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Onore a Bersani ma voto Renzi, non Pd
di Carlo Alberto Tregua

A casa D’Alema, Bindi, Finocchiaro e soci

Tags: Matteo Renzi, Pierluigi Bersani, Pd



Matteo Renzi mi è simpatico, ma questo non basta. Ha dimostrato capacità di sapere amministrare una città importante come Firenze, che ha avuto una decurtazione del proprio bilancio di quasi un terzo delle sue entrate, passando da 1,1 mld a poco più di 700 milioni. Noi abbiamo bisogno di amministratori, dal Governo alle Regioni e alle città, che sappiano tagliare gli apparati e migliorare contemporaneamente i servizi. Lo ribadiamo, si può fare.
Renzi ha coraggio, perché si è messo contro l’establishment (leggasi parrucconi) che provengono dal Partito comunista, i quali attraverso una serie di trasformazioni sono approdati al Partito democratico.
A proposito di questa denominazione, non vi sembri una stupida vanteria, ma ricordo che chiesi a due importanti esponenti del Partico comunista siciliano, Vasco Giannotti (allora segretario regionale) e Adriana Laudani, storico leader del Pci, di cambiare quella denominazione in Partito democratico italiano. Questo accadde quando i due rappresentanti mi proposero un seggio sicuro all’Assemblea regionale. Era il 1986 ed io rifiutai anche perché di fronte alla mia proposta i due amici mi allargarono le braccia in modo sconsolato.

Renzi, a soli 37 anni, sta giocando una partita difficilissima, anche perché usa argomenti ed intendimenti che sono di natura veramente riformistica, molto lontani dai dogmi della sinistra e dalle insulsaggini usate da Vendola, Di Pietro e, dall’altra parte, da Maroni.
Se Renzi vince questa campagna per diventare candidato presidente del Consiglio, tanti deputati e senatori che sono da una vita in Parlamento dovranno andarsene; da Bindi a D’Alema, da Fioroni a Marini, da Finocchiaro a Violante, a Veltroni e via dicendo.
Fra l’altro, lo statuto del Pd prevede un massimo di tre legislature, ma le deroghe sono state infinite e, vedi caso, proprio per questi dinosauri che non hanno voglia di mettersi in pensione (ricchissima) o di ritornare eventualmente al proprio mestiere originario.
Ovunque si sia fermato col suo camper, Matteo Renzi ha incontrato consensi e simpatia, ma da questo ad ottenere il maggior numero di voti in una competizione ove i controlli sono a maglie larghe, anche se è prevista una partecipazione di quattro milioni di cittadini, la strada è lunga e piena di sassi e buche.
 
Ho simpatia per Pier Luigi Bersani, ma scarsa stima per l’altro Pier...data la sua matrice democristiana e l’abitudine ad imitare Bertinotti, definito da Giampaolo Pansa il parolaio rosso.
Bersani come ministro fece approvare una serie di liberalizzazioni e gliene va dato merito. Gli va anche dato onore per avere avuto coraggio di cambiare lo statuto del proprio partito che prevedeva l’automatismo: il segretario come candidato premier.
Non sappiamo, però, se il suo sia stato coraggio o la consapevolezza di avere dalla sua parte i numeri per vincere la competizione. Se fosse vera quest’ultima ipotesi, sbaglierebbe. In questa fase storica, l’umore dei votanti è imperscrutabile e non è escluso che il popolo del Pd, ma anche altri, gli preferiscano Renzi.
Nicola Vendola, con l’annunciata candidatura, porterà via voti a Bersani, di quella parte del Pd massimalista che sa come l’attuale segretario non voglia statalizzare i precari, mentre è portato a liberalizzare tante attività.

Ritengo che non bisogna più tener conto dei partiti e della loro tradizionale collocazione nell’agone politico. Piuttosto, delle persone che ispirano fiducia e non sono compromesse con comportamenti che hanno sempre disatteso le loro precedenti promesse.
E occorre un modo per accogliere la sacrosanta protesta dei cittadini, continuamente vessati da lobbies e categorie, i quali votano quell’inutile movimento politico fondato dal comico Beppe Grillo. Chi vota per i grillini è pienamente giustificato, se non si dà loro una valida alternativa con la speranza concreta di cambiare modo di governare l’Italia. Renzi per ora è l’unico che dà questa speranza.
Bocciato Casini, restiamo in attesa di sapere chi sarà il giovane leone dei moderati che gli contenderà la leadership del paese, qualora Renzi dovesse vincere le primarie del Pd.
Pur non conoscendolo, io voterò per lui ma non per il Pd, a meno che non venga fuori un competitore di rango: colto, onesto, preparato e capace, che sarà valutato.

Articolo pubblicato il 13 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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