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Dietro al Piano formativo ci sono logiche clientelari
di Michele Giuliano

Molti addetti ai lavori ammettono la scarsa qualità nel settore. Si è assistito al tentativo d’immettere nel sistema nuovi enti



PALERMO - Formazione professionale perennemente sotto esame in Sicilia. Funziona con marginalità, non sempre risponde alle reali esigenze del mercato e costa un’enormità. “Appare chiaro – commenta il coordinatore regionale degli Enti Formativi dell’Ugl, Giuseppe Messina – che l’elefantiasi del sistema della formazione professionale in Sicilia risponda a logiche fondamentalmente clientelari e non alle esigenze dell’utenza: anche quest’anno, infatti, il Piano Regionale dell’Offerta Formativa stenta a partire e, come se non bastasse, si è assistito al tentativo di ammettere a finanziamento numerosi nuovi Enti di formazione, sforando ampiamente il budget disponibile, producendo così ulteriori ritardi, le cui conseguenze ricadono esclusivamente sull’utenza e sul personale, che da mesi non percepisce stipendio”.

Secondo i dati forniti dalla Corte dei Conti nell’ultima relazione la spesa è cresciuta a dismisura in Sicilia sul fronte della formazione, addirittura quasi raddoppiata in poco più di un decennio. Da quando il sistema beneficia dei fondi comunitari, gli enti e i formatori si sono moltiplicati a dismisura e sfuggono a ogni controllo: sindacale e istituzionale. Il panorama della formazione professionale in Sicilia contava, nel 2006, almeno 14 mila addetti, esattamente il doppio rispetto le stime ufficiali, nonché i due terzi di quelli operanti sull’intero territorio nazionale.
È naturale pensare che la ragione di tutto questo sia una: le ingenti risorse disponibili. Basti pensare che nel 1995, quando gli operatori della formazione erano circa 5 mila e 700, i finanziamenti stanziati ammontavano a 300 miliardi di lire. Nel 2002 hanno raggiunto i 222,4 milioni di euro, nel 2005 i 271,5 e nel 2006 quasi quota 300.

Articolo pubblicato il 07 agosto 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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