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Quotidiano di Sicilia

Tumori, al Sud più sfavorevole il rapporto mortalità-incidenza
di Liliana Rosano

Seconda puntata sulla distribuzione dell’incidenza delle neoplasie in base ai dati del rapporto Aiom. La causa è la scarsa prevenzione. Cancro al polmone e alla mammella i più mortali

Tags: Sanità, Tumore, Prevenzione



PALERMO - Sul Quotidiano di Sicilia di venerdì 5 ottobre, abbiamo preso in esame i dati siciliani presenti nel Rapporto dell’Aiom sul fronte incidenza del tumore e percentuali di sopravvivenza.
In questa seconda puntata, prenderemo in esame, sempre in riferimento alla nostra regione, le percentuali di guarigione. Il documento, a tal proposito, rivela che i nuovi casi di cancro nel 2012 saranno 364mila, circa 4mila casi in meno rispetto al 2011. Migliorano dunque le percentuali di guarigione: il 61% delle donne e il 52% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Dal nuovo volume emerge inoltre che il tumore al colon retto è il più frequente, con oltre 50mila nuove diagnosi, seguito da quello alla mammella (46mila), al polmone (38mila), e alla prostata (36mila).

Il cancro del polmone si conferma al primo posto complessivamente per mortalità (34mila circa i decessi stimati). Anche per il 2012 il carcinoma mammario rappresenta la prima causa di morte per tumore nelle donne, con circa 13.000 decessi stimati, al primo posto anche in diverse età della vita, rappresentando il 28% delle cause di morte oncologica prima dei 50 anni, il 21% tra i 50 e i 69 anni e il 14% dopo i 70 anni. Dalla fine degli anni Ottanta si osserva una moderata ma continua tendenza alla diminuzione della mortalità per carcinoma mammario (–1,7%/anno), attribuibile ad una più alta sensibilità e anticipazione diagnostica oltre che ai progressi terapeutici.

Le differenze di mortalità osservate tra le diverse macro-aree italiane sono abbastanza omogenee, con un tasso standard di 25,1 casi/100.000 al Nord, 21,0 casi/100.000 al Centro e 24,4 casi/100.000 al Sud-Isole ed un conseguente rapporto mortalità/incidenza più sfavorevole per le regioni meridionali.
Quanto alla sopravvivenza relativa a 5 anni dalla diagnosi, il Rapporto fa notare come sia in moderato e costante aumento da molti anni (81% per le donne ammalate dal 1990 al 1994, 85% dal 1995 al 1999, 87% dal 2000 al 2004), in relazione a diverse variabili, tra cui l’anticipazione diagnostica (screening) e il miglioramento delle terapie.

La buona prognosi a lungo termine della malattia presenta inoltre un andamento costante nel tempo: ad un anno dalla diagnosi la probabilità di sopravvivere altri 5 anni aumenta lievemente, così come a 5 anni dalla diagnosi. Anche a riguardo della sopravvivenza sono presenti differenze geografiche tra le varie aree del Paese, sia pure in misura minore rispetto al passato, ma con la persistenza di una situazione più sfavorevole per le regioni meridionali (81% a 5 anni contro l’85-87% del Centro-Nord, dati standardizzati per età).

Complessivamente in Italia vivono 522.235 donne (stima per l’anno 2006) che hanno ricevuto una diagnosi di carcinoma mammario, pari al 41,6% di tutte le donne che convivono con una pregressa diagnosi di tumore e pari al 23% di tutti i lungo-sopravviventi (uomini e donne). Tra queste 522.235 donne, la diagnosi è stata formulata da meno di 2 anni nel 16% dei casi, tra i 2 e 5 anni nel 21%, tra i 5 e 10 anni nel 25%, oltre i 10 anni nel 38%. La proporzione di questa casistica è maggiore nelle donne con età oltre i 75 anni (4.984 persone ogni 100.000 abitanti, il 14% in più della classe 60-74 anni e oltre il doppio rispetto alle 45-59enni) e nel Nord Italia (2.331/100.000 nel Nord-Ovest, 2.052/100.000 nel Nord-Est, 1.795/100.000 nel Centro e 1.151/100.000 nel Sud-Isole).

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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