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Palermo - Manifesti selvaggi, non c’è limite. Imbrattato ogni centimetro utile
di Gaspare Ingargiola

Le aree della città più colpite e le motivazioni dei candidati. Si rischiano sanzioni di 400 euro. Una campagna elettorale di affissioni abusive: la repressione c’è ma non basta

Tags: Palermo, Elezioni, Affissioni



PALERMO – Puntuali come le tasse, anche in questa tornata elettorale Palermo è tappezzata di manifesti abusivi dei candidati, che costringono a un surplus lavorativo i vigili che controllano e gli operai comunali che dovranno ripulire. Nella sola giornata di martedì 2 ottobre la Polizia municipale ne ha rimossi o oscurati ben 138 nel quartiere Montepellegrino, tra quelli “affissi sugli stendardi comunali assegnati alle utenze commerciali o utilizzando gli spazi riservati alla pubblicità di altri candidati o ancora sul muro di cinta dell'ingresso della Fiera del Mediterraneo”, rende noto il Comando di via Dogali. Spetterà alla Prefettura stabilire l’entità delle eventuali violazioni e delle sanzioni. In genere la multa si aggira sui 410 euro.

I controlli dei vigili fanno parte di un piano contro il “manifesto selvaggio” predisposto con l’assessorato alle Attività Produttive fin dal primo giorno di campagna elettorale. I controlli sono estesi a tappeto su tutta la città. I supporti preferiti dagli attacchini sono in genere lamiere e impalcature dei cantieri. Basta fare una passeggiata per via Maqueda per imbattersi in Vito Raso (che promuove la propria candidatura con lo slogan “Sicuramente legalità”) e Bartolo Sammartino, entrambi inseriti nella lista “Musumeci Presidente”; o in Saverio Cipriano, candidato per Fds-Sel-Verdi, che si chiede “a che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca”. Servirebbe che le tenessero in tasca certi attacchini. Spostandosi in direzione delle Poste centrali di via Roma si possono “ammirare” i manifesti di Giuseppe Lupo, Pd, e “l’impegno ed esperienza al servizio della Sicilia” di Salvino Caputo, Pdl. Sui muri di Borgonuovo, invece, Fabrizio Ferrandelli, indipendente del Pd, chiede “più luce”. Sulla cancellata esterna di viale delle Scienze, sede dell’Università, Mariella Accurso, Mpa, si rivolge alle donne che “lavorano, amano i propri figli e pensano al futuro”. Su muri, portoni e cabine dell’elettricità nel quartiere dell’Albergheria abbondano i volti di Pietro La Torre, Udc, e di Riccardo Savona, Grande Sud, che promuove la “Sicilia del fare”.

Molto si dovrà “fare” per ripulire tutto. Il giro dei partiti si completa in via Notarbartolo: all’altezza del ponte spicca, insieme ai soliti noti, Sonia Spallitta, dell’IdV. “Una regione e una ragione al servizio dei cittadini”, recita il suo slogan. “È una cosa grave, li farò rimuovere immediatamente”, ha replicato la candidata.

A Fabrizio Ferrandelli abbiamo chiesto di spiegare come avviene l’affidamento delle affissioni: “Da noi sono i militanti che se ne occupano. Quando so che li attaccano dove non devono mi incazzo e li faccio togliere, anche se capire chi sia stato realmente è difficile. Sulle lamiere e le impalcature dei cantieri in effetti non si dovrebbero attaccare ma di fatto le usano tutti. Il problema è che gli spazi per la affissioni sono del tutto insufficienti. Il Comune dovrebbe assegnare ai partiti gli appositi tabelloni ma ancora questa assegnazione non c’è stata. Eppure è un servizio quasi gratuito, costa circa un euro. Senza considerare che la par condicio impone uno stop alle affissioni già 15 giorni prima del voto”.

È anche vero che si potrebbe pensare a una campagna culturalmente diversa, veicolata attraverso il mezzo digitale. Diversi candidati di tutti i partiti, Movimento 5 Stelle e non solo, già lo fanno. Ma per ora l’unica par condicio garantita è quella cartacea.

Articolo pubblicato il 17 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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