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Messina - Piano di dismissione immobili colossale “flop” buzzanchiano
di Francesco Torre

Continua il “viaggio” del QdS nell’eredità che il sindaco dimissionario ha lasciato alla Città dello Stretto. Previsti introiti per ben 49 milioni di €, ma ne sono arrivati solamente 2

Tags: Messina



MESSINA - Il commissario regionale Luigi Croce si è ormai insediato da qualche giorno a Palazzo Zanca. Il suo incarico è iniziato, così come da prassi, con le visite istituzionali. Ben presto, però, dovrà fare i conti con l'eredità lasciata dall'ex sindaco Giuseppe Buzzanca. Un'eredità di cui ci stiamo occupando già da qualche settimana, da quando cioè dimettendosi l'ex primo cittadino ha affermato alla stampa di aver completato il proprio programma elettorale e di non avere alcun rimpianto per sé e per la città. Per capire se le conclusioni di Buzzanca rispondono al vero, abbiamo deciso di ripercorrere i suoi 4 anni di seconda sindacatura in alcuni settori strategici, e finora abbiamo appurato le seguenti verità: nel settore della mobilità, e nello specifico a proposito del Piano parcheggi, la Giunta Buzzanca pur spendendo 5,6 mln € non ha realizzato nemmeno un nuovo posto auto, e per i ritardi accumulati nell'elaborazione dei progetti esecutivi ha messo a repentaglio circa 10 mln € di fondi ministeriali già accordati; sul piano economico, dalla sola rendicontazione dei bilanci annuali risulta come prodotto di 4 anni di Giunta la perdita di quasi 20 mln € e lo sforamento del Patto di stabilità. E non c'era scritto proprio questo nel programma di Buzzanca…

Inoltre, se dal 2008 a oggi i bilanci sono stati approvati, ciò è potuto succedere grazie a una magia la cui legittimità non è mai stata provata. Tra le entrate, infatti, l'assessore al bilancio e oggi vicesindaco Miloro ha sempre inserito gli introiti previsti per l'alienazione degli immobili comunali. Ed è su questo argomento che oggi andiamo a ripercorrere i 4 anni di storia di Buzzanca, per capire se anche in questo caso l'ex sindaco può dire di andare fiero del proprio operato.

2008. Il Piano di dismissione degli immobili comunali non è un'invenzione di Buzzanca. A vendere alcuni gioielli di famiglia ci aveva già pensato Francantonio Genovese, ipotizzando introiti per 45 mln €. Buzzanca, però, fa subito sua la proposta e delibera già nel 2008 un nuovo Piano di alienazione.
2009. Tale Piano appare nel bilancio previsionale alla voce “entrate” per 49 mln €. A maggio viene approvato dal Consiglio e a novembre partono i primi bandi per le ex scuole di Acqualadroni, Tono e Cumia Inferiore. Buzzanca toglie addirittura la delega all'assessore al Patrimonio, Mondello, per avocarla a sé.

2010. L'asta per le ex scuole va totalmente deserta. Una sentenza della Corte Costituzionale, inoltre, mette a serio rischio la delibera dell'anno precedente. Si provano a vendere altri immobili.
2011. Si vedono dei frutti. Il Comune vende l'ex sede Amam di via Torrente Trapani per 1,117 mln €, le tre scuole di cui sopra per 980 mila euro complessivi e un terreno edificabile, sempre sul Torrente Trapani, per 60.000 €. Vanno invece più volte deserte le aste per l'ex macello, per l'ex scuola di Gesso, per l'area urbana di via Salandra, per l'ex autoparco Amam di Gravitelli e soprattutto per gli ex Silos granai e gli ex Magazzini generali. La cifra in entrata inserita nel previsionale, non a caso, scende a 25 mln.

2012. La Giunta delibera la vendita con trattativa privata per l'ex mattatoio, l'ex area Amam di Gravitelli, l'ex scuola di Gesso. Va in fumo la trattativa con il ministero degli Interni per la vendita della Caserma dei Vigili del fuoco. Va in fumo anche il bilancio del Comune, che ottiene lo sforamento del Patto di stabilità.


Lo sgarbo. Quando gli “amici” voltano le proprie spalle

MESSINA - Doveva essere la panacea di tutti i mali, la vendita degli immobili comunali in disuso, secondo le intenzioni della Giunta Buzzanca. Invece, si è rivelata dopo 4 anni di ripetuti tentativi un vero e proprio “flop”. Entrate previste: 49 mln di euro. Entrate garantite: 2 mln 157 mln. Un ammanco colossale, che di fatto non ha salvato Palazzo Zanca dallo sforamento del Patto di stabilità.
Perché le aste sono andate deserte? Troppo caro il prezzo proposto? Troppo alte le garanzie richieste agli acquirenti? Poca appetibilità del territorio? Mancanza di una giusta strategia di marketing? Forse un po' di tutto questo, forse la crisi economica ha influito, ma rimane la perplessità per non aver saputo condurre in tempo almeno l'operazione con il “Governo amico” per la vendita della Caserma dei Vigili del fuoco di via Salandra.

Articolo pubblicato il 21 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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