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Quotidiano di Sicilia

Più di 6.500 euro l'anno per la spesa. Siracusa e Catania tra le più care
di Liliana Rosano

Indagine di Altroconsumo sugli acquisti degli italiani al supermercato: in Sicilia è difficile risparmiare. Scarsa concorrenza nell’Isola: il risparmio massimo possibile a Messina (709 €)

Tags: Spesa



CATANIA - Fare la spesa nei supermercati siciliani costa più delle media. La crisi colpisce due volte le famiglie siciliane. Lo rivela l’inchiesta di Altroconsumo , l’associazione dei consumatori che ha messo a confronto 950 punti vendita in tutta Italia, 162 ipermercati, 603 supermercati e 185 hard discount, rilevando e confrontando 898 mila prezzi in 61 città della penisola, da Bolzano a Palermo.

L’associazione dei consumatori ha attribuito un indice di 100 all'insegna più economica, mostrando innanzitutto che in tutte le città c'è almeno un punto vendita con un indice inferiore a 110. "Una buona notizia, perché significa che in ciascuna città è possibile trovare prezzi interessanti", dicono gli esperti di Altroconsumo.

Ma quali sono i centri più virtuosi? Dall’indagine viene fuori che fare la spesa in Sicilia costa di più rispetto che alla media rilevata nelle altre città. Infatti le città siciliane che sono state scelte per il confronto (Palermo, Catania, Messina e Siracusa) hanno tutte un punteggio superiore a 100. Come a Siracusa, che scivola in fondo alla classifica in penultima posizione tra le città più care con un indice pari a 116-120, una spesa media annuale di 6.620 euro e un risparmio di 241 euro. O ancora Catania dove il risparmio massimo nel carrello della spesa è di 469 e la spesa costa in media 6.624 euro.
 
A Palermo, si possono risparmiare fino a 712 euro e una famiglia arriva a spendere in media 6.532 euro per la spesa alimentare. Infine a Messina, la città meno cara tra le siciliane, il risparmio può essere di 709 euro con una spesa media di 6.591. La città meno cara dove fare la spesa è Arezzo dove il risparmio può arrivare quasi fin a 1.500 euro e dove le famiglie spendono 6.223 euro.
A seguire altre due città toscane, Firenze e Pisa con un risparmio di 1.522 la prima e di 467 la seconda. Aosta invece è la città più cara, come abbiamo detto seguita da Siracusa. In entrambe le città i prezzi sono del 17 per cento più cari rispetto alla media delle altre città italiane.

Secondo gli esperti di Altroconsumo, non basta avere uno o più centri con prezzi bassi a definire la spesa media annua di una famiglia. Che varia a seconda, ad esempio, della concorrenza delle insegne presenti in città che permettono di tenere i prezzi bassi. È quanto succede a Pisa, Firenze e Verona dove la spesa media annua a famiglia è di 'appena' 6 mila euro. All'estremo opposto Cagliari, Siracusa e Catania dove risparmiare è più difficile per la mancanza di concorrenza: non si scende infatti sotto le 6.600 euro annui. Il risparmio può arrivare fino a 1.500 euro in un anno, scegliendo bene dove andare a fare la spesa. E se si rinuncia ai prodotti di marca, la spesa si può ridurre di 3.500 euro all'anno. Gli esperti di Altroconsumo, in base alle loro osservazioni, consigliano di scegliere, nel caso di acquisti nei supermercati, i prodotti a marchio commerciale che costano in media il 38% in meno dei loro omologhi di marca. Chi invece decide di sostituire al supermarket l'hard discount può aspettarsi risparmi intorno al 61%. E la qualità? "Spesso non ha niente a che vedere con il prezzo o il marchio famoso", dicono da Altroconsumo: "I consumatori devono imparare a scegliere i prodotti migliori leggendo attentamente l'etichetta".
 

 
La spesa media di una famiglia incide sul 20% del bilancio
 
La spesa media di una famiglia italiana, tra alimentare, prodotti per l’igiene personale e per la casa, si prende il 20% del bilancio totale annuale familiare, secondo dati Istat. L’esperimento di Altroconsumo è stato condotto su carrelli-tipo, uno costituito da 531 prodotti di marca di ben 104 tipologie diverse (come biscotti, frutta, detersivi, bibite), l'altro riempito con le versioni più economiche trovate negli scaffali. 
Dove la concorrenza funziona esistono possibilità di risparmio: è quanto succede in Toscana, Umbria e Veneto, Emilia Romagna. Pecore nere: Trentino, Val d’Aosta, il centro-sud e le isole maggiori, dove invece la battaglia tra insegne langue.
Nelle possibilità di risparmiare quando si fa la spesa non gioca solo la tipologia di punto vendita e l’insegna; scegliere se approfittare delle offerte oppure abbandonare il prodotto di marca può portare a risparmi inauditi: 24% di spesa in meno se si scelgono i prodotti di marca in offerta; 38% in meno se si opta per i prodotti col marchio dell’insegna del supermercato; 55% di esborso in meno se i prodotti sono sempre quelli primo prezzo; ben 61% in meno se si abbandonano i prodotti di marca, scegliendo l’hard discount.

Articolo pubblicato il 11 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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