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Bonelli: “Processare i Sin siciliani”
di Rosario Battiato

Nelle aree dov’è presente l’industria pesante occorre applicare il principio europeo del “chi inquina paga”. Il presidente nazionale dei Verdi auspica anche nell'Isola l'intervento massiccio della magistratura

Tags: Angelo Bonelli, Ambiente, Inquinamento, Petrolchimico



ROMA – Angelo Bonelli è presidente nazionale della federazione dei Verdi. Consigliere comunale a Taranto ha condotto una battaglia per la bonifica dell'area industriale ed è stato protagonista della diffusione dei dati del dossier Sentieri 2 (2003/2008), che l'Istituto superiore di sanità aveva fornito in anteprima al Gip della Procura che sta indagando sul Sin di Taranto.

In Sicilia più di mezzo secolo di industria petrolchimica a Milazzo, Gela e Priolo (il famoso “triangolo della morte” che comprende anche Augusta e Melilli) ha lasciato una profonda ferita sul territorio e i dati dicono che anche nei sin di Sicilia si muore più facilmente e ci si ammala di gravissime patologie. Adesso dopo Taranto, anche a Milazzo la Procura di Barcellona ha aperto un'inchiesta sulle emissioni dopo un report dell'Arpa.
Può essere l'inizio della deflagrazione del caso anche in Sicilia?
«Milazzo è un sito nazionale da bonificare perché è un'area ad alta crisi ambientale, ed è stata inserita nello studio del progetto Sentieri dell'Iss. La Procura potrà acquisire gli stessi aggiornamenti diffusi nel caso di Taranto, anche perché proprio in questi giorni il ministero pubblicherà il report per intero. Mi impegnerò personalmente a inviare i risultati alla Procura di Barcellona. Adesso diventa importante verificare le autorizzazioni ambientali, cioè come e dove sono state assicurate, e analizzare, in particolare, i livelli di benzene, visto che si tratta di una raffineria».

Siamo ancora in tempo per bonificare il territorio? Ad esempio la rada di Augusta, dicono gli esperti, sembra ormai irrimediabilmente compromessa.
«L'italia è un paese in cui i controlli non ci sono, e a volte chi è deputato a controllare è coinvolto. Bisogna innanzitutto portare grande sobrietà e rimettere al centro la legge, perché certamente per certi siti può anche essere troppo tardi, ma in ogni caso bisogna applicare il principio che “chi inquina paga”. Questo è un Paese che ha bisogno di dieci, cento processi».

Il ricatto occupazionale forse non è mai morto. Ancora oggi qualcuno si ostina a pensare che bisogna mantenere l'occupazione in ogni caso.
«Anche questo non è del tutto vero, infatti se noi analizziamo quello che è accaduto nella aree limitrofe dei siti industriali ci accorgiamo che c'è stato un aumento della disoccupazione, perché tante altre attività economiche sono state distrutte. Poi non dimentichiamo che proprio le bonifiche porterebbero nuova occupazione, che andrebbe nella direzione di rendere sostenibile il territorio».

Le elezioni in Sicilia sono imminenti, eppure la bonifica delle aree industriali non è affatto al centro del dibattito politico regionale. Perché Istituzioni e politica sono così distanti dal territorio?
«La Sicilia si è spogliata per la crescita dell'Italia. La Lega continua a parlare di sud parassita, ma dall'Isola passa la maggior parte del gas che poi rifornisce l'intera penisola. A Milazzo, Priolo, Gela si è pagato un prezzo salatissimo per lo sviluppo del paese, e adesso non si può più accettare la latitanza della politica e delle istituzioni. I cittadini hanno il diritto di poter vivere con tranquillità. I vari soggetti industriali non possono pensare di cavarsela pagando solo dal punto di vista economico, perché dovranno pagare anche dal punto di vista penale. Auspico che l'autorità giudiziaria da Barcellona a Gela, avvii un processo in nome del popolo italiano, così come a Casale Monferrato per l'Eternit e a Taranto per l'Ilva».

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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