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Ancora trivelle Edison in mare tra Pozzallo e Ragusa
di Rosario Battiato

La strategia del governo, in attesa del Piano energia, è chiara: petrolio a prezzi stracciati. La multinazionale in attesa della Via ministeriale a soli 12,42 miglia dalla costa

Tags: Trivellazione, Petrolio, Edison, Pozzallo, Ragusa



ROMA – Il governo offre e le multinazionali ringraziano. Il Piano energia di Corrado Passera, anche se non c’è ancora la versione definitiva che sarà ultimata entro il 2012, strizza l’occhio al petrolio in perfetta linea con altri provvedimenti come il decreto Sviluppo che ha abbassato a 12 miglia il limite più restrittivo per le perforazioni dalla costa che invece era previsto nel Decreto legislativo n.128/2010. La strategia soft del governo nei confronti delle piattaforme offshore riguarda, in particolare, anche il tratto di mare antistante Pozzallo e Marina di Ragusa, dove la Edison, che già detiene dagli anni ‘80 la piattaforma Vega A e l’unità galleggiante Leonis (ex petroliera trasformata in struttura di convogliamento del petrolio dal Consorzio CEM del quale fa parte anche la Coemi, azienda di famiglia di Stefania Prestigiacomo, ex ministro dell’Ambiente), ha richiesto l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) e la Valutazione d’impatto ambientale (Via) per lo Sviluppo Campo Vega B. Si tratta della Concessione di coltivazione C.C6.EO nel Canale di Sicilia ad appena 20 chilometri, per la precisione 12,42 miglia di distanza, dalla costa sud orientale della Sicilia.

Perfetta concordanza di intenti. I francesi, che già sono nel Mediterraneo con la piattaforma Vega A nella concessione di coltivazione C.C6.EO della quale detengono il 60% (il restante 40 è di Eni), che da 1987 può vantare 18 pozzi produttivi e che oggi garantisce una produzione media di 3 mila barili di greggio al giorno. Poca roba in verità, ma economicamente vantaggiosa per le bassissime royalties richieste dal governo che in Italia sono state da poco portate dal 4 al 7% mentre nel resto del mondo vanno dal 20 all’80%.

La Vega B rappresenta il progetto gemello, facente parte del progetto originale approvato nel 1984 dal ministero dell’Industria, e dovrebbe entrare in funzione bucando altro fondale marino da 4 a 24 pozzi. Il discorso è sempre lo stesso: poca convenienza estrattiva, ma comunque vantaggio per i prezzi stracciati degli idrocarburi made in Italy.

Il procedimento Vas-Via per la concessione di Coltivazione C.C6.EO come sviluppo del Campo Vega B per coltivazione di idrocarburi nel Canale di Sicilia proposto dalla multinazionale francese – si legge sull’elenco ufficiale del ministero – coinvolge i Comuni di Modica, Pozzallo e Scicli nel tratto di mare considerato come Stretto di Sicilia. L’istanza è stata presentata lo scorso 27 luglio mentre l’avvio dell’istruttoria tecnica è cominciato il 29 agosto. Per la presentazione delle osservazioni del pubblico c’è tempo fino al 25 settembre. E sicuramente non mancheranno.

Nei giorni scorsi il Comune di Modica ha annunciato la propria netta contrarietà all’installazione della piattaforma Vega B, per la quale è stata richiesta l’autorizzazione alla realizzazione di 4 pozzi e di due condotte sottomarine. Il sindaco Antonello Buscema ha chiesto anche un incontro urgente con i colleghi di Modica, Scicli e Pozzallo.

Del resto va ricordato che proprio per i presunti sversamenti in mare di sostanze derivanti dall’estrazione di petrolio tra il 1989 e il 2007 il Tribunale di Modica ha rinviato sei persone a giudizio e ci sono e decine di milioni di euro i danni ipotizzati all’ecosistema marino.

Articolo pubblicato il 09 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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