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Quotidiano di Sicilia

Votano gli interessati non i cittadini
di Carlo Alberto Tregua

Chi ha chiesto o spera in un favore
 

Tags: Elezioni, Regione Siciliana



L’altro giorno facevo rifornimento di carburante nel mio solito benzinaio che si trova in un quartiere popolare di Catania (Picanello). Aveva gli occhi fuori dalle orbite, era molto arrabbiato, perché nelle ore precedenti erano passati due raccoglitori di voti. Mi diceva che li ha mandati a scopare il mare perché questo ceto politico gli sta rovinando la famiglia e la salute.
Stessi cittadini arrabbiati ho sentito andando su un autobus cittadino (lo faccio spesso perché dal popolo si sente la verità). Identica protesta ho ascoltato dal panettiere e dal tabaccaio.
Questo non è un test valido per indicare dati statistici, bensì rappresenta l’umore generale che c’è fra i siciliani di fronte alle promesse di sviluppo che hanno sentito per 64 anni, tutte regolarmente rimaste nel nulla.
I siciliani speravano in un cambiamento di rotta in questi ultimi venti anni ma, com’è noto, con l’era Cuffaro e l’era Lombardo la situazione è peggiorata, molto più di quella del Nord Italia. Così la forbice si è ulteriormente allargata.

Nei forum con i candidati presidenti della Regione stiamo chiedendo loro se abbiano un progetto concreto per aumentare il misero Pil della Sicilia (circa 83 miliardi) che invece dovrebbe essere di circa 125 miliardi, per essere proporzionato, come territorio e popolazione, a quello nazionale.
Stiamo ottenendo risposte vaghe, perché nessuno di loro pensa che il primo obiettivo sia quello di far aumentare la ricchezza prodotta dalla Sicilia. Infatti, questa è l’unica strada per avere la conseguenza benefica di far aumentare l’occupazione.
Chi promette di stabilizzare i precari, con il conseguente aumento della spesa pubblica, favorisce costoro che sono la minoranza e danneggia tutti i siciliani che sono la stragrande maggioranza.
Appare evidente che tutti coloro che hanno interessi personali andranno a votare, scegliendo il candidato fra i tre probabili (Musumeci, Crocetta e Miccichè) che stanno facendo queste promesse. Non sanno, i malcapitati, che queste promesse non potranno essere mantenute. Ancora una volta per la semplice ragione che non ci sono più risorse.
 
è del tutto evidente che ci saranno altre categorie che andranno a votare. Ma tutte si aspettano un qualche favore privato o personale. Ciò accade per la semplice ragione che i candidati alla Presidenza e i circa 1.600 candidati a quel posto di lavoro da 240 mila euro l’anno, che è il seggio all’Ars, non hanno prospettato progetti di sviluppo tendenti, appunto, ad aumentare il Pil della Sicilia.
Forse non ne sono capaci, forse non hanno i mezzi professionali e organizzativi per disegnare un progetto di tal genere o forse si rifugiano nella vecchia politica politicante, che è quella di promettere favori andando a raccogliere i voti a uno a uno, in base alle richieste dei singoli cittadini.
Nessuno dei candidati alla Presidenza della Regione ha detto che non c’è più trippa per gatti e quindi questi favori promessi non potranno essere elargiti. Quindi andranno a votare i creduloni. Solo quelli che ritengono di poter essere soddisfatti nelle loro personali richieste.

Per evitare il materializzarsi di questo scenario, questa volta bisogna bocciare senza rimedio questo ceto politico, insensibile, sordo e incapace di afferrare il toro per le corna, mettendosi al servizio dell’interesse di tutti i siciliani e accantonando quelli di una parte minore, capace però di esercitare una forte pressione.
Bocciarlo come? Non andando a votare oppure andando a votare per annullare la scheda con un grosso “No”.
Noi stimiamo che il simbolo di Risorgimento Sicilia, che raggruppa astenuti, voti nulli e schede bianche superi il 50 per cento, ma auspichiamo che tale soglia venga superata congruamente.
Sentiamo da conoscenti che, anche se la maggioranza dei siciliani non andrà a votare, comunque un Presidente e un’Assemblea verranno eletti. Questo è vero. Però essi non avranno alcuna legittimazione politica e morale, per cui se ne andranno a casa nel prossimo anno, anche per effetto della loro probabile incapacità di approvare la Legge di stabilità 2013 per la Sicilia.
Non sappiamo se questa nostra previsione, basata sui dati, si verificherà, ma noi la auspichiamo nell’interesse di tutti. La Regione va commissariata (art. 8 dello Statuto), per toglierla dalle mani di chi l’ha distrutta.

Articolo pubblicato il 16 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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