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A Roma va avanti la riduzione dei deputati
di Raffaella Pessina

Sul concorso alla finanza pubblica ricorso della Giunta la Corte costituzionale. All’iter di legge costituzionale manca la seconda approvazione

Tags: Elezioni, Regione Siciliana



PALERMO - Con 346 voti favorevoli e 4 astenuti l’Aula della Camera ha approvato le leggi costituzionali per la modifica degli Statuti delle Regioni Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna, che prevede tra l’altro anche la riduzione dei consiglieri. Per i tre disegni di legge c’era già stato il via libera del Senato, ma prima dell’approvazione definitiva serve un nuovo passaggio in entrambi i rami del Parlamento.

Ieri infatti la Camera dei deputati ha approvato, in seconda lettura, la proposta di legge costituzionale che riduce da 90 a 70 i componenti dell’Assemblea regionale siciliana. Il documento era stato approvato lo scorso mese di luglio dall’Ars, troppo tardi comunque perchè la legge potesse essere applicata alla prossima legislatura che avrà inizio nel prossimo mese di novembre. Anche se l’iter dovesse subire una accelerazione, la legge andrà in vigore comunque dalla legislatura successiva alla prossima.

Intanto la Giunta regionale di governo, ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale, due norme statali ritenute lesive delle prerogative autonomistiche. La prima riguarda l’art. 16 del D.L. N.95/2012 (convertito in legge 7 agosto 2012, n. 135) e che obbliga la Sicilia ad un concorso alla finanza pubblica a partire dal 2012 e con cadenza annuale disponendo, nelle more dell’espletamento delle procedure di concordato previste per le Regioni a statuto speciale, che l’importo venga comunque accantonato annualmente sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali. Impugnato anche l’art.4, comma 3, della stessa legge, che ha disposto l’obbligo per la Regione di trasmettere i piani di ristrutturazione e razionalizzazione delle società controllate al Commissario per la razionalizzazione della spesa per acquisto di beni e servizi e l’approvazione da parte di quest’ultimo. “Tale norma – è scritto in una nota – viola le attribuzioni statutarie della Regione siciliana e quelle proprie degli enti locali. Infatti, l’attribuzione allo Stato della decisione ultima sulla concreta applicazione della norma invade le competenze della Regione siciliana e degli enti locali ubicati nel suo territorio. Per questo motivo, il Governo ha deciso di impugnare la norma statale solo nella parte in cui (art. 4, comma 3) dispone che i piani di razionalizzazione vadano sottoposti all’approvazione dello Stato”.

Nel corso della stessa seduta è stato deviso di inviare una nota al ministro dell’economia, Vittorio Grilli, per chiedere l’applicazione di quanto concordato in sede tecnica in materia di patto di stabilità e relative deroghe ed è stato revocato il bando per undici esperti del Dipartimento regionale dell’Energia, preferendo ricorrere a risorse interne. Ed è di ieri pomeriggio una lettera pubblica dell’assessore all’economia Gaetano Armao con la quale, con l’approssimarsi della conclusione del suo mandato, ha ritenuto doveroso sintetizzare “la situazione situazione finanziaria della Regione e le conseguenti misure adottate per il contenimento della spesa”. Nelle schede allegate alla lettera, viene specificato che il bilancio di previsione 2012 è di 27 miliardi di euro di cui 1,6 miliardi per stipendi e salari. La spesa corrente prevista è di circa 15 miliardi, quella in c/capitale di 11 miliardi circa.

Il debito regionale ammonta a 5.247.016.053 euro di cui 1.472.292.000 contratti dal 2009 ad oggi. In rapporto al Bilancio della Regione l’indebitamento è pari al 19,43%. Per il 13,3% circa è a tasso variabile e per il restante 86,7% è a tasso fisso quasi integralmente con la Cassa depositi e prestiti. Il debito è composto da un mutuo del 2002 per pareggio di bilancio di 224 milioni di euro, un mutuo del 2008 per piano di rientro sanità di 2.502 milioni e di mutui (2001 - 2011) per investimenti (Coofinanziamento POR, PO Fondi Fas) per 2.521 milioni di euro. Infine il rapporto debito pubblico Regione/ PiI Sicilia è del 6% circa. Una radiografia della situazione siciliana che l’assessore ha pubblicizzato dichiarando che “soltanto con i ‘conti in regola’ la Sicilia potrà affrontare il difficile cammino di uscita da una grave crisi economica che attanaglia l’Italia ed essere, così, protagonista della ripresa del nostro Paese e potrà pretendere le imprescindibili misure di sostegno alla crescita e gli interventi di perequazione infrastrutturale senza i quali rischia di essere condannata ad un processo di ulteriore impoverimento e consolidamento del divario”.

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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