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Ecco i conti in rosso di Wind Jet Spa
173.000 tagliandi venduti per voli mai effettuati. Si poteva evitare? Quali le responsabilità della compagnia? Al 31 dicembre 2010 perdite complessive per 5.964.458 € ma le spese di pubblicità sono diluite nel tempo

Tags: Windjet, Enac, Alitalia, Antonino Pulvirenti



CATANIA - 173.000 biglietti venduti da Wind Jet per tratte aeree mai effettuate. Quali le responsabilità della compagnia diretta da Antonino Pulvirenti? Era possibile prevedere lo “stop” ai voli, lo stato irreversibile di crisi a cui si è giunti? Quali le responsabilità per aver permesso la vendita di biglietti a credito a danno dei consumatori?
Per rispondere all’interrogativo abbiamo esaminato il bilancio della società Wind Jet S.P.A.

L’accesso on line ai dati del Registro delle imprese presso la C.C.I.A.A. di Catania riporta come ultimo bilancio quello chiuso al 31.12.2010. Quindi il bilancio al 31.12.2011 o non è stato ancora depositato dalla società oppure non è stato ancora messo in linea dal Registro delle imprese.

La società chiude il bilancio al 31.12.2010 con una perdita di euro 3.113.178, mentre quello al 31.12.2009 con una perdita di € 182.557. Riporta nel patrimonio perdite complessive di € 5.964.458 (esercizi precedenti 2.851.280, dell’esercizio 3.113.178).
A seguito delle perdite pregresse e della perdita d’esercizio il patrimonio netto della società risultante dal bilancio al 31.12.2010 è di € 14.035.545.

L’art. 2446 del codice civile stabilisce che quando risulta che il capitale sociale è diminuito di oltre un terzo in conseguenza di perdite, gli amministratori o il consiglio di gestione, o nel caso di loro inerzia il collegio sindacale ovvero il consiglio di sorveglianza, devono senza indugio convocare l’assemblea per gli opportuni provvedimenti. Impone inoltre l’obbligo di relazione sulla situazione patrimoniale ai soci con le osservazione del Collegio sindacale o del Comitato per il controllo e se entro l’esercizio successivo la perdita non viene portata al di sotto del terzo, occorre ridurre il capitale sociale in proporzione delle perdite accertate.

Un terzo di 20.000.000 euro (capitale sociale) è pari a 6.666.667 euro, cioè solo euro 702.209 in più rispetto alla perdita accumulata dalla società. Il dubbio che sorge è che possano essere stati messi in atto degli accorgimenti contabili per non superare il limite imposto dall’art. 2446.
Fra le immobilizzazioni immateriali della società è riportato il residuo al netto degli ammortamenti di spese pubblicitarie capitalizzate ed indicate nella tabella in pagina.

La capitalizzazione dei costi di pubblicità fatta in un esercizio ha come conseguenza che il costo non viene imputato per intero nell’esercizio in cui si effettua la campagna pubblicitaria, ma in quota parte, generalmente pari ad un quinto della spesa, i restanti quattro quinti vengono attribuiti agli esercizi successivi. Nella sostanza si sposta il costo non ammortizzato sul risultato degli esercizi successivi, così se l’esercizio è in perdita questa è inferiore di un importo pari alla quota rinviata.
La capitalizzazione dei costi di pubblicità si giustifica tutte le volte che la campagna comunica un evento di particolare rilievo i cui riflessi in termini di ricavi si realizzeranno nel tempo.

Il prospetto riportato in pagina, ricavato dalla nota integrativa della società, evidenzia che tranne per il 2009, il costo annuo di pubblicità è quasi costante questo porta a pensare, se non diversamente spiegato dalla società, che trattasi di pubblicità ordinaria e quindi non soggetta a capitalizzazione e che quindi il rinvio ha modificato il risultato di ciascun esercizio.
Trova invece ragione di esistere la capitalizzazione 2009 in quanto, come si legge sempre nella nota integrativa, in detto esercizio si rinnova la flotta degli aeromobili con altri di nuova generazione, quindi si è in presenza di un fatto straordinario che potrà influenzare positivamente i ricavi degli esercizi successivi, da qui l’imputazione per quote annuali.

Identico problema dei costi di pubblicità si pone per i costi di aggiornamento professionale il cui residuo da ammortizzare al 31.12.2010 è di € 2.100.835. La capitalizzazione si giustifica se si tratta di costi straordinari, non di routine come sembrerebbe dal prospetto.
La somma dei residui se imputati agli esercizi di sostenimento del costo avrebbe fatto lievitare la perdita e quindi scattare gli adempimenti previsti dall’art. 2446 c.c.

Un’altra voce che merita attenzione è la capitalizzazione dei costi sostenuti sugli aeromobili rilasciati anticipatamente ai lessor in occasione del rinnovo della flotta. Trattandosi presumibilmente di sanzioni per risoluzione anticipata dei contratti di leasing non si comprende la loro capitalizzazione per essere imputati agli esercizi successivi.
Fra le immobilizzazioni immateriali si trova anche un residuo da ammortizzare per marchio di 8.888.889 il cui costo originario di 10.000.000 euro è avvenuto nel 2009.

Nella nota integrativa si legge: “Nel corso dell’esercizio precedente la società ha riacquistato il marchio Wind Jet dalla collegata Meridi s.r.l.”
Il verbo “riacquistare” significa acquistare di nuovo. Considerato che la società operava già nei periodi antecedenti al 2009 con il predetto marchio l’utilizzo del verbo “riacquistare” porta a pensare ad un acquisto con successiva vendita e riacquisto. Ciò che desta sospetto è che il riacquisto avviene dalla collegata.

Fra i debiti meritano attenzione le due voci “Debiti tributari” pari ad euro 5.993.663 e “Debiti verso istituti previdenziali” pari ad euro 6.654.203. La loro esistenza, sostanzialmente, conferma che già da prima del 2010 la società si trovava in una situazione di insolvenza. Infatti i predetti debiti si riferiscono ad imposte non versate scaturenti dalle dichiarazioni 2008 e 2010 ed a ritenute Irpef e previdenziali fatte ai dipendenti e lavori autonomi, ma non versate. Per le ritenute Irpef si presume si tratti di ritenute effettuate nel 2010, risultando in nota integrativa la volontà di regolarizzazione entro la presentazione del relativo 770. Mancando il bilancio 2011, non sappiamo se l’impegno è stato mantenuto.

Dalla relazione della società di revisione risultano verbali della Guardia di Finanza per gli esercizi dal 2004 al 2007, mentre alla data di redazione della relazione gli accertamenti pervenuti riguardavano solo il 2004 e 2005.
Per quanto riguarda le immobilizzazioni immateriali così scrive la società di revisione nella relazione: “Gli importi fin qui capitalizzati assumono valori decisamente significativi nel contesto del bilancio. Alla scelta degli amministratori di capitalizzare detti costi ha fatto riscontro l’immissione di liquidità da parte dei soci, che fino alla data di rilascio della presente relazione hanno effettuato finanziamenti infruttiferi per circa euro 11,5 milioni, nell’intento di contenere l’indebitamento verso il sistema bancario, che al 31 dicembre 2010 presenta un valore pari ad euro 28,2 milioni, pari a circa il 10% del fatturato realizzato nell’esercizio.

La recuperabilità dei costi così capitalizzati ed il contenimento dell’indebitamento sono legati alla concreta possibilità che la società produca utili futuri ed in misura tale da poter assorbire i conseguenti ammortamenti, il cui effetto negativo sui risultati della gestione annuale è significativo”.
 
G.M.

Articolo pubblicato il 22 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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