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Quotidiano di Sicilia

Unità d’intenti tra attori istituzionali per il rilancio del settore turistico
di Dario Raffaele

Federalberghi propone un documento con 20 linee d’intervento e 60 misure per attrarre visitatori nazionali ed esteri. Le scelte della politica decisive per le sorti del territorio. La Sicilia esempio di ciò che non si deve fare

Tags: Turismo, Sicilia, Federalberghi, Bernabò Bocca



CATANIA – Perché Ravenna ogni anno fa 3 milioni di turisti, 10 volte più di quelli che riesce ad attrarre Agrigento? E perché gli alberghi di Catania hanno un tasso di occupazione del 40%, ovvero la metà di quelli di Pisa? Tutta colpa di una certa politica, comunicazione ferma all’anno zero, immaturità dell’imprenditoria, incapacità di programmare eventi.

È quello che sostengono Paola Casavola e Carlo Trigilia, ricercatori della Fondazione Res nel rapporto “La nuova occasione - Città e risorse locali in Sicilia e nel Mezzogiorno” in cui analizzano la performance delle città con riferimento al loro potenziale specifico, derivante dalle risorse locali disponibili, attraverso gli indicatori di dotazione e attivazione che costituiscono un primo tentativo di misurare con più precisione le risorse locali e il loro impiego.

Federalberghi, in occasione della 33a Giornata Mondiale del Turismo (che coincide con l’anniversario dell’adozione dello statuto dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, firmata a Città del Messico il 27 settembre del 1970), celebratasi giovedì scorso, ha proposto un documento con 20 linee di intervento, articolate in più di 60 misure, molte delle quali possono essere realizzate in tempi brevi e senza oneri a carico delle finanze pubbliche, per rilanciare il settore del turismo.
Il documento si intitola “Il turismo lavora per l’Italia” ed è stato inviato a tutti i segretari dei partiti in vista della prossima campagna elettorale. Il settore produce 114 miliardi di giro d’affari annuo (di cui 30 miliardi spesi dagli stranieri), assomma 375 milioni di pernottamenti e da’ lavoro ad oltre 1,5 milioni di persone.

“La nostra sfida-proposta - afferma il presidente della Federazione, Bernabò Bocca - è di incidere sulle scelte di politica turistica della prossima Legislatura, avanzando idee e proposte operative, nella speranza che l’Esecutivo e il Parlamento raccolgano i suggerimenti che la categoria portante del settore turismo nazionale ritiene di avanzare in questo momento sicuramente cruciale della crisi economica. Dopo aver illustrato al ministro del Turismo, Piero Gnudi, il documento affinché ne possa tener conto per l’impostazione del Piano Nazionale strategico - conclude Bocca - siamo dunque pronti a confrontarci con chiunque nella assoluta convinzione che l’attimo sia di quelli storici e l’occasione per far ripartire il sistema economico nazionale non possa non avere il turismo tra gli asset fondamentali per stabilire criteri concreti di crescita armonica”.

Fra i punti programmatici del documento, la creazione di un ministero con competenze specifiche e una modifica dell’articolo 117 della Costituzione, per consentire lo sviluppo di politiche di sistema, abolire l’imposta di soggiorno e restituire al settore una quota del gettito Iva prodotto. Trasformare l’Enit in Spa a capitale pubblico, correggere i difetti della recente riforma del lavoro, lasciando spazio alla contrattazione collettiva, incentivare con crediti d’imposta e premi di volumetria la riqualificazione delle strutture. Contrastare gli abusi di posizione dominante da parte delle grandi on line travel agency, collegare i principali hub con la rete ferroviaria ad alta velocità, sbloccare le tariffe aeroportuali vincolandole allo sviluppo degli scali, potenziare e capillarizzare il trasporto ferroviario, assicurare la disponibilità della banda larga.

Al top, per dotazione di beni culturali, ci sono Roma, Firenze e Venezia e subito dietro un gruppo di 12 città di cui ben 5 siciliane (Siracusa, Palermo, Catania, Ragusa, Agrigento). Ma cosa hanno in più Pisa e Ravenna rispetto alle nostre? Pisa ha saputo ampliare il proprio ventaglio di attrattive turistiche che oggi non si limita solo alla Torre anche grazie agli operatori che hanno sostenuto gli eventi tenutisi in città. Ravenna invece ha saputo sfruttare al meglio l’accoppiata turismo culturale-turismo balneare, come dovrebbe fare Catania. Decisivi non risultano certo l’accessibilità (Palermo e Catania hanno porti e aeroporti) né gli investimenti dei privati. Piuttosto sembrano giovare le ‘politiche sovralocali’, soprattutto quelle legate ai programmi di riqualificazione urbana (Ibla a Ragusa e Ortigia a Siracusa). In conclusione, secondo lo studio della fondazione Res, “ciò che distingue non è la qualità intrinseca dell’offerta ma la capacità di pubblico e privato di cooperare in strategie attive di valorizzazione delle risorse”.

Articolo pubblicato il 29 settembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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