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Formazione nel caos, diffida dei dipendenti
di Michele Giuliano

Sono già in mille fra i lavoratori del settore ad aver firmato il documento per il rispetto della legge numero 24 del ‘76. Sindacati: “Lese le garanzie occupazionali” ma intanto si assumeranno 1.600 nuovi docenti

Tags: Formazione, Lavoro



PALERMO - Fa discutere l’atto di diffida che si stanno preparando a presentare i dipendenti della formazione nei confronti della Regione per il mancato rispetto (a loro dire) della legge numero 24 del 1976. Ad oggi, secondo quanto riferiscono le sigle sindacali, sarebbero oltre mille le firme apposte in calce al documento nel quale si chiede il rispetto della norma che prevede la garanzia occupazionale per i dipendenti degli enti di formazione. Garanzia che oggi vacilla, tanto che pare che siano oramai certi almeno 700 licenziamenti (dall’altra parte però gli Enti di formazione prevedono l’assunzione di altri 1600 dipendenti per far fronte ai nuovi corsi 2012/13).

Si registrano intanto varie prese di posizione con voci che arrivano da Palazzo d’Orleans, e non solo, che ritengono inutile tale iniziativa perché priva di fondamento giuridico considerate le altre novità normative che si sono succedute negli anni. Sarà davvero così? Non per molte organizzazioni di categoria: “Ancora una volta – scrive l’Unione siciliana Lavoratori liberi della Formazione - si assiste all’ennesimo tentativo di imbonire gli operatori della formazione professionale con argomenti, vaghi quanto infondati, che vorrebbero dare veste e valore giuridico alla tanto conclamata riforma del settore, effettuata di fatto in violazione di tutte le norme che disciplinano il settore in Sicilia”.

L’organizzazione di categoria ha interpellato i propri legali che hanno chiarito alcuni aspetti della vicenda. Anzitutto è stato chiarito che la legge regionale numero 24/1976 è, a tutt’oggi, in vigore e parte dell’ordinamento giuridico, non risultando essere stata abrogata neanche parzialmente da nessuna normativa regionale o nazionale.

“La legge regionale numero 23/2002- si precisa - non ha affatto abrogato la legge n. 24/76, ma ha esteso le modalità previste per le attività formative cofinanziate dal Fondo Sociale Europeo alla realizzazione “del piano per la formazione professionale di cui alla legge regionale n. 24/76 e successive modifiche e integrazioni”, con decorrenza dall’1 gennaio 2003 (Cfr. art 39 comma 1 l.r. n. 23/2002). Tale legge è stata seguita dalla circolare assessoriale n. 1/03/FP del 17 febbraio 2003 avente ad oggetto Direttive per la gestione del Prof, Piano Regionale dell’Offerta Formativa, ex legge regionale n. 24/1976 e successive modifiche e integrazioni, per l’anno 2003. Modalità di applicazione dell’art 39 della legge regionale n. 23/2002”. Quindi resta in piedi il fondamento giuridico, almeno secondo il pool di avvocati che difendono i diritti dei lavoratori.
 

 
L’approfondimento. Legge 24/76 compatibile con altre normative
 
Sempre secondo i legali interpellati sulla vicenda tutto il sistema normativo esistente depone, senza necessità di richiamo ad altre pure vigenti fonti normative, per la compatibilità della legge regionale n. 24/76 e successive modifiche ed integrazioni con i regolamenti comunitari in materia. Ciò tanto più che l’articolo 5, comma 2, della legge 24 prevede espressamente la possibilità di decretare Piani Pluriennali finanziati con contributi comunitari. “In relazione alla citata vincolante giurisprudenza della Suprema Corte espressa tra il 1990 ed il 1999, - aggiungono gli avvocati - si richiama la sentenza n. 127/96 emessa in sede di impugnazione del Commissario dello Stato dell’art. 2 della l.r. n. 25/93. In quell’occasione la Corte, ritenuta la natura non assistenziale della norma, ebbe a statuire sulla costituzionalità della stessa e sull’obbligo della Regione Sicilia derivante dal complesso normativo di cui alla l.r. n. 24/76 di osservare il C.C.N.L. di categoria”.

Articolo pubblicato il 02 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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