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Beni confiscati, ricchezze per 6,8 mln €. 51 immobili restano ancora da assegnare
di Calogero Conigliaro

Cento già assegnati ai Comuni. Aperte criticità legali, tra cui ipoteche e contenziosi giudiziari

Tags: Mafia, Beni Confiscati, Agrigento



Agrigento – Grazie ad un lavoro instancabile delle forze dell’ordine e della magistratura c’è oggi nella provincia agrigentina un vero e proprio tesoro sottratto alla mafia e messo a disposizione della società.
A gestire il patrimonio prima della possibile assegnazione agli enti territoriali è l’Agenzia nazionale per i beni confiscati, un lavoro non semplice che generalmente riguarda magazzini, appartamenti, terreni, o anche vere e proprie aziende. I primi beni venivano assegnati esclusivamente ai Comuni che ne hanno comunicato la destinazione la quale ha per oggetto un’utilità istituzionale o sociale. Le aziende invece vengono vendute dalla stessa Agenzia, una volta risolte le criticità, quali possibili ipoteche o contenziosi simili.

Un patrimonio, quello confiscato dallo Stato nell’agrigentino, assai cospicuo, ben 100 beni (valore stimato di almeno 6,8 mln €, 200 ettari tra terreni e fabbricati) già consegnati ai Comuni, mentre altri 51 sono in attesa di essere ancora consegnati. Nella speciale classifica dei beni confiscati già consegnati troviamo al primo posto a sorpresa - visto che sono piccoli centri – i comuni di Naro e Cattolica Eraclea con ben 14 beni ciascuno assegnati ai rispettivi Comuni. Per Naro si tratta di terreni agricoli con qualche fabbricato annesso, a Cattolica Eraclea troviamo invece un miscuglio di locali generici, terreni edificabili, appartamenti e terreni rurali con qualche fabbricato annesso. Al secondo posto c’è invece il comune di Canicattì con 13 beni affidati, in questo caso si è in presenza tutt’altro di una sorpresa visto lo storico e radicato interesse mafioso per le attività agricole nel canicattinese, infatti tutti i beni confiscati e consegnati sono  terreni agricoli. Licata si è aggiudicata il terzo posto, per la città i beni sono ben 11: tra di essi fabbricati e terreni agricoli. La cittadina di Favara è subito dopo, con 7 beni e tra di essi c’è una equa ripartizione fra locali, fabbricati e terreni rurali.

Troviamo poi Grotte, Ribera e Sant’angelo Muxaro con 6 beni ciascuno già affidati, Aragona con 5 beni, Sciacca 4, Siculiana 3, mentre Racalmuto, Santa Elisabetta, Casteltermini e Santa Stefano di Quisquina ne hanno 2 ciascuno. Chiudono con un solo bene ciascuno Porto Empedocle, Camastra e Campobello di Licata.

Colpisce inoltre il dato che comuni quali Raffadali, Menfi e Ravanusa e lo stesso capoluogo non abbiano avuto ad oggi dalle inchieste della magistratura nessun bene confiscato sul proprio territorio.
Responsabile dell’ufficio dei beni confiscati per l’apposita Agenzia nella macroarea 1 che ha sede a Reggio Calabria è Maria Rosaria Laganà. La macroarea 1 ha competenza su tutto il Sud Italia, l’Agenzia è invece sorta nel 2010 con il decreto legge n 4 del 4 febbraio dello stesso anno convertito in legge del 31 marzo.

“I beni confiscati possono in base all’articolo 48 del codice antimafia entrato in vigore con decreto legge il 6 settembre 2011 – ha spiegato la Laganà – avere 4 soluzioni. Innanzi tutto possono diventare patrimonio dello Stato con fini istituzionali, quali per esempio caserme per le forze dell’ordine, oppure essere affittati per l’autofinanziamento della stessa agenzia per i beni confiscati, destinati ad enti locali per fini istituzionali o sociali, infine essere venduti dallo Stato ma a soggetti indicati espressamente dalla legge.

“Le aziende confiscate possono quindi essere vendute, affittate agli stessi lavoratori che si costituiscano in cooperativa, ma anche liquidate in caso le condizioni lo consiglino. Il bene destinato al Comune o ad altro ente locale che avesse fatto dichiarazione d’interesse, può essere revocato in caso di uso distorto del bene stesso, ad oggi i controlli sono in corso ma il lavoro di verifica è certamente notevole e purtroppo gli organici sono certamente limitati. Basti vedere l’opera di verifica dei nostri uffici per quel che concerne l’effettivo uso dei Comuni dei beni assegnati”.  

Un’opera instancabile ed ancora in corso visto che i beni da assegnare nei prossimi tempi sono almeno 51, di questi però molti sono gravati da criticità mentre altri potranno presto arricchire il patrimonio di enti oppure consorzi creati appositamente per la gestione degli stessi beni.

Articolo pubblicato il 25 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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