Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Due volte a settimana task force a Palermo
di Roberto Quartarone

Barca in audizione alla commissione Sviluppo regionale intervistato dal QdS. “Condizioni di lavoro non positive come in Campania”

Tags: Fabrizio Barca



BRUXELLES (Belgio) – Concentrare le risorse comunitarie su poche linee guida (tra cui giovani e servizi essenziali), un piano d’azione per l’Italia, un sito per verificare l’avanzamento di 400 mila progetti finanziati dalle politiche regionali e nazionali: il ministro della Coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha partecipato ieri a un’audizione con la commissione per lo Sviluppo regionale al Parlamento europeo, incentrata sulla discussione delle politiche di coesione europea post-2013.

Malgrado il ministro utilizzi indifferentemente inglese e italiano per discutere con gli eurodeputati, il discorso sui fondi destinati allo sviluppo regionale e alla coesione territoriale torna spesso all’Italia, grazie anche agli stimoli provenienti dai vari parlamentari presenti e intervenuti.

Si parla della spesa, ferma per l’Italia a dicembre 2011 al 25 per cento e che sette anni prima era al 40. “Il 2007-2013 dev’essere considerato per l’Italia un’anomalia, come anomalo è stato il quinquennio”, sottolinea il ministro. Barca afferma come “il Consiglio europeo dovrebbe essere il luogo per conseguire nuove politiche di coesione”, e che dall’incontro del prossimo 26 ottobre si dovrà ottenere un messaggio politico per tutti: “perché le cose vanno male per come sono state gestite ora”.

“Abbiamo due elementi positivi – prosegue –: il buon equilibrio tra una concentrazione efficace dei fondi di coesione e la sussidiarietà, perché non si obbliga nessuno a concentrare i fondi; e l’attribuzione di tutti le risorse dei fondi di tre obiettivi, tra cui quello per l’inclusione sociale”. Esistono però anche dei punti critici nella politica di coesione territoriale: “Bisognerebbe migliorare le regole, che sono un guscio vuoto. Non è chiaro quale sia la strategia di coesione territoriale all’interno del quadro”. Si batterà ancora sulla comunicazione, perché tutti possano monitorare i livelli di spesa, anche attraverso un sito web presentato proprio ieri.

Per ovviare ai bassi livelli di spesa dell’Italia, sulla scia del precedente governo, il governo Monti ha adottato l’action plan (un piano d’azione) che comprende “la cooperazione rafforzata con la Commissione, con l’abbreviamento dei tempi d’interazione, la creazione di task force nelle Regioni problematiche, la fissazione di target nazionali, la progressiva riduzione del cofinanziamento”. Si parla, in quest’ultimo caso, di 8 miliardi di euro in meno che hanno portato la quota di cofinanziamento pubblico dei progetti dal 53% al 47%, ancora ai livelli più alti d’Europa. Gli otto miliardi saranno reinvestiti in alcune priorità, tra cui i giovani, i servizi essenziali, l’accorciamento tempi giustizia, le comunicazioni e i trasporti (calderone in cui coesistono ferrovie e agenda digitale), le smart cities.

Torniamo alla creazione delle task force. Come sappiamo (il ministro ne parlò anche in un forum con il QdS) ne esiste una per la Sicilia, diretta da Tiziana Arista, ma che recentemente il segretario regionale della Cisl Maurizio Bernava ha definito “persa nelle nebbie della Regione”. Chiediamo quindi al ministro quale sia la reale situazione: “Sta lavorando, due volte a settimana la Arista va a Palermo. Non ha avuto condizioni di lavoro altrettanto positive come quelle della task force campana, per via della situazione politica molto fragile della Regione, quindi abbiamo risultati meno positivi dal punto di vista dell’efficacia, però è viva!”
Il ministro ha anche parlato degli investimenti necessari nel Mezzogiorno: “Sull’inclusione sociale abbiamo le idee chiare: l’attenzione è spostata sul Meridione, non ha senso mettere i soldi nelle mani di imprese e di lavoratori se non creiamo prima un senso cittadino nel Meridione. I cittadini mancano dei servizi essenziali, non riceve ciò che è considerato normale altrove, quindi il contratto sociale è rotto. Prima si deve ricostruire il senso cittadino nel Meridione, poi si riparlerà del contratto sociale. Lo scopo va perseguito con un progetto territoriale, con diverse tipologie d’investimento che devono aver dietro una strategia. Non bisogna mettere i soldi in scatole, ma in una strategia che cambia”.

Il ministro è stato impegnato poi in un incontro con i deputati italiani e in una conferenza stampa pomeridiana, concludendo la sua missione a Bruxelles in serata, dopo l’incontro con il commissario europeo alla Politica regionale Johannes Hahn.

Articolo pubblicato il 11 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐