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Catania - Trattativa con le Coop in stand-by. Ma Aligrup ha altre carte in mano
di Antonio Leo

Le Cooperative non si fidano di una teorica revocatoria, ma ora rischiano di restare con il cerino in mano. Interessata una mezza dozzina di soggetti. Su quattro punti vendita c’è già un accordo

Tags: Catania, Aligrup



CATANIA – Una trattativa lunga un’estate, tra colpi di scena e fiumi d’inchiostro a dipingere nuovi scenari. In questo primo scorcio di autunno, però, la vicenda Aligrup sembra incanalarsi su binari abbastanza sicuri. La notizia che è emersa in questi ultimi giorni è che le Coop si sono leggermente defilate, ma non si tratta di un dramma. La società di San Giovanni La Punta non dovrebbe fare la fine di Windjet, rimasta con il cerino in mano dopo la “fuga” di Alitalia dalle trattative. Una mezza dozzina di società, infatti, hanno mostrato più di una manifestazione di interesse nei confronti della morente realtà leader nel settore dei supermercati. E adesso, per la legge del contrappasso, chi rischia di restare con una foglia di fico sono proprio le due Cooperative (Adriatica e Nord Est Consumatori) che avevano costituito uno scatolone, una società di cui sono azioniste al 50% ciascuno, con ben tre milioni di euro di capitale sociale. La sicumera delle aziende emiliane, che credevano di poter trattare da una posizione di forza, si potrebbe rivelare un boomerang nei confronti delle stesse.

La regia delle operazioni è condotta da Massimo Consoli, amministratore e custode giudiziario per una quota del 13,5% delle azioni di Aligrup Spa, delegato espressamente dalla Corte e da tutti i potenziali compratori quale supervisore ed elemento di garanzia (tutte le trattative devono ottenere, infatti, l’autorizzazione della Corte). Lui stesso ha confermato al QdS che le relazioni con la Coop si sono raffreddate: “Con le Coop la trattativa si è fermata, nel senso che è una trattativa in fase avanzata. Siccome le Coop ancora non si fidano del tutto di una teorica possibilità di revocatoria, oltre ad altre richieste accessorie, abbiamo deciso di comune accordo di fermare le operazioni e di metterle in stand-by. L’azienda si sta muovendo lo stesso per dismettere i suoi rami d’azienda, cioè i vari supermercati o iper. Si è innescato un meccanismo di vera e propria concorrenza: sono usciti allo scoperto una serie di manifestazioni di interesse concrete da parte delle principali aziende sia locali che nazionali”.

Proprio per evitare il pericolo di questa revocatoria la soluzione scelta per cedere i supermercati è quella dell’affitto del ramo d’azienda. “L’affitto è una soluzione ponte – spiega Consoli - perché moltissime aziende potenziali compratrici non firmano gli atti definitivi di acquisto se non hanno la copertura, quindi la garanzia, che questi contratti non possano essere soggetti a revocatoria ex legge fallimentare. Nelle more che si completi la procedura ex 182 bis che dà questo tipo di copertura, si autorizzano gli affitti temporanei”.

Nei giorni scorsi i sindacati avevano già parlato di via libera alle trattative, ma in realtà bisogna pazientare fino all’otto di questo mese, quando si terrà l’udienza della sezione fallimentare del Tribunale, per l’ammissibilità o meno della procedura che ha avviato l’Aligrup Spa in liquidazione, cioè di ammissibilità all’accordo di ristrutturazione dei debiti ai sensi dell’art. 182 bis della legge fallimentare. Debiti che si aggirano intorno a 150 milioni di euro.

Una cifra che però non ha scoraggiato i soggetti interessati, che anzi si sono moltiplicati nel giro di poche settimane. I punti vendita oggetto delle trattative sono 46 in gestione diretta. A questi si aggiungono un centinaio di affiliati, con i quali è in corso una trattativa parallela per la dismissione dei contratti di affiliazione. Ma tornando ai 46 la situazione vede un maggiore interesse nei confronti degli esercizi di grandi dimensioni. Si fa, invece, fatica a cedere i più piccoli e per tale motivo questi verranno trattati in un secondo momento e non è da escludere che possano chiudere o essere dati in gestione agli stessi dipendenti.

Tra quelli più grossi, già su quattro si è raggiunta un’intesa vincolante che sarà annunciata a brevissimo. Il retroscena è che le Coop, con il loro atteggiamento attendista, hanno di fatto agevolato il palesarsi di nuovi acquirenti. Le cooperative emiliane, infatti, avevano selezionato soltanto i pezzi pregiati di Aligrup: in tutto 21 punti vendita. Ma avevano messo come paletto che i restanti esercizi venissero venduti contemporaneamente a quelli da loro “opzionati”. Si è innescato così un tour de force per trovare altri soggetti, i quali alla fine si sono dichiarati interessati anche ad alcuni punti vendita inseriti nel “pacchetto Coop”. In ogni caso, per non tagliare fuori il colosso emiliano, il nuovo compratore (sul cui nome vige il più stretto riserbo) con grande senso di responsabilità ha chiesto l’inserimento nel contratto di una clausola per cui, qualora rientrasse la Coop, sarebbe pronto a rinunciare. Il motivo è semplice: questi ne prenderebbe solo quattro, mentre la Coop ne prenderebbe 21 in un solo colpo. Ma arrivati a questo punto tutti sono utili, nessuno è indispensabile.

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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