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Palermo - Se il verde pubblico è una latrina. Ville e giardini preda dell'incuria
di Carlo Passarello

Un tour in quei supermarket dei parchi cittadini tra bottiglie, lattine, sacchetti e cartoni di vino. All’origine del degrado pesa la riduzione dei giardinieri, passati da 800 a 200

Tags: Palermo



PALERMO – Sono numerose le ville e i giardini abbandonate all’incuria e al degrado, sommerse da rifiuti e quindi sempre più lontane dalla cittadinanza. Farne un elenco rischierebbe di essere riduttivo, dal momento che il problema riguarda di fatto tutto il verde pubblico della città. Colpisce il fatto che non solo la periferia è colpita da tale disagio, il quale invece investe in modo evidente le zone residenziali più centrali al pari di quelle più decentrate, dove semmai pesa il numero ridotto di aree verdi.

Senza assurgerci a contabili delle ville sporche e preda del degrado, abbiamo però fatto un piccolo tour sull’asse residenziale che da viale Strasburgo conduce fino al Tribunale, passando a setaccio i giardinetti della zona. Partendo da via Praga, a due passi dall’ufficio scolastico provinciale, dove fra le altalene e le panchine, alcune delle quali danneggiate dai vandali, troviamo cumuli di immondizia. Questo anche perché a rendere più civili i comportamenti dei cittadini non concorrono i cestini traboccanti, in cui non si possono depositare i rifiuti. Scenario simile in via delle Madonie, dove il marciapiede è quasi completamente sollevato e le auto parcheggiano lì dove lo stesso è danneggiato.

Uno dei contesti più esposti ai rifiuti e sede di bivacco è invece la villetta Sciuti, dove troviamo di tutto: bottiglie, lattine, sacchetti, piatti, bicchieri, scatoloni e resti di alimenti vari. Eppure non mancano i coraggiosi che comunque la frequentano. Molto frequentata è anche villa Sperlinga, che però è fra i pochi giardini praticamente immacolati, dove si fatica quasi a trovare una singola cartaccia fra i viali. Sarà chiaramente un caso che si trovi di fronte a uno dei complessi residenziali della “Palermo bene”.

Proseguendo il nostro giro turistico verso il Tribunale passiamo prima da piazza Amendola, dove a fianco di un signore anziano, che legge serenamente il giornale, abbondano bottiglie, sacchetti e pure diversi “gratta e vinci” (ovviamente perdenti, ma chissà che nessuno si avvicini per testarlo da sé, in tempi di crisi...). Scenario simile pochi metri più avanti in piazza san Francesco di Paola, davanti a villa Filippina, dove l'articolo più diffuso sono i cartoni di vino e chiaramente non mancano i bicchieri.

E da diverse settimane che le segnalazioni abbondano e la coincidenza con le tribolate, oltre che ancora incerte, sorti della Gesip non è certo casuale. All’origine del degrado del verde pubblico sta la riduzione dell’organico dei giardinieri, passato dai circa 800 effettivi a un numero vicino alle 200 unità. Scopriamo dunque che un terzo dei dipendenti della Gesip aveva mansioni di giardiniere. In realtà la gestione di ville e giardini non era totalmente affidata alla società costituita nel 2001, i cui dipendenti sono senza stipendio dal primo settembre. Gli attuali 200 giardinieri, addetti alla pulizia e alla manutenzione, sono infatti operai del Coime e dipendenti comunali.

A confermare la situazione di disagio è lo stesso Giuseppe Barbera, assessore all'ambiente: “Ce ne sono molte di aree abbandonate, ma siamo passati da 800 a 200 giardinieri. Siamo quindi in emergenza e stiamo cercando di fare quello che possiamo, ma è chiaro che senza gli operai della Gesip non possiamo superarla, non c’è il minimo dubbio su questo. Uno può dire che lavoravano poco e male, sono comunque 600 persone per cui il lavoro c'è, è evidente”.

Articolo pubblicato il 24 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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