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Messina - Decesso sospetto al Papardo. LÂ’ospedale torna sotto esame
di Francesco Torre

Già al lavoro Procura e Polizia guidiziaria, mentre la Regione ha avviato un’inchiesta interna. Un uomo di 69 anni sarebbe morto a causa di un errore con una trasfusione

Tags: Messina, Ospedale



MESSINA - Ennesimo caso (al momento solo presunto) di malasanità. Nei giorni scorsi, un paziente 69enne, ricoverato all'Ospedale Papardo per un intervento ortopedico, è deceduto – secondo i parenti – a causa di un grave errore medico: i dottori gli avrebbero fatto una trasfusione di sangue con una sacca non compatibile con il suo gruppo, e ciò avrebbe comportato una serie di complicanze a catena cui non sarebbe poi stato possibile porre rimedio.

L'evento, se accertato, ha certamente del clamoroso. E adesso sarà compito della Procura e della Polizia giudiziaria, che agirà per delega diretta dopo l'esposto presentato dai familiari, procedere a effettuare le indagini di rito per accertare eventuali responsabilità personali.

Un'inchiesta interna è partita anche dallo stesso assessorato alla Salute della Regione siciliana. E anche l'Azienda ospedaliera ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti del dirigente medico di turno e di due infermiere, sospendendo tutti dal lavoro in via cautelativa.

“Se, come sembra, il decesso è stato provocato da una trasfusione di sangue incompatibile, oltre ad accertare precise responsabilità da parte degli operatori sanitari, sarà fondamentale soprattutto verificare se le linee guida in materia vengano quotidianamente rispettate dal personale. Di questo chiederemo conto all'assessorato alla Salute della Regione Sicilia, a cui inoltreremo una specifica richiesta di relazione”. Questo il parere del presidente della Commissione d'inchiesta sugli errori sanitari Antonio Palagiano sulla vicenda.

“Ci troviamo di fronte – ha aggiunto - a un episodio simile a quello avvenuto, presso lo stesso ospedale, nel 2009 e sembra incredibile che si continui a morire per trasfusioni sbagliate, per errori che potrebbero essere facilmente evitati se ovunque ci fossero corrette linee guida per la prevenzione e se queste venissero correttamente osservate da chi è tenuto a farlo”.
Sembra incredibile? E perché? Quando la professione medica viene riconosciuta come un fattore ereditario, da tramandare per via genetica da padre in figlio senza alcun criterio meritocratico, esponendo i pazienti al rischio di essere visitati e addirittura operati da persone che non hanno mai maturato una vera passione e men che meno una forma di dedizione alla professione, esercitandola solo perché socialmente invidiabile ed economicamente vantaggiosa, casi del genere non solo possono essere considerati credibili, ma perfino prevedibili.


Inchieste. C’è anche il caso di un bambino di quattro anni

MESSINA - Omicidio colposo.
È questo il reato ipotizzato per i dieci medici indagati per la morte del piccolo Riccardo Alberto Caramella, avvenuta il 23 agosto del 2010 al Policlinico. Nello specifico trattasi di otto medici del reparto di Neonatologia dell'Ospedale Piemonte e di due di Chirurgia pediatrica al Policlinico.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il piccolo sarebbe giunto al Piemonte con la pancia molto gonfia, e i medici gli avrebbero diagnosticato un'infezione virale. Dopo 4 giorni, però, a seguito di un'ecografia, i sanitari hanno accertato la presenza di un'occlusione intestinale.
Da allora il bambino è stato trasferito al Policlinico, dove è poi deceduto prima dell'intervento chirurgico previsto. Naturale l'esposto dei genitori, da cui è scaturito il rinvio a giudizio ordinato dal pm Arena.

Articolo pubblicato il 26 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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