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Bonifiche ad Augusta, il Tar salva le imprese
di Rosario Battiato

Il Tribunale amministrativo ha riconosciuto come non dovute le prescrizioni imposte dal ministero dell’Ambiente sei anni fa. In ballo circa 100 mln dei quasi 800 previsti per gli interventi. Vicenda non conclusa, atteso ricorso al Cga

Tags: Augusta, Inquinamento, Triangolo Della Morte



SIRACUSA – Nessuna bonifica si farà nel Triangolo della morte siracusano. Almeno non a spese delle aziende che hanno inquinato l'area. I giudizi della prima sezione del Tar di Catania hanno infatti riconosciuto non dovute le prescrizioni imposte dal ministero dell'Ambiente nel 2006. Tra le richieste ministeriale c'era anche la bonifica della rada di Augusta.

Centoquarantacinque pagine di sentenza per dire che i padroni del polo siracusano non dovranno mettere mano al portafogli per effettuare le bonifiche. Niente dragaggio dei fondali né realizzazione di una barriera per impermeabilizzare l'area contaminata dagli scarichi industriali dove risiedono mercurio, arsenico e altri inquinanti. Oltre cento i milioni di euro che le aziende non dovranno scucire.

Il Tribunale ha di fatto “salvato” le aziende addossando, implicitamente, la responsabilità finanziaria dell'operazione allo Stato. Chiaramente siamo solo di fronte ad una sentenza di primo grado, che potrebbe essere ribaltata, ma salta immediatamente agli occhi come una decisione di questo genere sia assolutamente in contrasto col principio europeo del “chi inquina paga”, che è stato introdotto in Italia già dal 1997 all'interno della normativa sulle bonifiche ambientali. Si tratta della famosa responsabilità ambientale, oltre quella civile, che le aziende devono espletare facendosi carico dei costi in caso di contaminazione ambientale.

Tra i primi a scendere in pista è stato Vincenzo Vinciullo, vice presidente della commissione Affari istituzionali all'Ars, che ha ribadito la necessità di fare immediatamente ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) contro la sentenza dei giudici della prima sezione del Tar di Catania. “Ricordo che – ha dichiarato Vinciullo – da vice sindaco di Siracusa, ho partecipato a numerose riunioni tenutesi presso il ministero dell’Ambiente e che, tutti, ritenevamo dovuti, compresi i rappresentanti delle associazioni degli industriali, gli interventi di bonifica, dal momento che era evidente che, chi aveva inquinato e, da questi inquinamenti ne aveva tratto degli enormi benefici, intervenisse per ripristinare l’equilibrio dei siti violati”.

Il messaggio è chiaro: non si può restare indifferenti di fronte a tanto inquinamento. A maggior ragione chi quei luoghi li aveva barbaramente ammalati. “Quello che colpisce, in questa vicenda – ha proseguito il depurato regionale del Pdl – è che, Aziende di Stato, quali, ad esempio, l’ENI, anziché farsi parte diligente e trovare una mediazione onorevole, hanno preferito impugnare il provvedimento, mentre, alcune Società private, un accordo transattivo lo hanno già stipulato”.

Adesso è necessario agire tempestivamente per evitare che una richiesta sacrosanta di bonifica e nuova vivibilità del territorio venga stoppata nelle aule di un Tribunale. “Non solo il ministro dell’Ambiente deve intervenire, - ha concluso - immediatamente, e chiedere, ai suoi Uffici, di predisporre il ricorso al Cga ma deve intervenire, soprattutto, sui suoi colleghi che controllano l’Eni e le altre società del gruppo, per evitare che l’Eni continui ad essere la testa di ariete di tutte le Società che hanno sporcato e inquinato la Nostra Terra e hanno causato, in tutte le famiglie, migliaia di morti”.

Articolo pubblicato il 19 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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