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Risorgimento Sicilia simbolo degli astenuti
di Carlo Alberto Tregua

Il 40% dei siciliani non voterà

Tags: Elezioni, Regione Siciliana



L’ultimo sondaggio ha determinato che i votanti, il prossimo 28 ottobre, saranno il 55% dei siciliani aventi diritto, ma temiamo che tale percentuale possa diminuire ulteriormente perché le cause della distanza crescente fra elettori e candidati sono gravissime e mordono sempre di più la carne di coloro che non fanno parte delle truppe cammellate.
è ormai assodato che andrà a votare chi si aspetta un favore, non importa a quale fascia sociale appartenga. Si vota per una convenienza personale, anche perché i cittadini non sono stati chiamati a esprimere la loro valutazione su un progetto di alto profilo politico.
Continuiamo a sentire dagli 11 candidati alla Presidenza della Regione argomenti generici, ma pochi hanno le idee chiare sul cosa fare, come farlo, in quanto tempo e con quali mezzi.
Il QdS ha più volte pubblicato, e continua a farlo, il Decalogo del candidato presidente e il Decalogo del candidato consigliere regionale, ma ancora abbiamo ricevuto poche adesioni, anche se, alle singole voci dei due decaloghi, è possibile rispondere negativamente, ovviamente motivando il “no”.

Compito dei giornalisti è non solo fotografare con obiettività l’esistente, e quindi i gravi problemi che affliggono la Sicilia e le immense responsabilità di coloro che li hanno creati, ma anche di proporre soluzioni possibili e attuabili.
L’enorme quantità di probabili astenuti avrà un ulteriore riflesso negativo, cioè quello di fare abbassare il limite di sbarramento. Cosicché, nella prossima Assemblea, vi sarà una proliferazione di gruppi e quindi un’obiettiva difficoltà di coagulare una maggioranza su un programma che ancora non ha visto la luce da parte dei singoli candidati.
Le cose da fare sono chiarissime, si sa come realizzarle, in quanto tempo e con quali mezzi. Manca l’elemento più importante del quadro: chi debba realizzarle.
Il chi è costituito dal ceto politico che andrà a governare e a occupare i seggi legislativi. Dalla loro qualità si capirà se si getteranno come lupi a sbranare le piccole prede o voleranno alto per fare l’interesse dei siciliani. Temiamo che quest’ultima ipotesi non si realizzerà.
 
Per quanto precede, il QdS ha voluto lanciare provocatoriamente il proprio simbolo, Risorgimento Sicilia, il simbolo di un partito (o se preferite di un movimento) che non c’è, una sorta di cacao meravigliao di arboriana memoria.
Qual è la ragione di questa iniziativa? Presto detto. Vogliamo rassicurare psicologicamente tutti i siciliani che non andranno a votare, ricordando che esiste chi si occupa di loro e chi comprende le loro sacrosante ragioni.
Andare a votare è un diritto che va esercitato quando il cittadino ha la possibilità di scegliere l’uomo politico che ritiene più idoneo sulla base di un progetto pieno di soluzioni possibili ai problemi esistenti. Quando questo progetto manca, è democraticamente consentito non andare a votare in modo da non convalidare un comportamento non adeguato alle necessità di una Comunità.

Risorgimento Sicilia è, dunque, il simbolo degli astenuti, di almeno quattro siciliani su dieci che sanno fin da ora cosa fare nella prossima legislatura, atteso che la sedicesima potrebbe avere vita breve.
Se è vero che il presidente della Regione verrà eletto con il 30% dei voti validi e se è vero che essi saranno non più del 55% degli aventi diritto al voto, si verificherà l’assurdo risultato che esso avrà il suffragio di appena il 16,5% di questi ultimi; questo non è democratico e, quindi, non ha buone gambe per assicurare una legislatura che nasce morta.
In ogni caso, la linea politica, quasi acrobatica, dovrà puntare necessariamente su 3,6 miliardi di tagli di spesa improduttiva e almeno altri 3 miliardi per investimenti e opere pubbliche. Un’operazione che può essere realizzata soltanto da un presidente che abbia una forte maggioranza, formata da persone totalmente disinteressate verso se stesse e totalmente interessate e servire l’interesse generale di tutti i cittadini siciliani.
Ecco il quadro piuttosto fosco, che però ha le soluzioni. Niente è perduto, purché si cambi radicalmente musica.

Articolo pubblicato il 29 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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