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Quotidiano di Sicilia

Allo Smau idee italiane a confronto
di Monica Basile

Ottava edizione dei “Percorsi dell’Innovazione” all’evento fieristico dedicato all’informatica e alla tecnologia. L’Italia investe in imprese innovative un quinto in meno rispetto alla Germania e al Regno Unito

Tags: Smau, Startup



MILANO - Giunta alla sua ottava edizione, “Percorsi dell’Innovazione” allo Smau ha ospitato oltre 100 giovani imprese italiane che hanno avuto l’opportunità di presentare le proprie idee di business innovativo in moltissimi ambiti: dalle nanotecnologie, alla medicina, dal design alle mobile application, dai social network alle community web fino alle Smart Cities.

Tra queste anche 4 startup di H-FARM, l’incubatore che opera a livello internazionale in ambito Web, Digital e New Media, favorendo lo sviluppo di startup basate su innovativi modelli di business: Desall, Henable, Logopro e Responsa.
L’incubatore trevigiano rappresenta un eccellenza nel settore dell’innovazione, il campus ha l’obiettivo primario di rendere l’utilizzo di Internet più facile ed accessibile al pubblico e favorire i processi di cross-fertilizzazione tra le diverse start-up attraverso la condivisione di esperienze e know-how. Le 220 persone presenti, senza contare i 200 dipendenti di H-Art, prima “exit” dell’incubatore, usufruiscono dell’assistenza centrale sia per il back office che per il front office con un Mentor dedicato che li accompagna, infatti la “H” sta per Human ed il concetto è esteso anche alle persone che lavorano all’interno del progetto.

Nelle parole di Riccardo Donadon, che è il founder di H-FARM, è chiara la sinergia necessaria: “Il nostro mondo sta esplodendo, l’innovazione tecnologica indotta da internet è sempre più pervasiva e tutti i modelli di business devono adeguarsi.
Le aziende tradizionali devono guardare alle startup per innovare il proprio modello di business. Dobbiamo fare in modo che i nostri giovani startupper abbiano sempre più occasioni per farsi conoscere e avvicinarsi al mondo dell’imprenditoria, oltre che a quello del Venture Capital.”

Il QdS ha voluto incontrare gli startupper:
Desall, di Davide Scomparin, trentenne di Treviso, è una startup che mira a creare una piattaforma di crowdsourcing ( sviluppo di prodotto partecipativo) che, attraverso contest di design, connette aziende e privati aiutando, da un lato, le aziende a trovare nuove e innovative soluzioni di design e, dall’altro, i giovani talenti a mostrare le proprie idee di prodotto in tutto il mondo.
Henable, di Ferdinando Acerbi, 47 anni di Brescia, è una piattaforma attraverso la quale sono raccolti consigli e informazioni per la produzione di soluzioni digitali a persone del terzo settore. L’azienda ha messo a punto la sua prima app, che permette di ottenere direttamente dal mobile le autorizzazioni necessarie ai disabili per accedere alle zone a traffico limitato nei comuni italiani.

Logopro, CEO Alessia Bellon, 39 anni di Treviso, la prima startup tutta al femminile di H-FARM. L’azienda si occupa della fornitura di servizi online di logo design e corporate identity alle piccole aziende e ai professionisti. Il modello di business è basato sulla gestione della community di grafici, mediante una piattaforma digitale proprietaria. Alessia era stata assunta da H-farm per sviluppare il progetto insieme ad altre due donne e dopo 3 anni la società è stata venduta ad un’azienda di Milano che ha mantenuto la location all’interno del campus H-Farm.

Responsa, di Gabriele Antoniazzi, 32 anni di Treviso, è una soluzione SaaS che permette a chiunque di integrare in modo semplice e veloce un’area di domande e risposte dinamica all’interno del proprio sito web o blog permettendo così alle aziende di gestire in modo più efficiente il meccanismo di risposta alle domande dei clienti.
In Europa i paesi più evoluti dal punto di vista della nuova imprenditorialità sono Regno Unito, Francia, a cui si affiancano quelli del Nord , Svizzera e Germania.

L’Italia si mostra ancora molto indietro sia per numero di imprese innovative che nascono ogni anno, sia per ammontare di investimenti nelle stesse.
Con Stati Uniti e Israele in testa, in Italia si investe in startup un settimo rispetto alla Francia, un quinto rispetto alla Germania e al Regno Unito e la metà rispetto ai paesi del nord con PIL molto inferiori a quello italiano.

A farla da padrone l’ICT, con un peso di circa il 50% sul totale (negli Stati Uniti si arriva al 60%), settore su cui si sono concentrate le analisi dell’Osservatorio e che rilevano i seguenti dati: nel 2011 le operazioni di investimento in startup ICT in Italia sono state 44 (il 41%, è stato fatto da incubatori, il 39% da Venture Capital) per circa 27 milioni di euro.
I primi 9 mesi del 2012 hanno confermato questo trend: 29 operazioni per circa 20 milioni di euro.
Quasi il 50% delle operazioni fatte sono relative al comparto Mobile.

In conclusione, il comparto ICT – e Mobile in particolare – dimostra una dinamicità estremamente interessante e la presenza di alcuni casi virtuosi che stanno registrando una forte attenzione a livello internazionale.

Articolo pubblicato il 26 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Alessia Belon
Alessia Belon
Da sx: Davide Scomparin, Gabriele Antoniazzi e Ferdinando Acerbi
Da sx: Davide Scomparin, Gabriele Antoniazzi e Ferdinando Acerbi