblicato il 06 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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