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Condannato Berlusconi, quattro anni per frode
di Redazione

Concluso il processo di primo grado sulla compravendita dei diritti tv Mediaset

Tags: Berlusconi



MILANO – Quattro anni di reclusione. Cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e dieci milioni da versare, immediatamente, al Fisco come risarcimento danni. È questa la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi relativamente al processo che lo vede imputato per le presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset. Una pronuncia che irrompe come un fulmine nella scena politica: è la prima volta dal lontano 1998 che il Cavaliere viene dichiarato colpevole a termine di un processo. Si chiude così una settimana nera per l’ex premier, forse il punto più basso della parabola dell’uomo, passato in meno di un anno dagli altari del Governo all’onta di una condanna grave: frode. Una parola che stride come un coltello sui giornali di tutto il mondo. Una conclusione con cui il giudice Edoardo D’Avossa ha accolta le tesi del pubblico ministero Fabio De Pasquale, uno dei principali accusatori di Berlusconi, il quale ha sempre sostenuto che il cavaliere, pur non ricoprendo più cariche formali all’interno del gruppo Mediaset, continuava a occuparsi degli affari di famiglia.

Il processo.
Il processo di primo grado sui diritti Mediaset è durato ben sei anni. L’udienza preliminare è terminata, dopo continui rinvii, nel 2006. Poi richieste di ricusazione avanzate dai legali e l’istanza di astensione presentata dal giudice hanno ulteriormente rallentato il dibattimento. E ancora slittamenti dovuti al Lodo Alfano e al conseguente ricorso alla Consulta, richiesta di trasferimento del procedimento a Brescia, legittimi impedimenti di Silvio Berlusconi, cambi di capi d’imputazione. Oggetto del procedimento era la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici con società Usa per 470 milioni di euro. Acquisti perfezionati da Fininvest attraverso due società off-shore. Per la Procura, le major americane avrebbero venduto i diritti alle due società off-shore, le quali a loro volta li avrebbero poi rivenduti con una forte maggiorazione di prezzo a Mediaset allo scopo di aggirare il fisco italiano e creare fondi neri a disposizione di Berlusconi.

L’accusa.
“Su quei soldi - aveva dichiarato il Pm De Pasquale nella sua requisitoria - ci sono le impronte digitali di Berlusconi”. Nello specifico l’accusa ha sostenuto che i dirigenti Mediaset, avvalendosi di intermediari e società compiacenti, avrebbero gonfiato i costi d’acquisto dei diritti dei film da trasmettere in tv ( 3 mila titoli in 4 anni, comprati con 12 mila passaggi contrattuali) per creare fondi neri. E così, secondo De Pasquale, nei bilanci Mediaset degli anni 2001-2002-2003 sarebbero finiti “circa 40 milioni di euro di costi gonfiati”. Non solo. Il Pubblico ministero ha sostenuto che “circa 250 milioni di dollari sono rimasti nel comparto riservato di Fininvest” e queste “società nascoste erano proprio di Berlusconi come persona fisica”. Allo stesso ex premier “che era anche, da tempo immemorabile, in stretti rapporti col produttore americano Frank Agrama (il cosiddetto socio occulto, nda)”, sarebbero riconducibili anche ”i conti bancari” da cui sarebbe transitata “la cresta”: quei presunti fondi neri passati per “conti svizzeri e delle Bahamas o in quelli del fiduciario Del Bue di Arner Bank” e poi ”usciti con prelievi in contanti”.

La motivazione.
“Con il sistema dei costi gonfiati nella compravendita di diritti tv, è stata realizzata una evasione notevolissima: 17,5 miliardi di lire nel 2000, 6,6 milioni di euro nel 2001, circa 4 milioni nel 2002 e circa 2 milioni nel 2003”. I giudici richiamano anche una testimonianza, nella quale si parla di un sistema “per evidenti fini di evasione fiscale”. Sistema che, secondo i giudici, anche altri testi hanno confermato. Il meccanismo di compravendita dei diritti tv Mediaset fu dunque un sistema “fraudolento”, che non aveva “una logica commerciale” e attraverso il quale “i prezzi hanno subito dei rincari non giustificati”, affermano i giudici della Prima sezione Penale di Milano nelle motivazioni. Sempre secondo le toghe milanesi, il meccanismo di pagamento dei diritti veniva gestito totalmente all’esterno delle strutture ufficiali di Fininvest. Il meccanismo viene definito “un sistema di frodi ideato fin dagli anni Ottanta” finalizzato alla evasione delle tasse “nonché alla costituzione di ingenti fondi neri (...) Resta ingiustificato l’aumento di prezzi nelle varie catene rilevabile dalla differenza tra il primo prezzo noto e il prezzo finale praticato alla società utente”.

Le altre condanne.
Oltre a Berlusconi, è stato condannato il produttore statunitense Frank Agrama (3 anni) , l’ex regista divenuto mediatore di diritti cinematografici, e accusato dalla Procura di essere “socio occulto” di Berlusconi. Prosciolto Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset.

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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