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Catania - Amt: anni di gestione scriteriata, adesso i nodi vengono al pettine
di Melania Tanteri

Anche la Corte dei Conti ha puntato il dito contro l’azienda. Tagliare gli apparati e potenziare i servizi. I mancati trasferimenti dalla Regione rappresentano soltanto la punta dell’iceberg

Tags: Catania, Amt, Trasporti, Corte Dei Conti



CATANIA - Nuovi disagi per i trasporti in città. Ieri, infatti, anche il personale dell’Azienda metropolitana trasporti di Catania, l’Amt, ha aderito allo sciopero nazionale proclamato da Cgil, Cisl, Uil, e Faisa Cisal, per il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto da quasi cinque anni.

Si torna ad aspettare l’autobus per ore, dunque, in una città, quella etnea, già provata da un trasporto pubblico che non brilla certo per efficienza e su cui pesa una crisi economica e di liquidità senza precedenti, pagata, in primis, dalla cittadinanza che negli ultimi mesi ha potuto “assaggiare” i disservizi, a partire dalla riduzione delle corse, arrivando ad attese lunghe ed estenuanti.

Una situazione, questa, già annunciata prima dell’estate e deflagrata la scorsa settimana, quando l’assenza di liquidità ha impedito alle vetture di uscire regolarmente in strada: su 160 infatti, ben 100 sono rimaste all’interno della rimessa di Pantano D’Arci per l’impossibilità di approvvigionare il gasolio o di riparare o acquistare pezzi di ricambio (non forniti dalle ditte perché creditrici dall’azienda da anni).

Una crisi alla base della quale vi sarebbe il mancato accredito di fondi regionali per oltre 15 milioni che, oltre che sulla cittadinanza, sta ricadendo anche sui lavoratori dell’azienda, che da mesi percepiscono gli stipendi con notevole ritardo nonostante svolgano regolarmente il proprio servizio.

Ad ammettere la delicatezza di una situazione difficile da sbloccare, oltre l’assessore alle Partecipate del Comune, Roberto Bonaccorsi - che il mese scorso, aveva parlato di “difficoltà di liquidità oggettive legate al mancato trasferimento dei fondi da Palermo” - anche il presidente dell’Azienda metropolitana trasporti, Roberto Sanfilppo che, dopo aver sottolineato come, senza i fondi regionali attesi, l’azienda avrebbe potuto anche fermarsi, torna ad accusare Palermo.

“Avevo lanciato l’allarme già nel mese di luglio – ha spiegato Sanfilippo – all’allora assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità, Andrea Vecchio, chiedendo di versare i 15 milioni per evitare la paralisi dell’azienda. Quei 15 milioni, sono diventati 12 dopo l’arrivo di 3 milioni, ma oggi sono saliti a 18 i fondi che avanziamo e senza i quali non potremo risolvere i problemi”.

Una situazione veramente ingarbugliata sulla quale, però, non peserebbero solo i mancati trasferimenti, come evidenziato dalla Corte dei Conti che, nel lungo elenco di criticità inviato al Comune, aveva chiesto delucidazioni, in particolare in merito “alla mancanza di una fedele rappresentazione contabile con le partecipate, prima fra tutte l’Amt , che nel 2009, sotto l’attuale amministrazione, ha fatto segnare un passivo record di 19 milioni di euro”. Il mancato accredito dei fondi regionali, dunque, non sarebbe l’unica causa alla base della grave crisi dell’azienda, per la quale concorrerebbero una serie di altri fattori, prima fra tutti la gestione passata, quando l’azienda era municipalizzata (è diventata Spa alla fine del 2010) e, in generale, la politica finanziaria del Comune.

"L'amministrazione comunale – hanno affermato più di una volta i rappresentanti del Pd etneo – ha operato scelte gravi e penalizzanti, preferendo aumentare al massimo le tasse anziché ridurre le spese per gli affitti passivi che incidono per circa 6 milioni di euro o reperire risorse da una più incisiva attività sulle sanatorie edilizie e da una politica più attenta ed efficace”.

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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