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Polizze Poste vita “dormienti” in centinaia restano bloccate
di Michele Giuliano

Movimento Consumatori invita la compagnia a rispettare gli impegni stabiliti dal’Antitrust: è braccio di ferro. Prestazioni devolute al Fondo per indennizzare i risparmiatori vittime di frodi

Tags: Poste Italiane



Le polizze vita delle Poste diventano un caso con tanto di mobilitazione delle associazioni dei consumatori. Sarebbero alcune centinaia i beneficiari di polizze Poste Vita che, dopo aver richiesto la liquidazione alla scadenza contrattuale successivamente al decesso di un genitore o di un parente avvenuto più di due anni fa, nei mesi scorsi hanno ricevuto un secco rifiuto da parte della compagnia.
 
La risposta è sempre la stessa: le prestazioni dovute da Poste Vita, in forza di polizze non reclamate nel termine di prescrizione elevato a due anni nell’ottobre del 2008, sono state devolute al “Fondo per l’indennizzo dei risparmiatori vittime di frodi finanziarie”, istituito dalla legge 266 del 23 dicembre 2005. L’allarme viene lanciato dal Movimento Consumatori che ha organizzato anche una sorta di ufficio reclami al proprio interno per assistere gli utenti che hanno avuto questa spiacevole sorpresa.
 
Negli anni scorsi, tuttavia, molti beneficiari avevano aspettato il termine finale dei contratti non attivandosi per l'immediata richiesta di liquidazione, facendo affidamento non solo su una clausola contenuta nelle condizioni di polizza (secondo cui Poste Vita avrebbe rinunciato a far valere la prescrizione fino a dieci anni dalla data della morte dell’assicurato) ma spesso, come in molte circostanze riferito ai legali di MC, anche su errati suggerimenti del personale degli sportelli degli uffici postali. Movimento Consumatori negli scorsi anni aveva affrontato la questione, prima diffidando Poste Vita, poi presentando un esposto all’Antitrust che, dopo aver contestato alla compagnia di non aver informato i propri clienti dell’impatto dell’entrata in vigore della normativa, ha recepito precisi impegni. Poste Vita avrebbe, in particolare, dovuto informare gli assicurati con una comunicazione ad personam, liquidare polizze prescritte nel periodo compreso tra il 28 ottobre 2008 e l’invio della comunicazione (purché fosse inviata la richiesta di liquidazione entro il 30 settembre 2010) e valutare caso per caso richieste successive a quest’ultima data, tenendo conto delle specifiche circostanze.
 
“Ancora oggi Poste Vita è tenuta a considerare attentamente ogni richiesta di liquidazione – dichiara Marco Gagliardi dell’Ufficio legale MC – e i consumatori che hanno ricevuto un rifiuto possono rivolgersi a noi per valutare attentamente se la compagnia ha rispettato gli impegni o può essere ritenuta responsabile nei loro confronti”. I beneficiari delle polizze Poste Vita “dormienti” possono contattare le sedi del Movimento Consumatori (l'elenco degli indirizzi è consultabile su www.movimentoconsumatori.it) o scrivere all’e-mail azioni.collettive@movimentoconsumatori.it. E ovviamente incrociare le dita sperando che l’iter possa sbloccarsi. Abbiamo contattato l’ufficio comunicazione territoriale dello Poste in Sicilia per chiedere una replica: “Non siamo a conoscenza del contenuto delle rivendicazione del Movimento Consumatori e quindi non abbiamo cognizione delle contestazioni avanzate”. Michele Giuliano

 
Come si materializzano le "polizze dormienti"

Le polizze dormienti rientrano nella categoria di quei fondi mai movimentati, recentemente “destati” dalla normativa nazionale. Si tratta delle polizze definite “fantasma”, a cui per legge è stata apposta la scadenza di un anno dalla stipula nel caso in cui non venga rivendicato alcun incasso sul maturato. Entro un anno – recita infatti il Codice civile – gli effetti dei contratti vanno in prescrizione. L’Isvap avrebbe recentemente chiesto alle imprese di conoscere l'ammontare delle polizze dormienti quali risultano da una rilevazione che si dovrebbe essere conclusa nei giorni scorsi. In teoria il problema non si pone visto che prima di essere considerate “in sonno” (dopo 10 anni) quelle polizze sono andate in prescrizione (dopo un anno). La lettera dell'Isvap chiede alle imprese di “illustrare i criteri seguiti per l'individuazione dei rapporti contrattuali assoggettati agli adempimenti normativi” e “di descrivere, ove individuate, le operazioni richieste per interrompere la dormienza dei rapporti contrattuali”. Stando a quanto sancito dal codice Civile dopo un anno una compagnia a cui non viene richiesto di onorare il contratto può tranquillamente acquisire nel suo bilancio il relativo capitale.

Articolo pubblicato il 11 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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