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Crisi Wind Jet, la riprotezione si sarebbe potuta fare gratis
di Dario Raffaele

Mario Bevacqua, presidente dell'Uftaa, ci dice la sua sul “caso” legato alla compagnia di Pulvirenti. Ma il fondo di garanzia a tutela dell’utente è vuoto e le istituzioni tacciono

Tags: Windjet, Enac, Alitalia, Mario Bevacqua



CATANIA - Caso Wind Jet, un mese dopo. Tanto è passato da quando gli aerei in affitto alla low cost siciliana hanno smesso di solcare i cieli. I tempi ci sono sembrati maturi per chiedere a Mario Bevacqua, presidente dell’Uftaa (che riunisce le agenzie di viaggi a livello mondiale), una valutazione sui comportamenti degli attori in gioco. Ne è emersa un’estate 2012 deprimente per il turismo isolano, e le colpe della compagnia di Pulvirenti non mancano.

Presidente, chi sta pagando il prezzo più alto per la crisi aziendale di Wind Jet?
“I suoi dipendenti non direi: sono le persone più garantite perché, se licenziate, usufruiranno della cassa integrazione. Diverso è il discorso per l’indotto del turismo: albergatori, ristoratori e commercianti sono stati costretti a ridurre personale, servizi e approvvigionamenti. È presto per fare stime, ma tenga conto che la sospensione delle attività di Wind Jet è andata a sommarsi al -2,6% registrato dal comparto nei primi 8 mesi del 2012. Complice la chiusura per manutenzione dell’aeroporto di Catania a novembre prossimo, a fine anno il tasso di riempimento delle strutture ricettive in Sicilia forse non arriverà al 30%”.

E che mi dice dei consumatori?
“A partire dalla fatidica giornata della sospensione dei voli Wind Jet, le agenzie di viaggi si sono messe a disposizione della clientela per dare informazioni e assistenza. È da biasimare, invece, il comportamento di alcuni dettaglianti che non hanno rinunciato alle ferie. Per lo stesso motivo i telefoni squillavano a vuoto negli assessorati al turismo. Poi mi lascia perplesso che nessuno del governo nazionale abbia preso in considerazione il salvataggio non dico della compagnia, ma almeno del passeggero. E dire che per evitare l’acquisto di un nuovo biglietto ai passeggeri Wind Jet – non la chiamino riprotezione, per favore – sarebbero bastate poche decine di milioni di euro, un’inezia rispetto ai 10 miliardi di euro di debiti scaricati sulle spalle dei contribuenti per salvare la vecchia Alitalia”.

Dove si sarebbero dovuti cercare i soldi per finanziare la riprotezione?
“Nel fondo di garanzia votato nel 2008. Tengo a precisare che esso non è formato solo dallo Stato: i privati avrebbero dovuto versarvi 0,5 euro per ogni passeggero. Con questa sorta di cooperativa gigante si sarebbe potuto salvaguardare l’utente. E, invece, niente: cominciata l’emergenza, i nostri organizzatori hanno scoperto con grande sorpresa che il fondo era vuoto”.

Parliamo ancora di tutela del consumatore. Il Codacons ha diffidato gestori di carte di credito e agenzie di viaggi dal girare il ricavato dei biglietti validi per tratte non onorate a Wind Jet. Ritiene legittima una simile richiesta?
“Assolutamente no. Per contratto l’agenzia deve versare agli aventi diritto, in questo caso Wind Jet, le somme ricavate per conto degli stessi. Se non lo facesse, incorrerebbe in sanzioni nazionali e internazionali per morosità nei confronti della compagnia. Le somme possono essere richieste indietro solo una volta versate, a meno che il giudice non ne disponga il sequestro conservativo presso l’agenzia in seguito alla denuncia del cittadino”.
 
Il presidente dell’Enac Vito Riggio ha spiegato che l’emissione dei biglietti è continuata fino al 10 agosto, cioè fino allo stop del negoziato con Alitalia, perché questo era considerato “come equivalente di un rifinanziamento della compagnia dal punto di vista del regolamento europeo”. È un’affermazione che condivide?
“Ma come poteva Riggio sentirsi tranquillizzato dalla trattativa con Alitalia? Aveva letto il contratto? Se lo avesse fatto, si sarebbe accorto di una cosa: visto che è stato possibile mettere in discussione il contratto una volta emerse le riserve dell’Antitrust, doveva esserci una clausola talmente pesante da poter bloccare tutto”.

Un mercato domestico grande il 6,2% del totale, 3 milioni di passeggeri trasportati, 11 città dell’ex Unione Sovietica collegate all’Italia tramite lo scalo di Rimini. Perché allora la low cost catanese è entrata in crisi?
“Al di là del caro carburante, ci sono degli ostacoli strutturali: basti pensare che gli imprenditori siciliani pagano il 2,75% in più dei loro colleghi del Centro e del Nord per le scoperture bancarie. Non dimentichiamo poi che la Sac gestisce male l’aeroporto catanese. E, d’altra parte, nessuno ha chiesto a Wind Jet di applicare delle tariffe sociali”.
Giuliana Gambuzza
Twitter: @GiulyGambuzza

Articolo pubblicato il 12 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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