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Quotidiano di Sicilia

La formazione come ascensore sociale
di Carlo Alberto Tregua

Selezionare i bravi e i meritevoli

Tags: Formazione, Merito



3500 giovani maturati hanno riportato il voto finale di 100 e lode. Essi costituiscono lo 0,9 per cento dei poco meno di 400 mila candidati alle diverse maturità. Sono tanti o sono pochi? Non sappiamo. I dati del ministero della Pubblica istruzione ci dicono che vi è un numero doppio di promossi con tale votazione nel Sud rispetto ai maturati del Nord.
Ora, delle due l’una. O i meridionali sono più intelligenti dei settentrionali (questo ci sembra di poterlo escludere) oppure le commissioni degli esami di Stato che hanno operato nel Mezzogiorno sono state di manica larga, cioè meno severe e meno selettive di quelle che hanno operato nel Nord Italia.
Perché avrebbero agito in questo modo? Forse perché al Sud il criterio del merito è labile, o forse perché tutti “tengono famiglia”. In ogni caso, i commissari di manica larga non sanno il danno che fanno ai giovani quando li promuovono immeritatamente o quando attribuiscono loro una votazione superiore alle loro prestazioni.

Il voto di maturità tiene conto delle performance dei cinque anni. Quando c’è una difformità fra l’andamento meritocratico di tutto il periodo e il risultato finale, viene dimostrata la larghezza di valutazione della commissione. Quando invece vi è coerenza per gli alti voti dimostrati nei cinque anni con la prestazione finale, non vi può essere dubbio che il voto è giusto.
Il ministero non ha comunicato se vi sia stata questa coerenza di valutazione fra i risultati dei cinque anni e quello finale, ma la statistica indicata all’inizio dimostrerebbe che nel Sud tale coerenza non vi sia stata.
Vi sono dei sondaggi fatti su campioni di cittadini, nei quali è stato loro chiesto qual era la questione più importante. Hanno risposto che al primo posto vi era l’economia e l’occupazione, poi la sicurezza e la legalità, al terzo posto la disfunzione della pubblica amministrazione e al quarto posto l’eccessivo peso fiscale. In ultimo, la scuola che non funziona.
 
In questo sondaggio è stato anche detto dagli intervistati che essi si sentono, per cultura, superiori a tanti altri popoli d’Europa. Si tratta ovviamente di una supponenza, ma è interessante il contrasto fra il sentirsi colti e il considerare questa nostra scuola inefficiente e inefficace all’ultimo posto delle questioni.
Come se non vi fosse una relazione diretta fra l’apprendimento scolastico, che deve insegnare il metodo più che il merito, e la nostra cultura. La gente non si rende conto che la formazione scolastica e universitaria è l’ascensore indispensabile per una elevazione di classe sociale.
Chi non ha mezzi finanziari, chi non può frequentare licei privati di alto lignaggio o Università di eccellenza può solamente contare sulle proprie forze e sulle proprie capacità per essere inserito nei migliori centri di formazione media e universitaria che però costano.

L’art. 34 della Costituzione recita: “I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie e altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. I padri costituenti si preoccuparono, già nel 1945, di evidenziare come i capaci e meritevoli dovessero essere supportati per competere senza le pietre nelle tasche.
Ai maturati con 100 e lode verrà dato un assegno di mille euro, che è già qualcosa, ma totalmente insufficiente per affrontare le spese in campus americani e, dopo, per partecipare a master nel mondo, per esempio in India o in Giappone. Lo Stato dovrebbe preoccuparsi di finanziare tutto il corso di studi post-scolastico, ma anche di selezionare i talenti, a cominciare dalle scuole elementari, come avviene a Singapore, la piccola isola-repubblica indipendente dell’oceano indiano.
Per fare questo è necessario, a monte, selezionare i docenti, escludendo gli asini e i fannulloni e incardinando nella scuola ai tre livelli i capaci e i meritevoli, pagandoli ovviamente con stipendi europei.
La selezione è facile perché basta escludere i 200 mila insegnanti in esubero, scegliendoli, anche questa volta, nella categoria degli incapaci e immeritevoli.
 

Articolo pubblicato il 11 agosto 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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